Detenuto invia foto su wathsapp dal carcere. La figlia della vittima: “Sistema giudiziario non adatto”

Marta Della Corte

Napoli Marta Della Corte, figlia di un vigilante ucciso a Piscinola nel 2018, dopo aver scoperto che il killer di suo padre ha inviato foto ad emittenti televisive e naviga tranquillamente in rete direttamente dal carcere, ne ha denunciato l’accaduto.

Si tratta dell’ennesima conseguenza del Coronavirus. Le visite in carcere infatti sono state cancellate. I detenuti però hanno avuto la possibilità di poter utilizzare dei tablet per poter parlare con le proprie famiglie.

Questo servizio viene effettivamente messo in atto, ma non è l’unico modo in cui i carcerati hanno usato i cellulari. Nei giorni scorsi si è discusso sull’uso che i detenuti hanno fatto di questa tecnologia,  alcuni hanno addirittura utilizzato internet per poter navigare sui siti porno.

Ma ancora più grave è che hanno avuto diretto accesso ai social. Infatti l’assassino del vigilante, ora 18enne ma ancora ospite nel carcere minorile di Airola, ha inviato alcune foto di wahtasap ad alcune emittenti televisive.

Questo significa che Marta e tutta la famiglia devono ancora confrontarsi con i fantasmi del passato. In questo modo non c’è giustizia, lo stato deve tutelare le famiglie delle vittime. Questi cellulari e tablet dovrebbero infatti avere l’unica funzione di poter parlare con i propri cari come se fossero delle visite in carcere mentre non erano stati bloccati.

Lo scorso anno tra l’altro c’erano state ulteriori polemiche perché il detenuto ottenne ben 5 permessi premio, uno dei quali per festeggiare il suo 18esimo compleanno.

Queste sono le parole di Marta Della Corte, riportate in un’intervista di ‘La Repubblica’:

“Le nostre vite sono sconvolte di nuovo. Prima la morte assurda di mio padre, poi lo choc dei permessi premio concessi al suo assassino e ora questo. Le fotografie su whatsapp inviate a una emittente locale. Siamo sbalorditi, inorriditi da questa situazione, è difficile persino trovare le parole.

Già è complicato ricostruire i pezzi di una vita distrutta e di una famiglia annientata, dover ricominciare di nuovo è assurdo. E tutto perché chi dovrebbe garantirci la possibilità di riprenderci le nostre vita non lo fa.

Se questo ragazzo deve fare un certo percorso educativo, che lo faccia fino alla fine. E questo non è un problema della famiglia Della Corte ma di tutta la società. Perché se quel ragazzo esce con i permessi premio, potrebbe anche uccidere ancora. Ed è lo Stato che deve garantire l’interesse della collettività. Lo Stato tutela al massimo i minori, ma il sistema giudiziario non è più adatto ai minori di oggi che, già giovanissimi, compiono delitti orrendi”.

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