Napoli, barbieri e parrucchieri in crisi. Confesercenti: “Perdite di 20 milioni. Vogliamo riaprire”

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La rottura simbolica dei registratori di cassa

E’ un presidio partecipato e rabbioso quello svoltosi stamane in piazza Plebiscito a Napoli, di fronte alla Prefettura. A protestare c’erano i titolari di barbieri, parrucchieri, centri estetici provenienti da tutta la regione, tutti fortemente determinati a ribadire un semplice concetto: possiamo e vogliamo riaprire in tutta sicurezza, come già accade per altre categorie come i tabaccai o le farmacie. Tra gli altri erano presenti Vincenzo Schiavo (Presidente Confesercenti Campania), Nicola Diomiaiuta (Presidente Regionale Immagine e Benessere di Confesercenti) e Giuseppe Esposito (Coordinatore Provinciale Immagine e Benessere e presidente dell’Associazione “Stamm cà”). Al termine della manifestazione c’è stato un incontro in Prefettura con il dirigente Dario Annunziata, al quale sono state ribadite le problematiche vissute dagli artigiani in questo momento di gravissima crisi.

Salvatore Caramiello, presidente delle Partite iva Campania e titolare di ‘Oltre L’intimo’, ribadisce con forza: “Se noi chiudiamo tutte queste piccole attività, rimarranno soltanto le multinazionali, mentre invece ignorano noi che siamo la spina dorsale che ha fatto questo Paese. In Campania le partite iva investite dalla crisi sono parecchie, solo una metà è riuscita a sopravvivere, ed è assurdo che lo Stato in questo momento dia un’elemosina a persone che hanno perso il 60 o il 70 per cento del fatturato rispetto al 2019. Io penso che si è fatto troppo poco, la politica dovrebbe aiutare le partite iva, e invece è assente, manca la parte politica che noi abbiamo eletto qui in Campania, per questo dico che la politica deve vergognarsi di averci ridotto così”.

La crisi pandemica restituisce tutta la sua drammaticità nel momento in cui si va a dare un’occhiata ai dati con i quali bisogna fare i conti. “In Campania parliamo di 50mila imprese che erano già in sofferenza prima del Covid, per un totale di 150mila persone impiegate” – spiega Vincenzo Schiavo. “Il settore relativo a barbieri e parrucchieri fa in tutto 16mila imprese, per un totale di 40mila persone coinvolte. Dinanzi a questi numeri ci deve essere un governo che deve intervenire subito, ed invece continuano i lockdown, così si finisce di distruggere il made in Italy, l’artigianato. Noi paghiamo tutto, anticipiamo la cassa integrazione, siamo stanchi. Come Confesercenti viviamo il dramma degli artigiani, abbiamo obbligato a chiudere imprese sicure. Tenga anche conto che gli imprenditori devono pagare ai dipendenti anche il TFR maturato nonostante le chiusure, come si fa in questo modo?

Chiediamo l’immediata riapertura almeno di quei centri che effettuano servizi necessari in ambito assonante a quello riabilitativo, per le fasce deboli di popolazione, peraltro in assoluta sicurezza rispetto al “Rischio Covid” – dichiara Nicola Diomaiuta. A fargli eco anche la signora Luisa Impesa, titolare di un centro estetico a Pozzuoli: “Dobbiamo riaprire tutti, io non li voglio i ristori dello Stato, se volevo farmi mantenere non avrei fatto l’estetista. Stiamo continuando a pagare tutte le tasse, anticipiamo anche la cassa integrazione. Così non si può andare avanti”.

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