Sulle tracce di Mitra, il dio pagano venerato a Napoli

Affresco del dio Mitra

Tra il I e il II secolo d. C. in Campania si sviluppò il culto del dio Mitra. Antica divinità del pantheon indiano e persiano, Mitra fu adorato in particolare da schiavi, gladiatori e militari, per poi diffondersi anche nei gruppi più d’élite del mondo napoletano. Il mitraismo era una religione maschile, a cui si poteva accedere tramite dei riti. La consacrazione al culto avveniva tramite un’iniziazione che riconosceva la gerarchia di sette ruoli. Il rito era presieduto dal capo, il pater, che era il rappresentante terreno di Mitra. Il dio, identificato con Apollo e il Sole, era raffigurato quasi sempre come un giovane con un cappello frigio, una corta tunica e che si accinge a uccidere un toro con una piccola spada. I seguaci erano soliti incontrarsi presso dei mitrei, grotte o cavità naturali dove potevano adorare il loro dio.

bassorilievo del dio Mitra ritrovato nella Crypta Neapolitana

A Napoli, anzi nella greco-romana Neapolis, Mitra trovò numerosi seguaci, come dimostrano alcuni santuari o reperti. All’interno della Crypta Neapolitana o Grotta di Virgilio, una galleria scavata nel tufo della collina di Posillipo tra Mergellina e  Fuorigrotta, fu rivenuto un rilievo di Mitra. Scoperto probabilmente durante i lavori voluti da Alfonso d’Aragona, nella metà del Quattrocento, o forse nel corso di quelli ordinati dai viceré spagnoli nel XVII secolo, il bassorilievo rappresenta un classico Mitra Tauroctono. Quindi, al centro dell’opera vi è il dio, circondato da un cane, un serpente, un corvo e uno scorpione, oltre che dal Sole e la Luna, mentre uccide un toro. L’iscrizione dedicatoria documenta l’adesione di persone di rango senatorio ai misteri mitriaci.  Attualmente il bassorilievo è conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli. Tale scoperta lascia supporre che la cripta fosse utilizzata come mitreo. Altro esempio è la grotta scavata nel fianco settentrionale del Monte Echia, nel quartiere di San Ferdinando di Napoli, che fa parte dell’area archeologica di Carminiello ai Mannesi. Sulla parete di fondo resta ben poco del bassorilievo in stucco che celebrava il dio nell’atto di uccidere il toro. Resta solo il lato destro di Mitra con il mantello e il piede destro, oltre alle zampe posteriori dell’animale. In alto a sinistra si intravede un semicapitello con un corvo, messaggero divino che stabiliva il contatto tra il dio e il Sole. Legato al culto di Mitra è un mitreo scoperto nella zona di Forcella nel 1994. Il piccolo ambiente sotterraneo era stato trasformato, dal clan Giuliano, in una scuderia per cavalli.

Mitreo di Santa Maria Capua Vetere

È possibile trovare un mitreo anche al di fuori di Napoli, più precisamente a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Caratterizzato da una grotta rettangolare sotterranea con una pavimentazione in cocciopesto. Ai lati dei banchi su cui sedevano gli iniziati durante le cerimonie e su cui venivano anche posti bici e lucerne. La parete di fondo è decorata con il classico affresco in cui Mitra uccide il toro. I colori di questa rappresentazione sono particolarmente intensi. Il mitreo fu scoperto solo nel 1922 e risale al II secolo d. C.

Il culto del dio Mitra fu ben presto sostituito dal cristianesimo, ma anche se non durò a lungo, resta uno dei tanti tesori celati nella Napoli sotterranea.

Fonti: “L’Italia antica: siti, musei e aree archeologiche”, Touring Club Editore, Milano, 2002; Giovanni Liccardo, “Il grande libro dei misteri di Napoli e della Campania risolti e irrisolti”, Newton Compton Editori, Roma, 2006.

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