La “Grande Torre Annunziata”: quella che fu la seconda città della Campania

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Terzo porto della Campania, stazione balneare e termale, dal 1997 la sua area archeologica è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco. Una città unica nel suo genere.

Torre Annunziata fa parte del Parco regionale del fiume Sarno ed i confini del suo territorio racchiudono una storia di cui non tutti sono a conoscenza. Negli ultimi quattro secoli hanno subito numerosi cambiamenti.

Fino al 1809 Torre dell’Annunciata era un paese la cui popolazione andava dalla chiesa dell’Annunziata fino al corso Garibaldi (allora vico di San Gennaro). Il 23 dicembre di quell’anno il re Gioacchino Murat, aggregò Terravecchia, che apparteneva in precedenza a Boscotrecase.

Il nuovo territorio formatosi comprendeva l’area a nord dove c’erano la Real Fabbrica d’Armi e la Polveriera, si estendeva ad est al vico Carminiello, ad ovest all’attuale via Vesuvio, fino a scendere da lì al mare, inglobando così anche la chiesa dello Spirito Santo. Il 19 febbraio del 1810 Torre dell’Annunciata cambiò nome e, in onore di Murat, assunse quello di Gioacchinopoli fino al 31 maggio del 1815.

Un’ulteriore variazione dei confini fu fatta dopo l’Unità d’Italia, il 22 febbraio del 1877, nel momento in cui il re Vittorio Emanuele II firmò il decreto che aggregò le borgate di Oncino e Grazie.

Prima di allora l’Oncino apparteneva a Boscotrecase e Grazie a Boscoreale, ma gli abitanti di queste frazioni avevano richiesto di unirsi a Torre Annunziata. Il merito di questo nuovo ampliamento fu dovuto alla proposta del ministro dell’Interno Giovanni Nicotera, di fatti a lui è stata dedicata una piazza che ovviamente porta il suo nome. L’annessione fu operativa dal primo maggio del 1877.

Il 29 marzo del 1928, dopo oltre cinquant’anni, vi fu una terza modifica territoriale: fu costituito il comune di Pompei che sottrasse a Torre Annunziata la zona dell’area archeologica pompeiana, il duomo e altre zone ai confini. Questa variazione limitò e circoscrisse gli abitanti della zona in un territorio ristretto. Per tal ragione, nello stesso giorno, a Torre Annunziata furono aggregati i comuni di Boscotrecase e Boscoreale.

Nacque così la Grande Torre Annunziata, seconda città della Campania per popolazione e sviluppo, di fatti possedeva una popolazione pari a settantamila abitanti e si estendeva su 40 chilometri quadrata. Il 10 settembre del 1936, dopo otto anni dalla nascita della “Grande Torre Annunziata”, un decreto le attribuì il titolo di città.

A partire dal 1943 una serie di avvenimenti sconvolsero la città appena formatasi. La crisi non solo si riversò sulla città ma anche sulla sua principale attività produttiva, la celebre arte pastaia conosciuta come arte bianca che vantava oltre quattro secoli di tradizione. Il 24 gennaio 1946, attraverso un decreto firmato da Umberto di Savoia, Alcide De Gasperi e l’allora ministro dell’interno Giuseppe Romita, i comuni di Boscotrecase e Boscoreale riconquistarono la loro autonomia.

Ancora una volta Torre Annunziata e la sua popolazione si ritrovarono in un territorio ristretto e limitato. Questa separazione dai due comuni confinanti fu ancor più dura da digerire dato che si verificò appena tre giorni dopo un tremendo scoppio di carri nella Stazione Marittima. Il decreto entrò in vigore il 28 febbraio 1946, e da quel momento in poi il territorio di Torre Annunziata non fu più modificato.

Nonostante le vicende relative ai confini abbiano messo, negli anni, Torre Annunziata sotto la luce di numerosi riflettori, la sua storia e le tradizioni del suo popolo vanno ben oltre le dispute territoriali, rendendo così il paese accogliente ed ospitale per chiunque voglia visitarlo.

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