La Nunziatella: da orgoglio delle Due Sicilie alla decadenza dopo l’Unità d’Italia

La seconda metà del Settecento fu un periodo particolarmente positivo per Napoli che nel 1734, grazie all’avvento di Carlo di Borbone, aveva riacquistato la dignità di capitale di uno Stato autonomo ed indipendente. Notevoli erano i simboli di sviluppo ed avanzata risultava la sua civiltà.

Coerentemente a quello che era la situazione nei paesi più progrediti d’Europa, anche nel Regno di Napoli si vollero formare e disciplinare i soldati secondo le più moderne norme militari. Fulgido orgoglio della corona era certamente la Real Accademia Militare.

A differenza di quanto si è soliti credere la “Nunziatella” non fu una realizzazione ex novo, ma in realtà essa era la risultate dell’ennesima riforma delle già esistenti Accademie Militari d’Artiglieria e del Genio che erano state istituite nel 1745. Queste due compagini nel 1769 vennero fuse nella Real Accademia Militare per l’appunto. Il 18 novembre 1787 la nuova Accademia, ubicata nell’ex noviziato dei Gesuiti della Nunziatella a Pizzofalcone, diede inizio ai suoi corsi.

La breve stagione della Repubblica napoletana vide la Nunziatella svolgere un ruolo di prim’ordine. Dalle sue fila, infatti, provenne il Presidente della Repubblica Carlo Lauberg. Sempre nel 1799, inoltre, molti allievi furono arruolati per contrastare Ruffo di Calabria nel suo intento di riconquistare il Regno. Al ritorno di Ferdinando IV l’accademia visse una stagione negativa a causa del suo eccessivo entusiasmo verso le idee giacobine. Solo con l’avvento dei Napoleonidi venne ufficialmente riaperta col nome di “Scuole Politecnico-Militari”.

Dopo la seconda restaurazione borbonica i provvedimenti positivi presi durante il Decennio vennero mantenuti, ma, nonostante la benevolenza dell’ormai vecchio Ferdinando IV, l’accademia ricadde nell’errore di abbracciare le idee carbonare durante i moti del 1820-21. Superata la crisi, l’epurazione questa volta fu molto significativa. Le nuove riforme sancirono l’inizio del momento migliore dell’accademia che durò fino al nuovo sisma politico del 1848.

Ferdinando II, sentitosi ferito dal questo tradimento, decise di trasferirla in Terra di Lavoro, a Maddaloni per 4 anni dal 1855 al 1859. Rientrata a Napoli per volontà di Francesco II, anche la Nunziatella conobbe il dramma degli eventi del 1860-61 che determinarono la caduta del Regno. Con l’Unità d’Italia iniziò il suo periodo peggiore, i Savoia infatti la ritennero un’istituzione fortemente filoborbonica e ne ridimensionarono l’importanza. Col provvedimento del 19 ottobre 1894, infatti, la Nunziatella venne equiparata agli Istituti tecnici.

Ai tempi della Grande Guerra molti allievi del Collegio partirono per il fronte, fra loro anche Amedeo di Savoia Aosta. Durante la seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti su Napoli, l’istituto venne trasferito a Benevento.

La Nunziatella era stata la scuola di formazione per Vittorio Emanuele III e Amedeo d’Aosta e dunque, terminata la guerra, venne vista come espressione del regime sabaudo e fascista. Per poco, a causa di questo motivo, non chiuse ma ad un prezzo molto alto. L’istituto fu, infatti, declassato a liceo-convitto civile, ma i corsi ripresero a Napoli il 1° febbraio 1944. Nonostante le limitazioni gli allievi hanno continuato a ricoprire ruoli di prim’ordine nella vita militare del paese ed ancora oggi l’accademia eccelle nei suoi corsi finalizzati alla carriera militare.

Fonti:
– La storia della Nunziatella su www.nunziatella.it

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