Legge elettorale, via libera definitivo della Camera: come funziona lo Stabilicum, dal premio al 42% alle preferenze
Ott 08, 2026 - Redazione Vesuviolive
Approvata la nuova legge elettorale: come funziona lo Stabilicum
La nuova legge elettorale è realtà. La Camera dei deputati ha dato oggi il via libera definitivo alla riforma voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto, ma senza sorprese: la maggioranza necessaria era di 196 voti su 391 presenti.
Il nuovo sistema, ribattezzato «Stabilicum» dalla maggioranza e «Melonellum» dalle opposizioni, si applicherà alle prossime elezioni politiche, previste nel 2027 e, con ogni probabilità, in primavera. È un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza, il ritorno parziale delle preferenze e l’obbligo per i partiti di indicare il candidato premier.
L’iter e il voto finale
Il percorso della riforma è iniziato nell’estate del 2025, con le prime ipotesi di modifica, ed è proseguito tra polemiche e tensioni anche all’interno della maggioranza. Nel testo licenziato dalla Camera, un emendamento di Fratelli d’Italia era stato bocciato a scrutinio segreto, passaggio che aveva fatto temere nuovi imprevisti. Al Senato il centrodestra aveva poi trovato l’accordo, e il 15 settembre Palazzo Madama aveva approvato il testo con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti.
Poiché il Senato aveva modificato il testo, la riforma è tornata a Montecitorio per la terza lettura, conclusa oggi. Meloni aveva fatto capire che, senza l’approvazione della legge, il governo sarebbe stato a rischio. Ora il testo dovrà essere promulgato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Il premio di maggioranza: come funziona
Il sistema resta proporzionale: i seggi di Camera e Senato vengono distribuiti in base ai voti ottenuti da partiti e coalizioni. A questo meccanismo si aggiunge un premio di maggioranza: la coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato ottiene 70 deputati e 35 senatori in più rispetto a quelli assegnati con il proporzionale. Se nessuna coalizione arriva al 42%, il premio non scatta e tutti i seggi sono ripartiti proporzionalmente.
Per capire la portata del premio basta guardare i numeri. Dei 400 seggi della Camera, 8 spettano alla circoscrizione Estero, 7 al Trentino-Alto Adige, 1 alla Valle d’Aosta e 70 al premio: restano 314 seggi da distribuire in proporzione. Una coalizione al 42% ne otterrebbe circa 132, che con il premio salgono a circa 202. Al Senato la logica è la stessa: su 200 seggi, 154 sono ripartiti in proporzione, e il 42% vale circa 65 senatori, che con il premio diventano circa 100. La legge fissa inoltre un tetto: la coalizione vincente non potrà superare 220 deputati e 113 senatori.
Soglie, preferenze e capilista bloccati
Per accedere al riparto dei seggi sono previste soglie di sbarramento: il 10% per le coalizioni e il 3% per i partiti che non fanno parte di coalizioni. Per i partiti privi di un gruppo o di una componente politica in almeno una delle due Camere, salgono a 6mila-7mila le sottoscrizioni richieste per ogni collegio plurinominale.
Tornano le preferenze, ma in forma parziale: gli elettori potranno indicarne fino a tre, mentre i capilista sono bloccati. Ogni partito sceglie il proprio capolista, che è comunque il primo degli eletti, a prescindere dalle preferenze espresse dagli elettori. Il voto, in sostanza, serve a decidere chi viene eletto dopo di lui.
Il candidato premier e le altre novità
Ogni partito o coalizione dovrà indicare il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio al momento della presentazione del simbolo e del programma. Il nome non comparirà però sulla scheda, perché secondo la Costituzione l’incarico di formare il governo spetta al Presidente della Repubblica: gli elettori non scelgono direttamente il capo del governo.
Tra le altre novità, la possibilità per i fuori sede di votare alle elezioni politiche, alle europee e ai referendum, diritto esteso anche ai caregiver familiari. Per gli italiani all’estero le circoscrizioni vengono ridotte: due per i deputati e una sola per i senatori. Sono invece più limitati rispetto alla legge precedente i meccanismi per garantire la parità di genere.
Per le opposizioni è una «legge truffa»: lo scontro politico
Le opposizioni parlano di «legge truffa»: in aula hanno esposto cartelli di protesta, contestano i tempi, con l’approvazione a meno di un anno dal voto, e il peso del premio di maggioranza, che combinato ai capilista bloccati darebbe ai partiti ampio margine nella scelta degli eletti. Tra i punti critici ci sono il rischio di instabilità se nessuna coalizione raggiunge il 42%, la minore tutela della parità di genere e i dubbi di alcuni costituzionalisti sull’indicazione del candidato premier. Le opposizioni hanno annunciato ricorsi alla Consulta.
