In diretta dalla Flotilla, Scotto a Vesuviolive.it: “Apriamo valico per aiuti da mare, a Rafah centinaia di tir bloccati”


Un collegamento in diretta dal cuore del Mediterraneo: Vesuviolive.it ha intervistato l’onorevole Arturo Scotto, in viaggio con la Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che tenta di aprire un corridoio umanitario via mare per la popolazione di Gaza.

L’On. Scotto in diretta dalla Sumud Flotilla a Vesuviolive.it

Dalla rada di Creta, dove la Flotilla si trova in attesa dopo gli attacchi subiti nei giorni scorsi, Scotto ha raccontato una situazione difficile ma non priva di speranza: “Siamo in questa condizione in questo momento, penso che di qui a ventiquattro ore riprenderemo la traversata per Gaza”.

“Il governo ha quattro posizioni diverse”

Scotto ha commentato anche il dibattito politico che si è acceso in Italia sulla missione: “Il governo ha almeno quattro posizioni diverse. Apprezzo la scelta del ministro Crosetto di inviare una fregata come supporto, ma Salvini fa il portavoce ufficiale di Netanyahu, Tajani combina pasticci cercando di mettere un cappello sull’iniziativa della CEI, e Giorgia Meloni pensa che la flottiglia sia stata costruita contro di lei. L’obiettivo è solo umanitario”.

L’onorevole ha voluto sottolineare che la missione non ha alcun intento politico interno: “Sono 44 le delegazioni da tutto il mondo. Dubito che un attivista tunisino o svedese sia salito a bordo per mettere in difficoltà Giorgia Meloni”.

“Sono stato l’unico parlamentare a visitare un kibbutz dopo il 7 ottobre”

Scotto ha rivendicato la sua lunga esperienza nei territori coinvolti: “Vado in Israele e Palestina da 25 anni. Sono stato il primo parlamentare italiano a visitare un kibbutz colpito dopo il 7 ottobre e ad incontrare le famiglie degli ostaggi”.

Duro anche l’attacco al governo: “Ho visto con i miei occhi la menzogna sul valico di Rafah. Non è vero che gli aiuti arrivano in due ore: quel valico è chiuso da marzo e centinaia di camion restano bloccati al sole”.

Aiuti verso Gaza, la speranza nel corridoio umanitario

Sul futuro della missione, Scotto non nasconde la preoccupazione ma rilancia: “Se cresce una pressione popolare forte, soprattutto dai giovani che stanno riscoprendo l’impegno civile, forse i governi si convinceranno a fare pressione su Israele affinché si apra il corridoio”.

Poi una riflessione personale, che lega il suo impegno politico alle radici torresi: “Per fortuna sono nato a Torre del Greco e questo aiuta. Mio nonno è stato marittimo per quarant’anni. Il mare fa parte della mia vita. Non cerco visibilità, non ne ho bisogno e di certo non in questo modo: sto servendo la Repubblica anche su queste barche e sto facendo una cosa in cui credo molto”.

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