La Comunità ebraica di Napoli diserta il Giorno della Memoria: “Vogliono sminuirlo parlando dei fatti di oggi”
Gen 28, 2026 - Giuseppe Mennella
Un’assenza che fa rumore quella della Comunità ebraica di Napoli alle celebrazioni del 27 gennaio: la motivazione addotta è la vicinanza dell’amministrazione Manfredi alla causa palestinese.
Il paradosso della Comunità ebraica di Napoli
Per la prima volta nella sua storia recente, la comunità ebraica di Napoli non ha partecipato alle celebrazioni ufficiali del Giorno della Memoria, segnando non solo una rottura simbolica ma un allarme politico che va oltre le cerimonie istituzionali.
Secondo le informazioni riportate da ANSA, la presidente della comunità, Lydia Schapirer, ha spiegato che l’assenza è una conseguenza delle scelte politiche dell’amministrazione cittadina: la mozione che riconosce la Palestina e la decisione di interrompere i rapporti con enti legati al governo israeliano dopo la guerra a Gaza sono state considerate incompatibili con la partecipazione a un momento che dovrebbe essere di memoria condivisa e non di schieramento contemporaneo.
“Il Comune di Napoli ha preso delle decisioni che non possiamo accettare – spiega Schapirer – ha deciso di dare voce solo ad un interlocutore, il che non significa aprire un dialogo. Manca la vicinanza e un dialogo basato su uno scambio reciproco”. Per Schapirer “la commemorazione della giornata della memoria è diventato un fatto rituale privo di qualsiasi significato. Si cerca di sminuirlo dandogli altri significati e accostandoli a fatti politici che si svolgono in questo momento”.
“Il nostro è il vero genocidio”
“Non può essere accettato – aggiunge – per onorare le vittime, i 6 milioni di ebrei trucidati, si è trattato di un genocidio a tutti gli effetti”.
E qui emerge la prima contraddizione bruciante: il Giorno della Memoria nasce come monito contro ogni genocidio e discriminazione, eppure nel 2026 è diventato terreno di scontro politico.
Non solo a Napoli: in altre città italiane, gruppi di manifestanti hanno cercato di utilizzare le cerimonie per richiamare l’attenzione sulla tragedia in Gaza, ricevendo norme restrittive per evitare che la commemorazione si trasformasse in piattaforma per dibattiti attuali.
La seconda è ancor più palese: la Comunità ebraica accusa le istituzioni italiane di “sminuire” l’immane tragedia della Shoah alla luce dei provvedimenti presi per contrastare i crimini del presente ma, dal canto suo, sceglie di fare lo stesso assentandosi dalle celebrazioni dei fatti di ieri proprio a causa dei provvedimenti presi 80 anni dopo.
Il passato non giustifica il presente
Il controsenso del nostro tempo e della “nostra” Italia è evidente: da un lato, le istituzioni nazionali, dal Quirinale al Parlamento, ribadiscono l’importanza del “mai più” contro l’odio razziale e della lotta all’antisemitismo, ricordando il genocidio e la complicità storica di regimi autoritari.
Con l’altra mano favoriscono tutte le condizioni geopolitiche ed economiche affinché gli orrori del passato restino tragicamente presenti.
La guerra in Medio Oriente, le accuse di crimini contro l’umanità lanciate da una parte dell’opinione pubblica e l’approccio delle amministrazioni locali alla questione palestinese sono diventati motivi di frattura più potenti della memoria stessa.
Il risultato è paradossale: un evento pensato per unire nella memoria delle vittime dell’Olocausto finisce per essere percepito da molti – incredibilmente ed inspiegabilmente dalla stessa Comunità ebraica – come selettivo, politicizzato o persino rituale privo di significato autentico.
