Cuore “bruciato”, spunta un retroscena: la presunta lite tra medici austriaci e napoletani
Feb 26, 2026 - Redazione Vesuviolive
Sala operatoria
Il giorno dell’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico, il 23 dicembre scorso, nella sala operatoria dell’ospedale di Bolzano non erano presenti soltanto i cardiochirurghi arrivati da Napoli. Accanto all’équipe partenopea operava anche un gruppo di specialisti provenienti da Innsbruck, impegnati nel prelievo di altri organi dal donatore.
Secondo quanto riportato dal Corriere dell’Alto Adige, sarebbero stati proprio i medici austriaci a notare criticità durante le fasi dell’intervento, in particolare una congestione rilevante che avrebbe coinvolto fegato e cuore mentre stava lavorando il team campano. La situazione avrebbe generato momenti di forte tensione in sala operatoria, con la necessità di intervenire rapidamente per stabilizzare il quadro.
Le tensioni in sala operatoria e gli indagati
Che durante l’operazione si siano verificati momenti difficili era già emerso nella relazione inviata al Ministero della Salute dal direttore del dipartimento Prevenzione sanitaria della provincia di Bolzano, Michael Mayr. Nei giorni scorsi, inoltre, i medici austriaci sono stati ascoltati dai carabinieri del Nas di Trento nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli.
L’indagine, al momento, conta sette persone iscritte nel registro degli indagati, tutte appartenenti all’ospedale Ospedale Monaldi. Tra i nomi figurano il primario della cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, la cardiochirurga Gabriella Farina e il collega Vincenzo Pagano. L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo.
I dubbi sul trasporto del cuore
Dalle verifiche in corso emergono anche dettagli sulla fase successiva all’espianto. Il cuore sarebbe stato collocato in un contenitore di plastica richiesto dall’équipe napoletana e fornito dal personale dell’ospedale altoatesino. Nello stesso contesto sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco per la conservazione dell’organo durante il trasferimento.
Proprio il ghiaccio secco è finora considerato uno degli elementi centrali nella ricostruzione dei fatti, perché avrebbe provocato danni irreversibili al cuore. Tuttavia, alcune ricostruzioni investigative ipotizzano che il deterioramento possa essere avvenuto anche prima del trasporto, nelle fasi dell’intervento che si sono protratte per oltre un’ora e mezza tra incisione ed espianto.
