Il Forum dei Giovani incalza i candidati sindaco: il resoconto del dibattito
Mag 19, 2026 - Francesco Cozzolino
la foto dei candidati sindaco assieme al coordinatore del Forum Carlo Cozzolino
Cinque candidati al microfono, una città da ricostruire e una platea di giovani che sapevano esattamente cosa chiedere. Il dibattito organizzato dal Forum dei Giovani di Ercolano è stato qualcosa di più di un semplice confronto elettorale. Piuttosto, è stato lo specchio di una generazione che dopo aver fatto i conti con i numeri e studiato i problemi, non si accontenta di risposte vaghe.
I candidati sindaco di Ercolano al Forum dei Giovani
La partecipazione in sede e online, attraverso le dirette sui social, è stata ampia. Il dibattito, condotto dal coordinatore del Forum dei Giovani Carlo Cozzolino, era strutturato a partire da cinque domande dirette ai candidati e con la possibilità di elaborare le risposte in tre minuti.
In qualità di moderatore, Cozzolino ha aperto ogni tema con la precisione di chi conosce la città dall’interno. Ha parlato di una ricchezza locale che non si investe, di una mobilità tagliata che isola, di spazi pubblici che mancano e attività che chiudono al tramonto, di un litorale conteso tra interessi privati e diritti collettivi. La fotografia di una città che i giovani vivono ogni giorno a loro spese.
Le domande hanno riguardato punti come: il lavoro e la disoccupazione a Ercolano, la questione degli spazi giovanili e della socialità, i trasporti e la viabilità, la situazione delle spiagge a Ercolano, le proposte di grandi eventi come attrattori di investimenti sulla scia di città come Torre del Greco e Portici.
Di fronte a queste domande si sono seduti: Antonietta Garzia che guida il campo largo con leadership Pd-M5S e con il sostegno di otto liste; Piero Sabbarese di Azione in gioco con tre civiche, Luciano Schifone di Fratelli d’Italia, l’ex vicesindaco Luigi Fiengo con Udc-Noi Moderati-Lega e Nicola Abete di Forza Italia. Quello che hanno detto e ciò su cui hanno taciuto è la misura reale della campagna elettorale ercolanese, al di là dei limiti di tempo in scaletta.
«10mila ercolanesi lavorano fuori. Perché?»
Il coordinatore del Forum dei Giovani ha circoscritto in maniera puntuale le domande fornendo una diagnosi della situazione ercolanese che ha fatto emergere nettamente la posizione dell’organizzazione. Il primo tema su cui ci si è focalizzati è stato il lavoro. A Ercolano la ricchezza c’è, ma viene conservata o investita in maniera sicura, rifugiandosi nelle rendite invece di rischiare nell’impresa. Questa lettura della struttura economica locale individua nei ceti proprietari, non nell’assenza di risorse, la causa principale della stagnazione. Cozzolino ha poi aggiunto un secondo livello che riguarda la dispersione scolastica e la mancanza di qualificazioni professionali come trappola che blocca i giovani prima ancora che possano cercare lavoro. Due cause e due responsabilità precise: una propriamente economica, una istituzionale.
Tra vocazioni e dati
C’è chi ha parlato di vocazioni e chi ha parlato di numeri. Sabbarese ha scelto i numeri, descrivendo come su 42mila residenti sopra i 14 anni, 10mila lavorino fuori dal territorio e solo 7mila dentro con un tasso di investimento locale pari al 3% contro una media provinciale del 6-7%.
«Dobbiamo mettere in condizione l’ercolanese di credere nella propria città» ha detto, indicando nel Piano Urbanistico Comunale lo strumento senza cui imprese e operatori continuano a non riuscire ad accedere ai fondi pubblici disponibili e il coraggio che deve assumere la futura amministrazione ad aprire i negozi e migliorare le infrastrutture cittadine.
Gli altri candidati hanno prodotto un’analisi facendo perno sul turismo come vocazione principale (accanto a settori come quello dell’agricoltura e della floricultura, della pesca e del commercio vintage di Pugliano), sulla formazione come leva (con lo sviluppo di alte scuole di specializzazione) e definendo la burocrazia come un ostacolo.
Garzia ha ricordato che molte realtà locali «non riescono a ottenere fondi dal ministero e dalle regioni perché non hanno le carte a posto», descrivendo un circolo vizioso che il PUC potrebbe spezzare e che lei si impegna ad attuare come primo punto in agenda. Poi dell’esigenza di creare una sinergia tra scuola, imprese e mondo del lavoro, chiarendo che Ercolano attualmente non vive di turismo, e della necessità di una connessione con città metropolitana e regione perché «i sindaci da soli possono poco».
Schifone, che si è presentato come voce esterna scelta dal partito per «dare una scossa», ha usato le parole più dure descrivendo Ercolano come «la Cenerentola del Miglio d’Oro», un territorio che siede sopra uno dei patrimoni culturali più densi d’Europa e non riesce a trasformarlo in reddito diffuso.
Fiengo ha puntato invece sul marchio Ercolano (dal settore enogastronomico ai beni culturali) e sulla sicurezza come premessa, ricordando l’importanza di riattivare il commercio anche attraverso la creazione di parcheggi e sviluppare il mare con gli ormeggi.
Abete, che ha aperto il dibattito, ha posto l’accento sulla necessità di deroghe da parte degli organismi sovra-regionali: se la sovrintendenza nega tutto, se le coltivazioni restano in nicchie, nessuna iniziativa locale può decollare. I giovani, dice, devono poter «modificare anche il concetto stesso del lavoro», che non si esaurisce nell’impiego pubblico.

La città che si spegne
«Dopo le otto di sera a Ercolano non c’è niente.» Il coordinatore lo ha detto come chi lo conosce per esperienza diretta. Ha citato la biblioteca, con cui il Forum dei Giovani collabora, che «fa fatica», l’assenza di cinema e teatri, piazza Trieste come unica area animata, anche se nota soprattutto per i problemi d’ordine che causa e la presenza di sole paninoteche in città. Il Forum ha chiesto ai candidati di sognare spazi nuovi e di spiegare perché quelli esistenti restano chiusi o muoiono dopo l’inaugurazione.
Garzia ha aperto facendo riferimento all’isolamento in cui vivono i giovani e l’importanza di ricucire la comunità, creando momenti aggregativi. Non solo loro, ma anche per gli anziani vanno trovati degli spazi di socializzazione. L’idea è quella di dare fiducia alle cooperative e ai comitati con l’affidamento degli spazi e la loro gestione.
Sabbarese ha proposto invece un progetto già depositato in consiglio comunale. Ha parlato di una mappa digitale dei 110 luoghi dove i cittadini abbandonano rifiuti abusivamente e indicando come almeno 30-40 di questi possano essere riconvertiti in spazi pubblici con un modello partecipativo (sulla falsariga di progetti realizzati già in Spagna e in altre città europee), con costi stimati tra gli 8 e i 10mila euro per intervento.
Schifone ha indicato come prioritaria l’individuazione da parte dei giovani di alcune aree dove realizzare un teatro (anche se la sua conoscenza da esterno lo limita) attraverso finanziamenti statali o project financing.
Abete ha concentrato il suo discorso sulla scuola con un suo potenziamento orario e gli oratori, ponendo una critica alla gestione degli spazi in precedenza. Fiengo ha lamentato la mancanza di organico nella macchina comunale e la necessità di affidarsi ad organizzazioni sportive e culturali.
I treni che non fermano più
Cozzolino ha introdotto il tema dei trasporti ricordando «il cambio delle linee che ha isolato» Ercolano. Ha aggiunto che il problema non riguarda solo i collegamenti esterni, ma anche la mobilità interna tra parcheggi, traffico, i ragazzi che non riescono ad andare al campo sportivo, gli anziani e la spesa della mattina. Un invito a non parlare solo di circumvesuviana, ma di una città che non funziona nei suoi spostamenti quotidiani.
Su questo tema il dibattito si è fatto più politico e a tratti più acceso. Schifone ha alzato la polemica raccontando che esiste un piano strategico elaborato nel 2018 nell’ambito del progetto Grande Pompei che prevede una fermata ferroviaria FS ad Ercolano. «Cinque milioni stanziati, un progetto pronto» ha detto.
Sabbarese ha polemizzato col Pd. Il taglio del servizio direttissimo è loro responsabilità «Noi ci saremmo aspettati delle barricate» ha detto, perché quel taglio «riguardava tutta la città» e per il trasporto cittadino ha poi proposto un loro potenziamento tramite nuovi bandi.
Fiengo ha citato invece uno strumento concreto e verificabile: i propri consiglieri regionali hanno presentato un’interrogazione formale per capire perché Ercolano sia stata penalizzata rispetto a Torre Annunziata e Pompei.
Garzia ha portato l’unica nota di realismo sui tempi e cioè che il ripristino delle corse circumvesuviane «non verrà prima di 7-8 mesi, e chi non andrà a governare e lo sa può dire tutto». Anche se questa affermazione suona un po’ come difesa preventiva, Garzia ha ribadito l’impegno della precedente amministrazione per la questione circumvesuviana.
La voce più sorprendente sul tema è stata quella di Abete, che ha ammesso le proprie responsabilità. I taxi collettivi sono degenerati, ha spiegato, perché i privati abusivi hanno occupato una posizione che nessuno ha voluto scalzare. «Serbatoio di voti» ha detto esplicitamente. «Nessuno vuole disciplinarli perché vai a toccare gli interessi. Mi assumo le mie responsabilità.»
Il mare e chi lo possiede
Il coordinatore del Forum dei Giovani ha poi aperto il tema del litorale con la Favorita come caso concreto di una spiaggia restituita ai cittadini, un’esperienza vissuta con un prima e un dopo visibili. Ha chiesto ai candidati di impegnarsi a far rispettare i limiti ai lidi e ha ricordato che la burocrazia ha impedito al Forum, per due anni, l’installazione di un campo da beach volley rimovibile.
Schifone ha rivendicato la competenza di chi è stato assessore regionale al demanio marittimo. Ercolano, ha detto, non ha un piano spiagge perché la delega fu trasferita ai comuni vent’anni fa e nessuna amministrazione locale l’ha mai esercitata. I lavori PNRR a Villa Favorita si concludono verso giugno e sarà la porta verso il mare, ma servirà un piano vero per gestire quello che ci sarà dietro.
Garzia ha dichiarato di aver applicato la direttiva Bolkestein per rimuovere le concessioni centenarie e ha proposto spiagge libere attrezzate, con associazioni che gestiscono i servizi in modo da garantire accesso a tutti, comprese le persone con disabilità.
Sabbarese non ha usato la stessa moderazione. Ha accusato l’amministrazione uscente di aver assegnato le nuove concessioni agli stessi di sempre e invitando ad andare a verificare chi le ha vinte. Ha proposto il 100% di spiagge libere con i servizi in concessione separata, citando il modello Portici. E ha polemizzato coi 50mila euro spesi per una singola passerella per disabili. «Con quella cifra si poteva fare un piano strategico per l’intera spiaggia» ha detto. Fiengo e Abete hanno proposto una posizione basata sul rispetto delle normative, con metà delle spiagge libere e metà date a privati.

Identità e feste
L’ultimo tema riguardava i grandi eventi e più in generale l’identità culturale, in collegamento anche allo sviluppo delle attività sul territorio. Esso ha rivelato forse più degli altri le visioni di fondo dei candidati, perché non esistono delibere per costruire il senso di appartenenza.
Fiengo ha portato un esempio concreto citando l’organizzazione del Carnevale Borbonico, carri e sfilate per tutta la città, con meno di 10mila euro. «Ercolano deve puntare su due o tre feste importanti, costruite bene, accessibili a tutti» ha detto, ricordando il 15 agosto quando la gente veniva dalla Germania per l’incendio del campanile; un’identità che esiste, ma che si è persa quando si sono deteriorati i rapporti con la chiesa.
Sabbarese ha citato Italo Calvino «la cinquantaseiesima città de Le città invisibili è Ercolano» e poi ha smontato il romanticismo con una proposta operativa individuando come problema di fondo l’organizzazione: «Il Natale si organizza a settembre, non venti giorni prima.» Ha indicato gli eventi a Cusano Mutri, Portici, Sarzana come modelli che crescono anno dopo anno perché costruiti con anticipo e metodo, e ha proposto un festival letterario.
Abete ha evocato Alfonso Negro, il sindaco che a metà Novecento cambiò il nome da Resina a Ercolano e propose un festival della canzone locale. «Sanremo non ha nulla in più di Ercolano» diceva quell’uomo. Ha chiesto un assessore alla cultura di livello, che vada oltre le feste di piazza. L’autocritica culturale più onesta, ma allo stesso tempo più controversa della serata, l’ha prodotta Garzia: «Noi ercolanesi facciamo lo shopping altrove, il film lo vediamo altrove, il gelato lo mangiamo altrove. Dobbiamo innamorarci di questa città.»
Tutto vero, anche se risulta difficile giudicare il cittadino, dato che spesso fare shopping è difficoltoso (per la mancanza dei suddetti parcheggi), i cinema non esistono e i gelatai aperti la sera nemmeno.

Quello che i giovani avevano già capito
Alla fine del dibattito, la cosa più chiara non era chi avesse vinto il confronto. Era che il Forum dei Giovani aveva impostato le domande giuste. Avevano capito che il problema del lavoro non è solo economico, ma culturale. In una città dove la ricchezza si conserva invece di rischiare non produce occupazione, produce emigrazione. Avevano capito che gli spazi pubblici non sono un lusso, ma l’infrastruttura della comunità, e che gestirli costa meno che costruirne di nuovi; che i trasporti non sono un tema tecnico, ma una questione di potere e sapevano già a chi fossero stati tolti e da chi erano stati lasciati tagliare; che il mare racconta una storia di concessioni e di interessi che il voto può cambiare o confermare. Non chiedevano sogni. Chiedevano risposte. E questa, forse, è la notizia più importante di questa campagna elettorale ercolanese.
