“Stop a negozi di calamite e paccottiglia”: ecco la petizione rivolta al Comune di Napoli

Negozi di calamite al centro di Napoli


L’associazione Artigianà — commercianti napoletani per la tutela dell’artigianato — ha lanciato una petizione popolare rivolta al Sindaco e al Consiglio Comunale di Napoli, in vista dell’imminente approvazione del nuovo piano commerciale cittadino. La richiesta è chiara: un controllo immediato sulle licenze per l’apertura di nuovi negozi di souvenir di bassa qualità, chincaglieria e paccottiglia, con particolare attenzione al Centro Storico — patrimonio UNESCO — e alle principali vie commerciali della città.

La petizione nasce dalla preoccupazione crescente per un fenomeno che, secondo i firmatari, rischia di snaturare irreversibilmente l’identità di Napoli, trasformando le sue strade storiche in un mercato di prodotti seriali e d’importazione.

Una minaccia per la cultura locale

Al centro delle preoccupazioni c’è la progressiva scomparsa delle botteghe storiche e dell’artigianato autentico. I veri artigiani e i negozi di vicinato vengono sempre più spesso costretti a chiudere a causa dell’impennata dei canoni d’affitto, sostituiti da attività che vendono merce contraffatta o proveniente da catene di distribuzione globali, del tutto estranee all’economia locale.

A questo si aggiunge un problema di decoro urbano: molti di questi esercizi espongono la merce in modo disordinato sui marciapiedi, ostacolando il passaggio dei pedoni e deteriorando l’aspetto delle strade. Un danno non solo estetico, ma anche economico, poiché il turismo di qualità cerca autenticità e non la trova in una città che si è trasformata in un mercato di plastica.

Tre richieste concrete al Comune di Napoli

L’associazione Artigianà avanza tre proposte precise. La prima è una moratoria immediata sul rilascio di nuove autorizzazioni per la vendita di souvenir standardizzati e chincaglieria. La seconda è l’introduzione di un regolamento di tutela che stabilisca norme chiare sul decoro delle vetrine e sulla tipologia di merci ammesse nel centro storico. La terza riguarda gli incentivi: sostegni concreti per giovani artigiani, librai, bottegai storici e tutte le attività che rappresentano la tradizione commerciale napoletana.

Non si tratta di iniziative isolate o velleitarie. Altre grandi città italiane — Roma, Venezia, Firenze, Pisa — hanno già adottato regolamenti e delibere specifiche per arginare questo fenomeno, dimostrando che intervenire è possibile e necessario.

Firma la petizione: difendi l’anima di Napoli

La petizione è aperta alla cittadinanza. Chiunque voglia contribuire a preservare la bellezza, la storia e la dignità di Napoli è invitato a firmare, affinché il prossimo consiglio comunale segni una svolta concreta nella tutela del patrimonio commerciale e culturale della città. Perché Napoli non è una vetrina qualunque. È un’identità da difendere.


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