ORGOGLIO TORRESE/ La rivincita di Vincenzo, “Ironman” con una sola gamba: ora sogna di scalare l’Everest
Lug 17, 2026 - Enza Gallo
Vincenzo Garofalo
La vita di Vincenzo Garofalo, un giovane ingegnere di Torre del Greco è totalmente cambiata nel 2021, quando un pirata della strada lo investì con conseguenze che portarono all’amputazione di una gamba.
Con il silenzio della giustizia e la scelta di non arrendersi, la storia di Vincenzo è il racconto di come si possa trasformare il dolore in una sfida sportiva estrema.
L’incidente nel 2021 e la ripresa di Vincenzo Garofalo
Dopo la laurea in ingegneria Vincenzo si trasferisce a Malta pieno di sogni e viaggi prenotati: “Durante quel periodo arrivò a Malta il rimorchiatore Carlo Magno, una delle imbarcazioni che aveva contribuito alle operazioni di liberazione della Ever Given nel Canale di Suez. Mi venne affidato il ruolo di Technical Superintendent per seguire i lavori in cantiere” – racconta.
L’impatto violento con un pirata della strada nel 2021 ferma il suo mondo bruscamente. In quell’incidente, perde la gamba destra. Le indagini individuano un veicolo appartenente a una compagnia di taxi locale, ma il responsabile svanisce nel nulla. Per il sistema, il colpevole resta ignoto. Dopo 10 giorni di coma Vincenzo, inizia un lungo percorso di riabilitazione, fisico e psicologico, che a tutti gli effetti continua ancora oggi, ma non mette in standby la sua vita.
“Per molto tempo ho aspettato l’incavo perfetto, la protesi perfetta, il momento perfetto per ricominciare. Ma stavo soltanto sprecando tempo. Così un giorno decisi di smettere di aspettare. Comprai un paio di stampelle e iniziai ad allenarmi per la mia prima HYROX (una competizione globale di fitness a tutti i livelli).
Non ero pronto. Non avevo la protesi perfetta. Non avevo il fisico perfetto. Ma avevo capito una cosa: non sarei mai stato pronto se avessi continuato ad aspettare”– racconta.
Il Cammino Di Santiago e l’Ironman
Dopo l’Hyrox decide di alzare l’asticella: lanciando a se stesso una sfida quasi assurda: “È possibile arrivare a Santiago senza soldi e con una sola gamba?”. L’unico modo per scoprirlo era partire. E così ha fatto, armato solo di una protesi, stampelle e pochi euro, ha finanziato il suo viaggio vendendo piccoli braccialetti lungo il cammino, con un cartello con su scritto la sua missione.
Dopo quaranta giorni, è arrivato davanti alla Cattedrale di Santiago, ma con ostacoli reali: ospedali, medicazioni e inezioni (perchè Vincenzo convive anche col diabete).

Si era promesso di provare anche l‘Ironaman: una delle competizioni di triathlon più estreme e prestigiose al mondo. La gara consiste in tre frazioni: nuoto, bici e corsa che si susseguono senza sosta, per un totale di 226 chilometri.
Vincenzo ha tagliato il traguardo della sfida suprema, preparandosi in un solo anno e senza coach, dimostrando ciò in cui crede fortemente: “La testa a volte ci mette limiti, e abbiamo paura del giudizio della gente, ci sono un sacco di persone che convivono con nemici invisibili, ma credo che possiamo fare tutto anche non avendo niente”.
La realtà dietro le sfide: una raccolta fondi
Dietro quel traguardo, però, c’è una verità scomoda che Vincenzo non ha paura di denunciare. “Ho affrontato questa sfida senza un coach e senza una protesi realmente adatta a correre una maratona”, spiega. Il nodo è puramente economico: una protesi da corsa può costare oltre 6.000 euro e ha una vita utile limitata, circa 600-1.000 chilometri. “Per un atleta che si allena regolarmente, significa doverne acquistare una o due ogni anno. Come si può sostenere una spesa del genere?” – racconta.
La disabilità, nello sport di alto livello, diventa spesso una barriera finanziaria insormontabile. Molti atleti rinunciano ancora prima di iniziare. Non per mancanza di volontà o di talento, ma perché il costo di inseguire un sogno può essere enorme.
Il sogno di Vincenzo è infatti quello di partecipare alle paralimpiadi ma i costi delle protesi di alto livello sono al momento insostenibili, per questo ha deciso di lanciare una raccolta fondi, Il suo obiettivo non è solo acquistare l’attrezzatura necessaria, ma dimostrare che il sogno di un atleta non dovrebbe mai essere bloccato da una questione di budget.
Il prossimo passo di Vincenzo sarà partire per l’Africa con: Life cycling Malta, un’importante organizzazione benefica maltese nata con l’obiettivo di raccogliere fondi. Insieme ad altri atleti attraverserà Kenia Uganda e Rwanda, con l’obiettivo di raccogliere 3 mila euro da donare per la ricerca locale. Ma il suo sogno più grande ed ambizioso è quello di scalare l’Everest: la montagna più alta del mondo che con la sua forza di volontà e la determinazione che lo ha fatto riemergere da una situazione che avrebbe spezzato i sogni di chiunque, oggi non appare poi così alta.
