Moschea vandalizzata da terroristi israeliani in Palestina: ebrei, musulmani e cristiani uniti per pulire
Lug 28, 2026 - Francesco Pipitone
Ebrei, musulmani e cristiani ripristinano una moschea vandalizzata da terroristi israeliani
L’azione terroristica dei coloni israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, appoggiati dall’esercito, ha provocato la morte di civili palestinesi, la distruzione di case e villaggi, la profanazione di moschee. Un’operazione quanto meno appoggiata dal governo di Netanyahu, che così cerca di guadagnare i consensi degli estremisti, la parte – consistente – fascista del Paese, in vista delle prossime elezioni di fine ottobre.
In Israele cresce il dissenso verso il governo di Natanyahu
L’attacco ha finalmente fatto emergere maggiormente anche la fetta equilibrata dei cittadini israeliani, quelli orientati alla pace e alla convivenza senza odio, senza guerra, senza discriminazioni. Una parte che in Israele è sempre esistita, ma storicamente molto silenziosa, anche perché probabilmente minoritaria e intimorita dalle azioni e dalla propaganda di uno Stato nato con la forza, il sopruso, il terrore.
Lo sterminio a Gaza è un genocidio ignorato ed addirittura incoraggiato dalle Nazioni, ma non dai Popoli. È per le strade e nelle piazze che si consumano il dissenso e le proteste contro l’appoggio al terrorismo dello Stato Israeliano. Una situazione globale che per forza di cose influenza l’opinione pubblica israeliana, la quale si sta rendendo conto (ma vedremo in che misura) delle atrocità commesse dall’esercito e dai coloni.
Ebrei, musulmani e cristiani uniti per ripristinare una moschea a sud di Hebron
Su questo sfondo si è svolto un episodio di pace e tolleranza, di umanità. Gli attivisti di Rabbis for Human Rights, l’unica organizzazione rabbinica in Israele dedita alla difesa dei diritti umani in Israele e nei territori occupati, hanno organizzato il ripristino della moschea di At-Tawani, a sud di Hebron. Ebrei, musulmani e cristiani, questi ultimi altra minoranza presa sempre più di mira dai fondamentalisti ebraici.
L’organizzazione ha scritto sui social: “Come reagiamo quando dei terroristi ebrei vandalizzano un luogo di culto? All’inizio della scorsa settimana, un gruppo di trenta terroristi ebrei proveniente da un avamposto sulle colline a sud di Hebron ha preso di mira la moschea principale di At-Tawani. Hanno infranto le finestre, imbrattato l’edificio con graffiti recanti la scritta “Vendetta” e una Stella di David, e appiccato il fuoco alla moschea, oltre che alle auto e alle abitazioni circostanti. Dopo aver visto i danni, ci siamo rivolti al consiglio della comunità per chiedere come potessimo aiutare. Cinque giorni più tardi, abbiamo organizzato l’arrivo di un autobus di volontari: ebrei, musulmani e cristiani che hanno lavorato insieme per rimuovere i graffiti, ridipingere le porte e ripulire l’area. L’attacco ha avuto risonanza mediatica; lo stesso dovrebbe accadere per la ricostruzione. Condividi questo messaggio affinché altri sappiano quale lavoro si sta svolgendo sul campo”.
Per quanto riguarda le elezioni, è interessante notare la nascita di un nuovo partito, Makom Lekulanu (Un posto per tutti noi), che si ispira agli ideali di pace tra israeliani e palestinesi. L’obiettivo è quello di superare la soglia di sbarramento del 3,25%, dato che vincere le elezioni è praticamente impossibile. Il partito però conta sul voto degli arabi con cittadinanza israeliana, i quali spesso non vanno a votare.
