Ennesimo “capolavoro” di Manfredi: ABC Napoli diventa una SpA, l’acqua non è più pubblica

La giunta Manfredi trasforma ABC Napoli in una S.p.A.


Il 24 luglio la Giunta Manfredi ha approvato la delibera che trasforma Abc Napoli, l’azienda speciale che da tredici anni gestisce il ciclo idrico integrato del capoluogo campano, in una Società per Azioni benefit a capitale interamente pubblico (per adesso). Una svolta che, al netto delle rassicurazioni del sindaco sulla proprietà pubblica, rappresenta di fatto il primo, decisivo passo verso la mercificazione di un bene che gli italiani, con il referendum del giugno 2011, avevano scelto di sottrarre alle logiche del profitto.

Non è un dettaglio da poco che proprio Napoli, con l’allora sindaco Luigi De Magistris, sia stata l’unica grande città italiana ad aver dato seguito coerente a quel voto popolare, trasformando l’ex Arin Spa in un’azienda di diritto pubblico, senza scopo di lucro, governata secondo il principio del bene comune codificato dalla Commissione Rodotà. Un modello studiato in tutta Europa, sul quale oggi la giunta Manfredi passa un colpo di spugna.

Il tradimento del referendum e la promessa infranta a Zanotelli

Da mesi comitati civici, sindacati di base, il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica e figure come il missionario Alex Zanotelli e il giurista Alberto Lucarelli protestano sotto la sede del Consiglio comunale. Zanotelli ricorda con amarezza che proprio Manfredi, anni fa, gli aveva personalmente promesso che finché fosse rimasto sindaco non avrebbe toccato Abc: una promessa doppiamente tradita, sul piano personale e su quello democratico del referendum. Lucarelli, che di Abc fu tra gli artefici quando era assessore, parla apertamente di un progetto politico volto a smontare pezzo dopo pezzo la governance pubblica e partecipata dell’azienda, in favore di soggetti privati pronti a subentrare.

De Magistris: “Un delitto di cui conosciamo già i responsabili”

Sulla vicenda è tornato a intervenire duramente l’ex sindaco Luigi de Magistris, che ha smontato punto su punto la narrazione rassicurante dell’amministrazione comunale. Per l’ex primo cittadino, sostenere che nulla cambierebbe con la trasformazione in Spa è semplicemente falso: trasformare un’azienda speciale, in cui l’acqua è bene comune e non merce, in una società per azioni significa introdurre comunque una logica di profitto, anche restando pubblica, perdendo così le garanzie proprie del regime di diritto pubblico. De Magistris, la cui tesi è la più lucida in questa vicenda, ha definito senza mezzi termini l’operazione un vero e proprio delitto di cui, già oggi, si possono indicare i responsabili: il sindaco Manfredi, la sua giunta e la sua maggioranza politica.

Manfredi, garante dei poteri forti più che della città

Quello che emerge da questa vicenda è la conferma di un metodo di governo che a Napoli si ripete con inquietante regolarità: decisioni calate dall’alto, senza reale confronto con i cittadini, in nome di presunti obblighi normativi che, secondo i giuristi vicini ai comitati, non sarebbero affatto tassativi. Lucarelli aveva perfino notificato al Comune e all’Ente idrico campano un parere che dimostrava la legittimità di una semplice proroga dell’affidamento ad Abc, senza alcun passaggio a Spa: nessuna risposta è mai arrivata, in quello che il giurista ha definito un atto di arroganza istituzionale mai visto prima a Napoli.

Non è un caso isolato. Lo stesso schema si ritrova nella gestione del progetto Bagnoli legato all’America’s Cup, che secondo Lucarelli rappresenta un altro tassello dello stesso disegno di privatizzazione degli spazi e dei beni pubblici cittadini, portato avanti sulla scia del Patto per Napoli firmato nel 2022 con il Governo Draghi: un accordo che, dietro la retorica della “valorizzazione”, nasconde in realtà la progressiva cessione ai privati di servizi essenziali. Un sindaco che si presenta come amministratore riformista, ma che nei fatti agisce sempre più come garante di interessi economici forti piuttosto che della città e dei suoi cittadini.

Le proteste continuano, il silenzio di Fico pesa

Le mobilitazioni non si fermano: il 22 luglio i comitati sono scesi in piazza per bloccare la privatizzazione del servizio idrico nei distretti di Napoli Nord e Caserta, mentre il 24 luglio, proprio il giorno dell’approvazione della delibera, un corteo ha attraversato la città dal Comune fino alla sede della Regione, per chiedere un confronto anche con il presidente Roberto Fico, che finora non ha mosso un dito per fermare il processo. Una battaglia, quella per l’acqua pubblica napoletana, che i movimenti definiscono non locale ma nazionale: difendere Abc significa difendere l’unico caso in Italia in cui il referendum del 2011 sia stato davvero rispettato, oggi messo a rischio da chi dovrebbe tutelarlo.


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