Il Napoli lascerà lo stadio Maradona, ADL rilancia: “Progetto da 1 miliardo a Napoli Est”
Ago 06, 2026 - Redazione Vesuviolive
Aurelio De Laurentiis e Gaetano Manfredi
Il giorno dopo la presentazione ufficiale, a Palazzo San Giacomo, del progetto comunale di riqualificazione dello stadio Maradona, la SSC Napoli ha fatto sapere in modo netto di non essere interessata all’operazione. «Noi non siamo interessati alla ristrutturazione del Maradona, faremo il nostro stadio», è la posizione trapelata dal quartier generale azzurro, che sottolinea come nessun esponente del club abbia partecipato alla presentazione del sindaco Gaetano Manfredi. Il presidente Aurelio De Laurentiis continua invece a insistere sulla costruzione di un impianto moderno e di proprietà, definendo il Maradona uno stadio “bellissimo ma concepito negli anni ’50”, da demolire e ricostruire piuttosto che restaurare.
Il progetto del Comune, inviato alla Figc e destinato alla candidatura di Napoli per gli Europei di calcio del 2032, prevede un investimento di 200 milioni di euro (50 dal Comune, fino a 200 attesi dalla Regione Campania), 63.300 posti, l’eliminazione della pista di atletica, 16 sky box e un piano parcheggi che il sindaco definisce “molto studiato”. Proprio su questo punto, però, si concentra lo scontro più aspro con il club.
Il nodo parcheggi e trasporto pubblico
Per la SSC Napoli, il vero limite del Maradona resta la mobilità: «Muovere 60-70mila persone con i mezzi pubblici a Napoli è impossibile, serve l’auto e quindi il parcheggio», è la posizione ribadita dal club, che chiede grandi aree di sosta attorno all’impianto. Manfredi ha risposto senza mezzi termini: «Caro Aurelio, sui parcheggi non sono d’accordo con te», ricordando che gli standard Uefa richiedono che circa l’80% degli spettatori raggiunga lo stadio con il trasporto pubblico. Il sindaco fa leva proprio sulla posizione di Fuorigrotta, servita da tre linee della metropolitana con sette fermate entro 1,5 chilometri, dalla Cumana e dalla stazione Campi Flegrei collegata all’alta velocità: un punto di forza, secondo il Comune, per la candidatura di Napoli agli Europei. Il Napoli sottolinea i dubbi sull’affidabilità del trasporto, dubbi tra l’altro sacrosanti.
Il club contesta anche la sostenibilità economica dell’operazione: una volta che il Napoli, principale utilizzatore dell’impianto, si sarà eventualmente spostato altrove, il club si chiede come il Comune potrà recuperare l’investimento fatto su Fuorigrotta, «chi metterà negli sky box» e se basteranno i concerti a coprire i costi.
Il piano alternativo: uno stadio da un miliardo a Napoli Est
Parallelamente al progetto comunale, De Laurentiis prosegue con l’ipotesi di un impianto di proprietà nella zona di Napoli Est, nell’area dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio: 38 ettari (contro i poco più di 5 del Maradona) attualmente in fase di bonifica, che dovrebbe concludersi tra fine 2027 e inizio 2028. Il presidente ha parlato di uno stadio da 70mila posti e 120 sky box, con un investimento stimato intorno al miliardo di euro, richiamando come modello le operazioni di Juventus, Inter e Milan, che si sono dotate di impianti di proprietà.
Sul fronte istituzionale, però, la strada resta in salita: il presidente della Regione Roberto Fico ha evidenziato problemi strutturali sul fronte del finanziamento pubblico, ricordando che i fondi europei Fesr non possono essere utilizzati per la costruzione di stadi, mentre le risorse del fondo di sviluppo e coesione sono limitate. Per Fico, un nuovo stadio dovrebbe quindi nascere da un investimento privato, eventualmente sostenuto dalle istituzioni, mentre le risorse pubbliche resterebbero destinate alla sola ristrutturazione del Maradona.
Un rapporto già segnato dalle tensioni
Il confronto sul futuro impianto si intreccia anche con altri fronti di attrito tra il club e Palazzo San Giacomo: nelle scorse settimane la polizia municipale ha sequestrato un’area hospitality in costruzione all’interno del Maradona, con De Laurentiis indagato per abuso edilizio per un punto ristoro realizzato senza le dovute autorizzazioni. Pesano inoltre questioni ancora aperte come il rinnovo della convenzione per l’utilizzo dello stadio e il pagamento di canoni arretrati richiesti dal Comune.
Non è la prima volta che il patron azzurro minaccia di lasciare Fuorigrotta: negli anni ha evocato in più occasioni ipotesi alternative, da Caserta a Pompei, passando per Bagnoli e il Centro Direzionale, prima di concentrarsi sull’area Q8. Manfredi, dal canto suo, ribadisce di non essersi mai opposto a un eventuale investimento privato, ma di attendere ancora un progetto concreto e definitivo da parte del club, mentre Comune e Regione proseguono spediti sulla riqualificazione del Maradona in vista della candidatura a Euro 2032.
