Bagnoli, bloccati i camion: “Stop ai lavori della vergogna, stop alla Coppa dei veleni”

Camion bloccati a Bagnoli per protesta contro i lavori sulla colmata


Mentre sul lungomare di Mergellina va in scena la Coppa America, con le regate ormai entrate nel vivo e viale Dohrn e via Caracciolo chiusi al traffico per l’occasione, gli abitanti di Bagnoli sono tornati questa mattina a bloccare i camion diretti verso l’area della colmata. Il presidio, organizzato dalla Rete No America’s Cup insieme a residenti e comitati di sfollati, ha nuovamente fermato il transito dei mezzi pesanti impegnati nei lavori legati alla manifestazione velica, in quello che è ormai l’ennesimo episodio di una mobilitazione che dura da mesi.

“Stop ai lavori della vergogna, stop alla Coppa dei veleni”, si legge negli striscioni e nei volantini diffusi dagli attivisti, che denunciano un vero e proprio disastro ambientale in corso: la presenza di idrocarburi nelle acque, che secondo i manifestanti sarebbe provocata dalle operazioni di dragaggio in corso nell’area, e un’aria giudicata irrespirabile in tutto il quartiere e oltre.

Le accuse: idrocarburi in mare e fondi mai destinati alla bonifica

Sul fronte ambientale, la Rete richiama le analisi Invitalia del 2015, secondo cui nell’area della colmata sarebbero presenti oltre 1,2 milioni di metri cubi di materiali contaminati, tra cui scorie siderurgiche, metalli pesanti e idrocarburi potenzialmente cancerogeni. Proprio nei giorni scorsi, chiazze oleose e cattivi odori riaffiorati in mare durante il dragaggio avevano già scatenato polemiche, con un esposto in Procura annunciato dall’associazione Cittadinanza Attiva. Di segno opposto la versione fornita dalla struttura commissariale di Bagnoli e dall’Arpac, secondo cui i dragaggi rappresenterebbero un’opera di decontaminazione, con un sistema di panne assorbenti che tratterrebbe gli idrocarburi impedendo sversamenti all’esterno del bacino di calma, mentre il materiale solido verrebbe trasferito via mare, anche per ridurre l’impatto del traffico su strada.

Il secondo fronte della protesta riguarda la destinazione delle risorse pubbliche. Gli attivisti denunciano che i duecento milioni di euro richiesti e ottenuti dal sindaco Gaetano Manfredi per i lavori legati alla Coppa America non avrebbero avuto alcuna incidenza sulla bonifica dell’area, sostenendo che l’evento sportivo sia stato di fatto utilizzato per accantonare i piani di sviluppo sostenibile del territorio a favore, nelle parole della Rete, della “solita colata di cemento” e di quella che definiscono la distruzione dell’ecosistema marino della zona.

Il nodo del bradisismo e la rabbia degli sfollati

Alla protesta hanno preso parte anche i comitati degli sfollati di Bagnoli e dei Campi Flegrei, che collegano la mobilitazione contro i cantieri della Coppa America alla più ampia emergenza legata alla crisi bradisismica in corso nell’area. Tra gli slogan della giornata, quello che riassume il senso della protesta: “Milioni per un inutile evento sportivo, nessuna risposta per le famiglie sfollate”. I manifestanti denunciano il continuo passaggio dei mezzi pesanti come un fattore che aggrava ulteriormente le condizioni del territorio, con la distruzione del manto stradale e la possibile ostruzione delle vie di fuga in una zona già duramente colpita dal fenomeno bradisismico.

Per la Rete No America’s Cup, le richieste restano quelle ribadite in ogni mobilitazione delle ultime settimane: spiaggia libera, mare pulito, un bosco al posto del cemento, la messa in sicurezza sismica dell’area e un supporto immediato per gli sfollati di Bagnoli e Pozzuoli. Gli attivisti chiedono inoltre lo stop immediato ai lavori sulla colmata e l’abbandono di quelli che definiscono progetti dannosi per il territorio, portati avanti – sostengono – con il pretesto della manifestazione velica internazionale.


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