Gaza, dramma senza fine: la pioggia fa collassare le tendopoli, famiglie tra i liquami
Nov 08, 2026 - Francesco Pipitone
La pioggia fa collassare le tendopoli a Gaza
Le piogge a Gaza di questo fine settimana hanno trasformato le tendopoli in una distesa di fango e acqua stagnante. Sabato 7 novembre 2026 le precipitazioni intense hanno colpito la Striscia, dove centinaia di migliaia di sfollati – i sopravvissuti al genocidio – vivono in ripari di fortuna fatti di teli e tessuti sottili, incapaci di reggere a una pioggia prolungata.
In sole 12 ore sono state allagate circa 70.000 tende, con danni stimati in 3 milioni di dollari. Le testimonianze provenienti dal posto descrivono uno scenario drammatico: coperte, materassi e vestiti zuppi, famiglie che non hanno più un angolo asciutto dove dormire.
Acqua piovana e liquami: l’allarme igienico-sanitario
A rendere la situazione ancora più grave è il fatto che l’acqua piovana si mescola ai reflui fognari. Dalle immagini e dai racconti degli sfollati emerge che le fogne sono tracimate e che nei campi si sono formate pozze di acqua piovana e liquami organici, in mezzo alle quali vivono famiglie intere.
I bambini sono fradici, le scorte di cibo messe da parte si sono rovinate e il rischio di malattie infettive cresce di ora in ora. Il contatto con acqua contaminata, unito al freddo e al sovraffollamento, è la combinazione che le agenzie umanitarie temono di più quando arriva l’inverno. Nel nord della Striscia, inoltre, due palestinesi sono rimasti feriti per il crollo di un muro indebolito dall’acqua, a conferma che le piogge mettono a rischio anche gli edifici già danneggiati dai bombardamenti.
Aiuti insufficienti e un inverno già iniziato male
Il maltempo non ha colto del tutto di sorpresa gli operatori umanitari. Nel suo rapporto del 5 novembre, l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) aveva già segnalato gravi carenze nella preparazione all’inverno. Dal 1° novembre i partner umanitari stimavano un fabbisogno di circa 121.000 tende e 561.000 teloni impermeabili, a fronte di scorte presenti nella Striscia pari a soli 2.800 tende e 76.000 teloni.
Il nodo resta quello dell’ingresso dei materiali. Israele sostiene di limitare i beni che potrebbero essere usati anche a fini militari e accusa Hamas di saccheggiare gli aiuti, mentre le organizzazioni umanitarie denunciano da tempo che i ripari e le forniture essenziali non entrano in quantità sufficiente. Non è un copione nuovo: già nel dicembre 2025 la tempesta Byron aveva allagato i campi, e secondo le autorità locali almeno 14 persone erano morte, tra cui tre bambini per ipotermia. Le piogge a Gaza di oggi riaprono quindi una ferita ancora fresca.
Israele, Netanyahu non riceve l’incarico: tocca a Eisenkot
Mentre nella Striscia si lotta con il fango, sul fronte politico israeliano si registra una timida svolta. Dopo le elezioni di fine ottobre, nelle quali né Netanyahu né lo sfidante Gadi Eisenkot hanno ottenuto da soli una maggioranza sufficiente, il presidente Isaac Herzog ha concluso le consultazioni e annunciato che l’incarico di formare il nuovo governo andrà a Eisenkot, leader del partito Yashar. Il conferimento è previsto per domenica 8 novembre. Alle consultazioni, le forze politiche che rappresentano 67 deputati della Knesset hanno indicato proprio Eisenkot, con un ruolo rilevante dei partiti arabi. Per Benjamin Netanyahu, che resta fuori dal mandato, si profila il passaggio all’opposizione, anche se la partita non è formalmente chiusa.
Ora Eisenkot avrà 28 giorni per costruire una coalizione. Se non ci riuscirà, l’incarico potrebbe passare ad altri e, in assenza di una maggioranza, il Paese rischierebbe il ritorno alle urne.
