Giorgetti parla alla Camera semivuota, solo 5 deputati di maggioranza presenti: «Non vogliono lavorare»
Ott 13, 2026 - Redazione Vesuviolive
Giancarlo Giorgetti
Un’aula deserta ad ascoltare il ministro dell’Economia. È la scena che si è vista questa mattina, martedì 13 ottobre, a Montecitorio, dove Giancarlo Giorgetti ha illustrato il Documento programmatico di finanza pubblica e la richiesta di scostamento di bilancio da 29 miliardi di euro. Ad ascoltarlo c’erano poche decine di deputati, e nei banchi della maggioranza solo cinque o sei.
Alcune ore dopo, per votare quello stesso scostamento, i voti favorevoli sono stati 219. Un contrasto che il ministro ha commentato, fuori dall’aula, con parole molto dure.
Che cosa è successo in aula
La seduta si è aperta con la relazione della deputata della Lega Rebecca Frassini, relatrice del provvedimento. Quando ha preso la parola Giorgetti, secondo le cronache parlamentari, in aula c’era una dozzina di deputati, poi saliti a una ventina. Nei banchi del centrodestra, che sostiene il governo Meloni, erano in cinque o sei, relatrice compresa. Nei banchi del centrosinistra, circa il doppio.
Il ministro ha esordito con un saluto ai presenti, accolto da un applauso dei pochi che c’erano. Nel merito, ha parlato di «nuvoloni all’orizzonte» e ha definito la richiesta di scostamento «un passo consapevole» rispetto alla prudenza seguita finora, aggiungendo che programmare a tre anni in una fase di forte turbolenza è «assai complicato».
Lo sfogo fuori dall’aula
Il commento più duro è arrivato dopo, parlando con i cronisti nei corridoi della Camera prima di spostarsi al Senato. «Non c’era nessuno, è incredibile», ha detto Giorgetti, ricordando che per lo scostamento servono 201 voti favorevoli: «Così non passa». Poi la battuta: «Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia». Il riferimento al lunedì ha una spiegazione. Il voto era stato fissato di martedì perché molti deputati non volevano rientrare a Roma subito dopo il fine settimana: l’attività dell’Aula si concentra di norma tra martedì e giovedì.
Che cosa chiede il governo con lo scostamento
Lo scostamento di bilancio è la richiesta al Parlamento di spendere più di quanto previsto dal percorso concordato con l’Unione europea. La relazione approvata dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre chiede uno spazio dello 0,6% del Pil per il 2027 e per il 2028: metà, lo 0,3%, per la difesa e la sicurezza, metà per interventi sull’energia. In totale sono circa 14,4 miliardi l’anno, 29 miliardi in due anni.
Lo strumento è la clausola nazionale di salvaguardia prevista dalle nuove regole europee sui conti, e la decisione finale spetta al Consiglio dell’Unione europea, attesa a novembre. Nel documento del governo il deficit del 2027 sale al 3,4% del Pil e il debito al 138,5%. La prossima tappa è il Documento programmatico di bilancio, da approvare entro il 20 ottobre, e poi la legge di bilancio.
Perché i deputati arrivano solo per votare
Dietro l’aula vuota c’è anche una regola. Secondo le cifre riportate dalla stampa, un deputato percepisce un’indennità lorda di circa 10.400 euro al mese e una diaria di 3.503,11 euro, che viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza dalle sedute con votazioni elettroniche. Per risultare presente basta partecipare ad almeno il 30% dei voti della giornata. La conseguenza è che le trattenute colpiscono chi salta i voti, ma non chi salta i dibattiti.
