Reddito di Restanza in Campania, 1000 euro al mese ai giovani. Simeone: “Difendiamo le radici”

Nino Simeone


Una proposta di legge regionale punta a contrastare lo spopolamento delle aree interne della Campania: si tratta del “reddito di restanza”, un incentivo di mille euro al mese destinato ai giovani nonchè un’iniziativa per tutelare il patrimonio umano, storico e culturale del Mezzogiorno.

Reddito di restanza, Simeone: “Basta politichese, proposte concrete”

C’è un patrimonio che il Sud rischia di perdere per sempre. Non si tratta soltanto di monumenti, borghi e paesaggi, ma soprattutto delle persone che abitano questi territori, custodiscono le tradizioni e tramandano una cultura che affonda le proprie radici nei secoli. Ogni giovane che lascia un piccolo paese dell’Irpinia, del Sannio o del Salernitano rappresenta una perdita non soltanto demografica ed economica, ma anche identitaria. È per contrastare questo fenomeno che arriva in Campania una proposta di legge che prevede un «reddito di restanza» da mille euro al mese per incentivare i giovani a continuare a vivere nei piccoli comuni delle aree interne.

Il provvedimento, depositato il 12 ottobre 2026, porta il numero 78 e si intitola «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania». Tra i firmatari figurano i consiglieri regionali Raffaele Aveta e Gaetano Simeone. La proposta prevede un contributo mensile di mille euro per due anni, destinato a persone tra i 18 e i 45 anni che scelgano di risiedere stabilmente nei territori interessati, contribuendo alla vita delle comunità attraverso iniziative sociali, culturali, ambientali o imprenditoriali.

A spiegare il significato dell’iniziativa è il consigliere regionale Nino Simeone, che sottolinea la necessità di passare dalle dichiarazioni di principio a interventi concreti: «Questa è una proposta di legge che mira a dare un segnale forte ai territori, alle aree interne. Tanta gente si riempie la bocca di recupero delle aree interne, ma è tutto politichese. Ci vogliono le proposte. Questa è una di quelle che può dare un giusto incentivo ai giovani che magari stanno decidendo di andare via».

Simeone evidenzia anche come non si tratti di una battaglia legata a interessi elettorali personali: «Nel mio collegio comuni con meno di duemila abitanti non esistono. Duemila abitanti sono nel condominio dove abito io. È un segnale politico che intendiamo dare per valorizzare le nostre risorse umane».

Lo spopolamento rappresenta una delle grandi emergenze del Mezzogiorno. Intere comunità dell’entroterra campano vedono partire le nuove generazioni verso le città del Centro-Nord o l’estero, alla ricerca di opportunità che spesso la propria terra non riesce a offrire. Secondo i dati richiamati da Simeone, nei piccoli comuni delle aree interne si registrano livelli di spopolamento nell’ordine del 15-16%, soprattutto nelle province di Avellino, Benevento e Salerno.

«Dobbiamo tutelare il nostro patrimonio umano e culturale. Questo può essere un inizio, poi possiamo sviluppare ancora meglio questa legge, che dal semplice contributo può diventare un’opportunità per quei territori» – spiega il consigliere.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il numero degli abitanti. Quando un paese perde i suoi giovani, rischia di perdere anche le proprie tradizioni, i dialetti, gli antichi mestieri, le produzioni agricole e artigianali tramandate da generazioni. Sono proprio questi piccoli centri a custodire una parte fondamentale dell’identità meridionale, spesso sopravvissuta alle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni. Per troppo tempo l’emigrazione è stata considerata un destino inevitabile per le nuove generazioni del Sud. Eppure, la libertà di partire dovrebbe accompagnarsi anche alla possibilità concreta di restare.

Il reddito di restanza potrebbe rappresentare un primo sostegno per chi desidera costruire il proprio futuro nel paese d’origine o tornare a viverci. Naturalmente, il contributo economico da solo non basterà: serviranno investimenti nei servizi pubblici, nella sanità, nelle infrastrutture e soprattutto nel lavoro.

La proposta deve ancora essere approvata dal Consiglio regionale e non è quindi possibile presentare domande. Resta però il valore politico di un’iniziativa che rimette al centro il futuro delle aree interne. Perché non possiamo continuare a celebrare la bellezza dei borghi meridionali mentre assistiamo al loro progressivo svuotamento. Un paese senza giovani rischia di diventare un museo a cielo aperto, privato della comunità che ne custodisce la storia. Difendere i piccoli comuni della Campania significa difendere le radici del Mezzogiorno. E il futuro del Sud non può costruirsi soltanto accompagnando chi parte, ma soprattutto creando le condizioni affinché chi ama la propria terra possa scegliere di restare.


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI