Presunte infiltrazioni mafiose: amministrazione giudiziaria per la Juve Stabia
Ott 21, 2025 - Redazione Vesuviolive
La Curva della Juve Stabia. Immagine di repertorio
La Polizia di Stato di Napoli, su disposizione del Tribunale partenopeo, ha eseguito un decreto di amministrazione giudiziaria nei confronti della S.S. Juve Stabia S.R.L., società calcistica con sede a Castellammare di Stabia. La misura è stata adottata ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 159/2011, a seguito di una complessa indagine patrimoniale e investigativa condotta dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, dalla Procura della Repubblica di Napoli e dalla Questura di Napoli.
“Condizionamento mafioso sulla Juve Stabia”: l’azione dell’Antimafia
L’inchiesta ha consentito di “accertare un sistema di condizionamento mafioso dell’attività economica della società calcistica da parte del clan D’Alessandro, egemone nel territorio stabiese”. Le indagini si sono avvalse anche delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e delle registrazioni di colloqui in carcere tra affiliati al clan, compresi esponenti del gruppo Cesarano.
“Affidamenti a imprese contigue al clan”
Dalle verifiche è emerso che “la gestione di numerosi servizi connessi allo svolgimento delle competizioni sportive della squadra sia stata, nel tempo, affidata a imprese e soggetti con profili di contiguità al clan D’Alessandro”, in settori cruciali come sicurezza, ticketing, pulizie, bouvetteria e trasporto della prima squadra.
Nel documento si legge che l’attuale società “è subentrata in relazioni economiche di antica data, che sin dall’origine si sono rivelate sottoposte al condizionamento di presenze e interessi mafiosi”. Una situazione che avrebbe esposto il club “al rischio concreto di mantenere rapporti con soggetti criminali in assenza di adeguati meccanismi di controllo”.
Steward, biglietti falsi e tifo organizzato
Un episodio emblematico risale alla partita Juve Stabia – Bari del 9 febbraio 2025, quando la polizia accertò “la presenza ai tornelli della Curva San Marco di un esponente del tifo organizzato già colpito da D.A.Spo., con ruolo attivo al filtraggio accanto al personale steward”.
Nel settore del ticketing, l’indagine ha messo in luce una pratica che “consentiva l’accesso allo stadio di soggetti pregiudicati e colpiti da D.A.Spo.” tramite la vendita di biglietti con dati anagrafici alterati. Un fenomeno che riflette “una diffusa infiltrazione da parte del clan nella tifoseria organizzata locale”.
Legami tra ultras e clan
La Procura ha documentato come “la saldatura tra esponenti del tifo organizzato e compagini criminali locali” si sia manifestata pubblicamente anche durante l’evento del 29 maggio 2025, organizzato dal Comune di Castellammare per celebrare la stagione della squadra. Sul palco, accanto a rappresentanti istituzionali e dirigenti della società, comparivano “alcuni membri dei gruppi ultras colpiti da D.A.Spo. e con profili di contiguità criminale”.
Anche nel settore giovanile sarebbero stati individuati “responsabili già destinatari di provvedimenti della giustizia sportiva” per rapporti con ambienti mafiosi, confermando il radicamento del condizionamento.
Obiettivo: ripristinare la legalità gestionale
La misura adottata, “di natura non ablativa”, mira a “ripristinare la legalità e la trasparenza gestionale, interrompendo il circuito di agevolazione mafiosa instauratosi e restituendo alla società condizioni di autonomia, correttezza e regolarità operativa”.
Il provvedimento, firmato dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri e dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, segna un passo decisivo nel contrasto alle infiltrazioni camorristiche nel mondo dello sport e nella difesa dell’integrità delle istituzioni sportive campane.
