Trapianto su Domenico, il cardiochirurgo: “Errori inconcepibili. Ghiaccio secco? Mai sentito prima”

Il piccolo Domenico morto dopo il trapianto fallito


Un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica ed anche la rete trapiantologica italiana. La morte di Domenico, avvenuta dopo il trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto, continua a suscitare interrogativi e riflessioni tra gli specialisti del settore.

A parlare della vicenda è il professor Igor Vendramin, direttore della SOC Cardiochirurgia di Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, che ha commentato l’accaduto in un’intervista rilasciata all’Agenzia Giornalistica Italia.

Il dolore della rete trapiantologica e l’invito a fermare il clamore

Secondo il cardiochirurgo, la vicenda ha colpito profondamente l’intero sistema dei trapianti. La tragica vicenda del bambino di Napoli deceduto dopo il trapianto di un cuore irreversibilmente rovinato durante il trasporto “ha sconvolto tutti noi della rete trapiantologica soprattutto per gli errori nella preservazione dell’organo, veramente inconcepibili”.

Vendramin ha anche invitato a mantenere equilibrio nel racconto pubblico del caso: “Basta però con questo clamore mediatico che crea solo confusione”, aggiunge, “ci vuole rispetto per tutti i soggetti coinvolti, compresi i genitori del bimbo donatore, il cui sacrificio è stato vanificato da questi incredibili errori”.

I rischi dei trapianti e le procedure seguite

L’esperto ha ricordato che, pur nella gravità del caso, esistono rischi intrinseci negli interventi di questo tipo: “Un trapianto cardiaco, tanto più in condizioni critiche, può avere una mortalità del 7-10%. E un organo impiantato può non ripartire, non funzionare. Succede”.

Riguardo alla scelta dell’équipe dell’ospedale Ospedale Monaldi di procedere con la cardiectomia prima di verificare la funzionalità del nuovo organo, Vendramin spiega: “Succede anche questo, non è assurdo procedere con l’espianto appena arriva il cuore. Lo si fa per accelerare i tempi, è cruciale il tempo di ischemia dell’organo. Forse è stato imprudente, ma non sappiamo se c’era davvero un problema di urgenza. E non sappiamo nemmeno se il cuore del bimbo era al limite, e lasciarlo avrebbe comunque portato al precipitare della situazione”.

Il nodo del ghiaccio secco e l’errore nella conservazione

Secondo il cardiochirurgo, il punto più grave riguarda la modalità con cui l’organo sarebbe stato conservato: “I medici hanno fatto tutto il possibile, seguendo procedure standard”. Tuttavia, aggiunge, “errore clamoroso”.

Entrando nel merito, Vendramin sottolinea: “Clamoroso, inconcepibile – rimarca il cardiochirurgo – è aver conservato il cuore nuovo con il ghiaccio secco. È inimmaginabile, in tanti anni di trapianti non lo avevo mai sentito prima. Teniamo conto poi che il ghiaccio secco non c’è in sala operatoria, dove lo hanno preso?”.

Il tentativo estremo e il richiamo al rispetto

Sempre secondo la ricostruzione dell’esperto, proprio da quell’errore sarebbe derivata la fase più critica dell’intervento: “Il chirurgo del Monaldi che ormai aveva espiantato il cuore si è trovato davanti un organo congelato, e ha provato a scongelarlo e reimpiantarlo. Non ci sono precedenti, è possibile che a quel punto non avesse molta scelta”.

Infine, l’appello a ridurre i toni del dibattito pubblico e a mantenere rispetto per tutte le persone coinvolte: “Bisogna abbassare i toni. Soprattutto pensando all’atto della donazione, che nel nostro mondo è sacro. Ci vuole massimo rispetto per le sensibilità di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla famiglia del bimbo ricevente ma anche, come detto, del bimbo donatore”.


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