Morte del piccolo Domenico, sospesi i medici Oppido e Bergonzoni: “Orari falsificati nella cartella clinica”
Giu 12, 2026 - Redazione Vesuviolive
Il piccolo Domenico morto dopo il trapianto fallito
Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni, che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto di cuore fallito al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli. Oppido è stato sospeso per 12 mesi, Bergonzoni per 7, con l’accusa di falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del bambino.
Il provvedimento accoglie le richieste della Procura — il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci — che ha coordinato le indagini del Nas guidato dal comandante Alessandro Cisternino.
L’accusa: orari falsificati nella cartella clinica
Secondo i carabinieri del Nas e la Procura di Napoli, i due medici avrebbero attestato falsamente, nei giorni successivi all’intervento, di aver eseguito le operazioni di cannulazione e circolazione extracorporea solo dopo che l’équipe che si era occupata dell’espianto a Bolzano aveva raggiunto l’ospedale Monaldi. Una circostanza che, secondo gli accertamenti, non corrisponde al vero: le operazioni sarebbero invece iniziate prima dell’arrivo dell’équipe a Napoli.
Sul punto sono finiti agli atti almeno due video che ritraggono il cuore di Domenico subito dopo l’espianto, ancora pulsante sul tavolo operatorio in un orario compreso tra le 14.26 e le 14.27. Secondo le testimonianze, il clampaggio dell’aorta — l’atto che dà avvio all’espianto — risulta avvenuto già alle 14.18, quando il cuore donato non era stato ancora visionato dall’équipe del Monaldi. Davanti al gip, lo stesso pm Tittaferrante ha chiesto a Bergonzoni se i medici Farina e Pagano fossero già in sala operatoria al momento dell’inizio della cardiectomia. «Mi pare che non fossero già in sala operatoria», ha risposto la cardiochirurga, confermando che l’intervento sarebbe iniziato quando il contenitore con il cuore donato era ancora chiuso.
Oppido e Bergonzoni respingono l’accusa
Assistiti dai rispettivi avvocati — Oppido dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Bergonzoni dal professor Vincenzo Maiello — i due medici hanno sostenuto l’interrogatorio preventivo il 31 marzo e il 21 maggio. Secondo la loro versione, il clampaggio sarebbe iniziato solo dopo, e comunque al termine di un rapido consulto con la dottoressa Gabriella Farina, l’équipe arrivata da Bolzano con l’organo da trapiantare.
Oltre al reato di falso, a entrambi è stato contestato anche quello di omicidio colposo in concorso, insieme ad altri cinque medici, sempre in relazione alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Oppido era già stato sospeso in via preventiva dall’Azienda Ospedaliera dei Colli.
Il cuore conservato con il ghiaccio secco: le chat di Oppido
Un secondo fronte dell’inchiesta riguarda le condizioni in cui è stato conservato l’organo destinato al trapianto, prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli con l’utilizzo, secondo gli inquirenti, di ghiaccio secco nel contenitore frigo — una modalità non corretta di conservazione. In una conversazione con i colleghi finita agli atti, lo stesso Oppido aveva commentato l’episodio difendendo la collega Farina, che si era occupata del prelievo: «Lei chiede del ghiaccio e le viene dato del ghiaccio secco… è come se uno va al bar e chiede un bicchiere d’acqua e gli danno la varechina. La colpa non può certo essere sua, la colpa è da cercare a Bolzano».
In un altro passaggio, il cardiochirurgo ha attribuito la responsabilità dell’errore anche all’operatore socio-sanitario che avrebbe fornito il refrigerante sbagliato, escludendo che la colpa potesse ricadere su di lui.
L’incidente probatorio sui due cuori e la necrosi da basse temperature
Il 10 giugno si è concluso, presso il Policlinico di Bari, l’incidente probatorio disposto dal gip Sorrentino sui due cuori coinvolti nella vicenda: quello malato di Domenico Caliendo e quello donato, giunto a Napoli congelato da Bolzano. Agli accertamenti hanno partecipato anche i consulenti nominati dagli indagati e dalla famiglia Caliendo-Mercolino.
Al termine delle analisi sui campioni istologici, il medico legale della famiglia ha reso noto che gli esami hanno evidenziato segni di necrosi provocati dalle basse temperature, oltre a quelli determinati dall’uso prolungato dell’Ecmo, il sistema che garantisce la circolazione extracorporea. Il deposito delle relazioni sugli esami, inizialmente fissato per settembre, potrebbe slittare di 15-20 giorni, spostandosi quindi a metà ottobre su richiesta dei periti.
La reazione della famiglia: “Primo momento di verità”
Il provvedimento di interdizione rappresenta, secondo il legale della famiglia Caliendo, un primo riconoscimento giudiziario delle responsabilità nella vicenda, definito come il «primo momento di verità» dopo mesi di indagini, interrogatori e accertamenti tecnici. Una vicenda che ha profondamente segnato i genitori del piccolo Domenico, e che ora attende l’esito definitivo delle relazioni peritali per fare ulteriore chiarezza su quanto accaduto nelle ore del trapianto fallito.
