Tornano le siringhe a via Mezzocannone, non si vedevano da anni: l’effetto delle ordinanze anti movida
Set 25, 2026 - Francesco Pipitone
Siringhe a via Mezzocannone
Immagini che non si vedevano più da anni, quelle delle siringhe lasciate sulla strada o sui marciapiedi da tossicodipendenti. Le foto che sono state inviate da un lettore alla nostra redazione sono un segnale d’allarme preoccupante, in controtendenza rispetto all’immaginario ormai ampiamente assimilato di un centro storico che negli ultimi anni si era progressivamente riappropriato di quegli stessi spazi, trasformandoli in una delle zone più vive e frequentate della movida napoletana.
Via Mezzocannone, per chi conosce la storia recente del centro antico, non è una strada qualunque. È stata per decenni sinonimo di degrado, spaccio e abbandono, prima di diventare negli anni Duemila e Dieci uno dei simboli della rinascita della movida universitaria cittadina, complice la vicinanza con la sede storica della Federico II. Bar, pub e locali per studenti avevano progressivamente occupato quegli stessi vicoli un tempo evitati, portando con sé luce, vita notturna e, paradossalmente, anche più sicurezza: la presenza costante di persone, esercenti e avventori aveva reso quelle strade meno appetibili per lo spaccio e il consumo di stupefacenti in strada, in un classico meccanismo di controllo sociale informale che i residenti conoscono bene.
Il paradosso delle ordinanze anti-movida
È proprio su questo equilibrio, oggi, che si inserisce un paradosso difficile da ignorare. Negli ultimi mesi il Comune di Napoli ha varato una serie di ordinanze restrittive proprio sulla movida del centro storico, con via Mezzocannone esplicitamente inserita tra le zone soggette alle limitazioni più severe: stop alla vendita di alcolici da asporto dalle 22, chiusura dei locali anticipata alle 00:30 nei giorni feriali e all’1:30 nel weekend, multe fino a 20mila euro per chi non rispetta gli orari. Provvedimenti nati – come spiegato dallo stesso Palazzo San Giacomo – per rispondere alle proteste dei residenti e ai rilievi fonometrici dell’Arpac sull’inquinamento acustico notturno, ma che hanno acceso una protesta durissima da parte di gestori ed esercenti, arrivati a manifestare in piazza San Domenico Maggiore contro un provvedimento definito “miope e dannoso”.
Ed è qui che il cerchio, amaramente, si chiude. Quella stessa movida che l’amministrazione comunale sta provando a comprimere con orari sempre più stringenti è, di fatto, la stessa che negli anni aveva contribuito ad arginare ed eliminare il fenomeno dello spaccio e del consumo di droga in strada in quelle zone. Svuotare via Mezzocannone dalle prime ore della notte, allontanare avventori e movimento umano da una strada che per anni ha vissuto proprio di quella presenza costante, rischia di restituire spazio a chi, in un vicolo deserto e silenzioso, trova le condizioni ideali per tornare a operare indisturbato.
Un equilibrio delicato da non sottovalutare
Nessuno vuole negare le ragioni dei residenti, che da anni lamentano notti insonni, schiamazzi e un inquinamento acustico che l’Arpac ha certificato essere oltre i limiti di legge: è un diritto legittimo, quello al riposo, che merita ascolto e tutela. Ma la vicenda delle siringhe ritrovate a via Mezzocannone pone una domanda che le istituzioni cittadine non possono permettersi di ignorare: quanto la gestione emergenziale della movida, fatta di ordinanze generalizzate e chiusure anticipate uguali per tutti, rischia di produrre effetti collaterali ben più gravi del semplice chiasso notturno che si propone di contenere?
