America’s Cup, l’Associazione Guardie Giurate boccia la vigilanza privata: “Più attenti ai selfie che alla sicurezza”

Giuseppe Alviti e il giudizio sulla vigilanza privata all'America's Cup


L’America’s Cup a Napoli rappresenta un volano economico e commerciale di estrema importanza, ma sul fronte della sicurezza ha lasciato, e continua a lasciare, molto a desiderare. È la denuncia di Giuseppe Alviti, presidente dell’Associazione nazionale Guardie Giurate (ANGPG) e docente formatore in materia di sicurezza pubblica e privata, che definisce un “flop” il servizio di vigilanza privata messo in campo nella prima parte della manifestazione velica.

Secondo Alviti, la vigilanza sussidiaria affidata a ditte di steward e guardie giurate ha lasciato spazio a molte critiche sull’operatività e sull’efficacia degli operatori, in particolare rispetto a una prevenzione reale di atti illeciti o di azioni che avrebbero potuto minacciare l’incolumità del pubblico e il regolare svolgimento della kermesse in condizioni di sicurezza.

“Più attenti a farsi selfie che a presidiare la zona”

Nel suo intervento, il presidente dell’ANGPG racconta quanto osservato direttamente sul campo: molti degli steward impiegati sarebbero apparsi più attenti a scattarsi selfie e fotografie, anche insieme alle forze dell’ordine, che a presidiare con attenzione la zona di propria competenza. A questo, denuncia Alviti, si aggiungerebbero turni con carichi di lavoro straordinario oltre i limiti, un mix che a suo giudizio “aumenta notevolmente” i livelli di rischio.

Alviti ricorda che gli Addetti ai Servizi di Controllo (ASC), i cosiddetti steward, sono figure formate per la gestione della folla, il controllo dei biglietti e il monitoraggio dei flussi. Quando un evento non calibra correttamente il mix di queste figure, o sostituisce la vigilanza formata con contratti precari a chiamata o con personale “fiduciario”, avverte, l’intera macchina del crowd management rischia il collasso.

Precarietà e carenza di formazione: “Il male assoluto”

Per il presidente dell’associazione, precarietà del personale e carenza di formazione rappresentano “il male assoluto” del comparto. Il settore della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza per eventi soffre, spiega, di alti tassi di turn-over e di contratti intermittenti: la mancanza di stabilità lavorativa disincentiva la formazione continua e specialistica e rende difficile reperire tempestivamente operatori qualificati per la gestione dei grandi assembramenti.

Un quadro che, sostiene Alviti, avrebbe trovato riscontro anche nella verifica diretta compiuta durante la manifestazione: interpellando numerosi steward presenti sul posto, gli sarebbe stato risposto che non avevano contratti a tempo indeterminato, ma solo contratti a chiamata a basso costo.

L’appello: fondi per Bagnoli solo a ditte con personale stabile e formato

Da qui il monito che il presidente dell’ANGPG rivolge alle istituzioni, guardando ai prossimi appuntamenti dell’evento: prestare la massima attenzione a come verranno assegnati i milioni di euro destinati alla vigilanza privata per Bagnoli. Le risorse, chiede Alviti, dovrebbero essere affidate a ditte con personale debitamente formato e informato ai sensi del DM 154/09, e soprattutto non precario, ma con una reale stabilità lavorativa.

Si tratta, va precisato, di valutazioni e osservazioni riferite dal presidente dell’associazione sulla base di quanto da lui direttamente rilevato: non risultano al momento comunicazioni ufficiali degli organizzatori o delle società incaricate della vigilanza in risposta ai rilievi sollevati.


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