Pozzuoli, 7mila sfollati ancora in strada: il decreto Campi Flegrei del 13 ottobre mai pubblicato

Decreto Campi Flegrei approvato ma non pubblicato dopo 3 settimane


Approvato in Consiglio dei ministri il 13 ottobre, annunciato come la svolta attesa da anni, il decreto sui Campi Flegrei a quasi tre settimane di distanza non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il testo definitivo non è noto, e nel frattempo circa settemila sfollati di Pozzuoli aspettano di sapere che cosa li attende.

Un’attesa che il territorio non è più disposto a subire in silenzio: i comitati e il Centro Sociale Culturale Monterusciello hanno rilanciato la mobilitazione, mentre il sindaco di Pozzuoli e gli altri amministratori flegrei attaccano il governo. Sullo sfondo, le parole del ministro Nello Musumeci hanno acceso un nuovo scontro.

Un decreto approvato, ma ancora senza testo

Del provvedimento si conoscono finora le linee annunciate dal ministro per la Protezione civile: un intervento pluriennale con una governance unica, un fondo dedicato, risorse per 100 milioni l’anno, «suscettibili di variazioni», e la possibilità di una delocalizzazione volontaria e incentivata. Ma l’articolato non è stato reso pubblico, e senza il testo in Gazzetta le norme non possono produrre alcun effetto.

Interpellato, Musumeci ha spiegato che il decreto «è stato deliberato» e che il ritardo è un problema «burocratico, non politico». «Le procedure non le segue il ministro. Sui tempi non rispondo», ha aggiunto, ricordando che il provvedimento si trova a Palazzo Chigi.

Settemila sfollati in attesa

A Pozzuoli gli sfollati dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio sono circa settemila. Ricevono un contributo di autonoma sistemazione di circa 900 euro al mese, che il ministro ha definito «il massimo sforzo possibile da parte dello Stato». Per molti di loro il 31 ottobre era la scadenza per lasciare gli hotel, senza sapere dove andare.

Il sindaco, Luigi Manzoni, ha parlato di una situazione «fuori tempo massimo»: «Non c’è più tempo per aspettare, abbiamo bisogno che il decreto venga pubblicato. I tempi del governo non sono quelli che può aspettare la comunità, siamo stufi, siamo stanchi, i problemi li abbiamo noi». Manzoni ha chiesto che nel testo siano recepiti il lavoro e gli emendamenti elaborati in due mesi con il gruppo di lavoro coordinato dalla Prefettura di Napoli.

«A decidere è la natura»: le parole di Musumeci

Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato forti polemiche. «Qui a decidere non è la politica, ma è la natura, che decide se e quando», ha detto a Napoli a margine di un convegno, aggiungendo che tutto avviene in un contesto «suscettibile di cambiamenti da un giorno all’altro». Ha anche lanciato un allarme: se ci saranno altre scosse, «gli sfollati diventeranno 15mila».

Quello che ai cittadini risulta assurdo è che l’esecutivo cerchi giustificazioni nella burocrazia o invochi le dinamiche della natura per sottrarsi alle proprie responsabilità: la natura non si può fermare, ma la politica ha il dovere di intervenire. I comitati leggono poi come un invito ad andarsene gli incentivi alla delocalizzazione. Una terra abitata da quasi tremila anni, dai tempi della Cuma greca, in cui oggi vivono almeno mezzo milione di persone, non può essere un’area da lasciare.

La nuova mobilitazione

Il Centro Sociale Culturale Monterusciello ha aderito alla nuova chiamata alla piazza e invita «tutta Pozzuoli a scendere di nuovo immediatamente in piazza». Nel comunicato si legge che «la Città di Napoli si muove a sostegno dei Campi Flegrei», perché il presente e il futuro dei Campi Flegrei «sono il presente e il futuro di tutta Napoli» e da questa battaglia deve partire «il rilancio per imporre il rispetto di tutto il nostro Sud».

Per il Centro il decreto è «non soltanto in ritardo, ma insufficiente, subdolo, tardivo non di settimane ma di anni», e sarebbe «soltanto un programma da tecnica di sfiancamento» per spingere gli abitanti ad abbandonare la propria terra a vantaggio di speculazioni finanziarie e immobiliari.

Le richieste restano le stesse: sostegno concreto agli sfollati, messa in sicurezza di case e scuole, risorse per chi lavora nell’emergenza e garanzie contro ogni ipotesi di delocalizzazione forzata. Finché non ci saranno il testo, i fondi e il calendario degli interventi, il territorio promette di non fermarsi.


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