Poliziotto morto a Torre, la mamma del 28enne: “Non è un assassino, ama Dio e chiede perdono”
Gen 05, 2026 - Veronica Ronza
L'agente Aniello Scarpati morto in servizio
Tramite una lettera, scritta direttamente dal carcere, Tommaso Severino, il 28enne alla guida del suv che lo scorso ottobre ha travolto e ucciso il poliziotto Aniello Scarpati, a Torre del Greco, ha chiesto scusa ai familiari della vittima.
Aniello Scarpati, la mamma di Tommaso: “Chiede scusa”
“Mio figlio non è un assassino. Non è uscito con l’intenzione di uccidere qualcuno. Ha sbagliato e per questo mi ha chiesto di consegnare una lettera alla famiglia di Aniello Scarpati. Ha chiesto scusa e perdono per ciò che ha fatto. Dal carcere non può farlo, così ha chiesto a me di andare a casa loro. È stato emotivamente molto duro bussare a quella porta, ma per mio figlio l’ho fatto” – queste le parole della signora Rosa, mamma di Tommaso, rilasciate in una video-intervista de Il Mattino.
“Il 30 ero stata a colloquio con mio figlio in carcere e nella borsa dei panni sporchi mi ha fatto trovare una lettera. Lui sta male, è sotto choc, non ricorda nulla di quei momenti ma è stata la foto della signora in lacrime pubblicata dal vostro quotidiano a convincerlo. Anche mio figlio è evangelico come me, è seguito spiritualmente e dopo aver chiesto scusa al Signore, ha voluto chiedere scusa anche alla famiglia. È suo desiderio essere perdonato. Si è distrutto la vita. E non solo la sua”.
Nella lettera rivolta alla signora Eliana, moglie di Aniello, e ai suoi figli si dice pentito per quanto successo quella tragica notte, chiedendo sentitamente perdono. Sarebbe stata proprio la signora Rosa a consegnare di persona la lettera alla vedova Scarpati.
“Non sapeva chi fossi quando ho citofonato, nonostante tutto mi ha invitata a salire sopra. È ancora scossa. Io non ho avuto il coraggio di superare il pianerottolo, gli ho detto: sono la mamma di Tommaso Severino. Lei è rimasta stupita, ho consegnato la lettere e le ho detto: Tommaso chiede perdono e chiedo perdono anche io”.
“Io le ho detto ‘vi vorrei abbracciare ma non so come la pensate’. Mio figlio non è un balordo di strada mai avrebbe voluto fare del male a qualcuno. Anche lui ama il Signore. Lei è stata gentile ma non sa quando lo perdonerà. Ha detto che doveva morire mio figlio non suo marito, ma io le ho detto che purtroppo comanda il Signore e che non ha commesso un reato volontario”.
“Mio marito piange sempre, il più piccolo dei miei quattro figli, che ha 13 anni, si è chiuso in casa. Come mamma ho paura per gli altri miei figli, ho paura per noi se usciamo con l’auto, sto male per Tommaso e per la famiglia Scarpati. Prego tutti i giorni per loro e pregherò sempre. Ma non mi sento la mamma di un assassino, sentirlo chiamare così per me è un dolore”.
