Eccellenze del gusto, trionfa la Campania: è la Regione con più specialità tipiche

Il nuovo censimento delle specialità alimentari tradizionali, presentato dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Roma, vede la Campania come leader delle ‘bandiere del gusto’ con un punteggio record di 569.

Censimento delle specialità alimentari di Coldiretti: trionfa la Campania

Sono ben 5.333 le specialità alimentari presenti sul territorio nazionale nel 2021, salvate dagli agricoltori nel corso della pandemia per sostenere la rinascita del Paese. In vetta alla classifica, con ben 569 specialità tipiche, si piazza la Campania. Toscana (con 463) e Lazio (con 438) si aggiudicano rispettivamente il secondo e il terzo posto.

A seguire si posizionano l’Emilia-Romagna (398) e il Veneto (384), davanti al Piemonte con 342 specialità e alla Puglia con 311 prodotti. A ruota tutte le altre Regioni: la Liguria (300), la Calabria (269), la Lombardia (262), la Sicilia (264), la Sardegna (217), il Trentino Alto Adige (207), il Friuli-Venezia Giulia (179), la Basilicata (163), il Molise (159), le Marche (154), l’Abruzzo (149), l’Umbria (69) e la Val d’Aosta con (36).

Del resto non è la prima volta che la Campania ottiene il primato delle ‘bandiere del gusto’. La classifica si basa sulla valutazione di diversi tipi di pane, pasta, formaggi, salumi, conserve, frutta e verdura, dolci e liquori tradizionali che compongono il patrimonio enogastronomico nazionale. Proprio dalla nostra Regione, ad esempio, vengono i fagioli di cera, chiamati così proprio per l’aspetto lucido che presenta una volta maturo, prodotto di una coltivazione antica fatta completamente a mano.

“Il primato della Campania conferma ancora una volta che la nostra terra è un concentrato straordinario di cultura del cibo, un sapere millenario che si è sedimentato grazie alle influenze e alle eredità dei tanti popoli che l’hanno attraversata e vissuta” – ha commentato Gennarino Masiello, presidente regionale di Coldiretti e vicepresidente nazionale.

“Dai Greci ai Romani, dai Longobardi ai Normanni, dagli Spagnoli ai Francesi, ogni contaminazione ha lasciato il segno in uno o più specialità alimentari, costruendo quel patrimonio immenso che arricchisce la Dieta Mediterranea e che non a caso è stato riconosciuto patrimonio Unesco proprio da uno studio condotto nel Cilento. L’ultimo riconoscimento Unesco è stato quello all’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani, a conferma della grandezza della cultura del cibo in Campania” – ha concluso.

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