Eduardo De Filippo e il suo Rraù: era anche un eccellente cuoco

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Eduardo De Filippo

Su Eduardo De Filippo sono stati scritti interi volumi. Sui suoi fratelli (Peppino e Titina, egualmente artisticamente geniali), suo padre (Eduardo Scarpetta, tra gli attori e i commediografi più celebri dell’inizio Novecento), i suoi personaggi, le sue opere, i suoi successi e le sue sconfitte. Eppure ciò che ancora oggi interessa al suo pubblico fedele è scoprire cosa si nasconda dietro l’attore, dietro il regista, dietro il suo genio. Insomma conoscere l’uomo dietro l’artista. E quale modo migliore per scoprirlo se non attraverso una serie di aneddoti e curiosità che hanno contraddistinto la vita del celebre drammaturgo?!

Eduardo poco dopo i dieci anni fu mandato, insieme con Peppino e Titina, a studiare nel collegio napoletano di Chierchia situato in via Foria. Caratterizzato da un carattere ribelle cercò più volte di fuggire. Tutti i tentativi finirono però tragicamente e alla fine di uno dei tanti, dopo essere stato riportato al collegio, compose una divertente poesia dedicata, se così si può dire, alla moglie del direttore della struttura.

Il drammaturgo prima di affermarsi come genio indiscusso del teatro napoletano decise, almeno fino agli anni Trenta, di proporsi al pubblico con una serie di pseudonimi. Tra i più conosciuti si ricordano Tricot, con il quale presentò l’opera “Sik Sik l’artefice magico”, Molise, C. Consul, R. Maffei, G. Renzi e H. Retti con il quale mise in scena la commedia “Prova generale. Tre modi di far ridere”.

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Forse non tutti sanno che oltre ad essere un artista, Eduardo era anche un eccellente cuoco. Amava preparare manicaretti che vedevano protagonista principalmente la pasta. Il Premio Nobel Dario Fo scrive a riguardo: “Nel suo modo di cucinare e in quello di mangiare sia in solitudine che in compagnia non c’era niente di casuale, al contrario sottintendeva un rituale puntiglioso attraverso cui cercare di creare un’armonia di sapori primigeni in cucina, e a tavola una comunione di piacere”. Dopo la morte di De Filippo la terza moglie Isabella Quarantotti pubblicò “Si cucine cumme vogli’i’… La cucina povera di Eduardo”, un poemetto gastronomico che lo stesso Eduardo cominciò negli anni Sessanta e di cui nessuno era a conoscenza. Ovviamente il primo capitolo è dedicato alla specialità napoletana: ‘O Rraù.

De Filippo possedeva l’isola di Isca, situata a soli 500 metri da Crapolla, nel golfo di Salerno. La comprò negni anni del dopoguerra da Vittorio Astarita, figlio del noto banchiere di Meta, Tommaso. Fu proprio su quest’isola che incontrò Isabella Quarantotti, innamorandosene follemente.

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Murales all’esterno del Teatro San Ferdinando

Nel 1948 il drammaturgo napoletano comprò il Teatro San Ferdinando, edificio settecentesco in rovina. Investì la maggior parte dei suoi guadagni per la ricostruzione di questa struttura. Fu inaugurato nel 1954 con l’opera “Palummella zompa e vola”. Al San Ferdinando De Filippo non mise in scena solo sue opere ma lo utilizzò anche per far esibire attori e registi emergenti.

Infine, anche se forse sembrerà strano a molti di voi, Eduardo non amava la televisione, al punto che volle che le sue opere fossero riprese in ambienti che riproponevano teatri fittizi. Celebre è il dialogo tra l’artista e un operatore della Rai. Alla frase “Pronto, qui è la televisione”, Eduardo rispose: “Un attimo che vi passo il frigorifero”.

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