25 gennaio, Santa Matrona: invocata contro i dolori addominali e le doglie del parto

S. Prisco, piccolo centro urbano della Campania Felix, un tempo a vocazione agricola oggi incorporato nel caos metropolitano di Caserta.

Case a corte, edilizia ottocentesca, piazza con chiesa Arcipretale. Ed è proprio quest’ultima a celare al suo interno un piccolo capolavoro d’arte musiva e di simbologia paleocristiana del V/VI secolo d.C.

Una meravigliosa scoperta data dalla bellezza dei suoi mosaici ma non solo. Il sito di cui parliamo è attualmente ubicato in quella che costituiva l’immediata periferia di Capua Antica (l’odierna S. Maria C. V.) uno dei centri più importanti dell’impero romano, compreso tra l’asse viario che conduceva al Tempio di Giove Tifatino e l’Appia Antica (la Regina Viarum, strada consolare fatta costruire da Appio Claudio nel 312 a.C. e che collegava Roma a Brindisi).

Questa località fu destinata fin dall’età antica ad area cimiteriale e lo dimostrano le numerose evidenze archeologiche: ancora oggi è possibile ammirare tra palazzi moderni monumenti funerari di età imperiale, come la cosiddetta “Conocchia” e le “Carceri Vecchie”, (chiamate così perché un tempo si credeva erroneamente fossero le carceri dei gladiatori).

Il gioiello di cui parliamo è la Cappella di Santa Matrona, custodita all’interno della Basilica Arcipretale di Santa Croce. La sua datazione fa ancora discutere gli esperti, ma la sua erezione è compresa tra la fine del V e la prima metà del VI secolo a giudicare anche dal suo apparato decorativo. Sono proprio questi mosaici a rappresentare degli unicum in Campania, una tradizione musiva paleocristiana influenzata dalla cultura bizantina che trovano un valido confronto solo con quelli di Ravenna e di Roma.

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La piccola Cappella di Santa Matrona è un sacello funerario annesso alla primitiva basilica paleocristiana dedicata a San Prisco. E’ a pianta quadrata con agli angoli colonne dagli antichi capitelli, mentre nella parte absidale è situata una vasca di marmo, proveniente da una delle ville imperiali di Capua, che oggi funge da altare e che la tradizione vuole contenesse le spoglie della Santa.

Sulla volta e sulle lunette si estende una sfavillante e ricca decorazione a mosaico nella quale i colori dai toni freddi e le abbondanti lumeggiature d’oro risaltano sul fondo blu intenso. Nella lunetta al di sopra dell’ingresso vi è un busto di Cristo benedicente, dal volto orientalizzante, con le lettere apocalittiche: alpha e omega (l’inizio e la fine).

Ma chi era Matrona? In base alla tradizione S. Prisco fu protovescovo della città di Capua e seguace di S.Pietro, martirizzato proprio nella città dei gladiatori. Con il passare del tempo il culto verso questo martire divenne sempre più grande e secondo la leggenda, condurrà una cristiana di nome Matrona, figlia di un nobile della Lusitania (attuale Portogallo), affetta da cronici dolori all’addome, alla ricerca della tomba del santo apparsale in sogno. La donna decise di costruirvi sopra una basilica, ad uso di martyrion (chiesa costruita sulla tomba di un martire o sul luogo del suo martirio). Matrona restò lì per tutto il resto della vita, onorata dopo la morte dai sanprischesi come Santa e invocata contro le epidemie intestinali ed il colera.

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Santa Matrona è la Patrona di S. Prisco e viene celebrata in una storica festa che affonda le sue radici nella tradizione pagana. Tipica festa agricola invernale, cade esattamente un mese dopo Natale, quando la giornata si allunga di un’ora  (“A Santa Matrona ‘a jurnata s’allonga ‘e n’ora”). I fedeli giungono a piedi anche da comuni distanti in pellegrinaggio per implorare la protezione della Santa, in particolar modo contro i dolori addominali e le doglie del parto. Una fila interminabile dalle prime luci dell’alba per entrare all’interno del sacello per fare una preghiera a Santa Matrona e strofinare un fazzoletto su una delle parti della sua statua, per poi passarlo sul proprio addome, così come vuole la tradizione, al fine di ottenere il sollievo da eventuali dolori o fastidi.

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Ma la festa religiosa, che si svolge ogni anno il 25 gennaio, trova le sue origini in una festa rurale durante la quale si producevano e vendevano oggetti artigianali di uso comune: mestoli (le “cucchiarelle”), sgabelli, setacci, panieri (le “canestrelle“), tutto fatto a mano e ancora oggi reperibili negli stand sistemati davanti la chiesa. E’ il periodo destinato alla macellazione del maiale, alla trasformazione delle sue carni in insaccati e così nel piazzale è possibile acquistare tanti prodotti tipici e mele caramellate e zucchero intrecciato. Le cosiddette “mele di Santa Matrona” e “‘O zuccariello“, una colorata pasta di zucchero intrecciata e richiusa a forma di “O” per la gioia di grandi e piccini. Ma perché proprio la mela? Essa è simbolo di rinascita, fertilità, abbondanza, attributo della dea Demetra, dalla quale con molta probabilità Santa Matrona trae origine.

Fonti:

– Michele Monaco, Sanctuarium Capuanum, Napoli, 1630, p. 140,
-Luchino Franciosa ed Edgardo Grazia, Santa Maria Capua Vetere, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1936,
-Francesco Antonio Natale, Considerazioni sopra gli atti di Santa Matrona, Napoli, Mazzola-Vocola, 1775,
-Mario Rotili –L’arte a Napoli dal VI al XIII secolo –S.E.N. 1978

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