Lo Scoglio di Rovigliano: l’isolotto creato da Ercole nel Golfo di Napoli

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Lo scoglio di Rovigliano è un piccolo isolotto naturale del golfo di Napoli, situato a circa 500 metri dalla foce del fiume Sarno e situato al confine tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.

Ciò che lo rende degno di nota è il suo legame con un’antica e affascinante leggenda che ha per protagonista il personaggio mitologico di Ercole. In origine lo scoglio di Rovigliano era conosciuto con il nome di Petra Herculis: verso il 1239 a.C., Ercole, di ritorno dalla Spagna, prima di fondare le città di Ercolano e Stabiae e subito dopo aver compiuto la decima delle sue dodici fatiche, staccò la cima del Monte Faito e la gettò in mare, dando così origine al celebre isolotto.

Si suppone inoltre che, su di esso, durante l’epoca romana, sorgesse un tempio dedicato all’eroe mitico nonché fondatore, di cui oggi se ne conserva ancora una traccia sulla parete sud della torre, la quale riporta un residuo di opus reticolatum, ovvero una tecnica edilizia nella quale le pietre in tufo erano disposte a forma di rete.

Opus Reticulatum
Opus Reticulatum

Le prime testimonianze scritte dell’isolotto sono ad opera di Gaio Plinio Secondo, meglio conosciuto come Plinio il Vecchio ed emergono nel XXXII libro del trattato Naturalis Historia. In seguito fu chiamata Pietra di Plinio, proprio in ricordo dello scrittore romano morto nei pressi dello scoglio durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La sua attuale denominazione è riportata in una bolla risalente all’epoca di Papa Innocenzo III, nella quale viene citata la località di Rovigliano – usque ad insulam Rubellianum – come segno di confine tra la diocesi di Nola e di Napoli. Secondo gli storici questo nome potrebbe derivare dal cognome dall’antica gens romana Rubilia o, dal proprietario dello scoglio, il console Rubelio, o ancora dal termine latino Robilia, una pianta erbacea, oggi conosciuta come cicerchia, presente in gran quantità nella zona.

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Nel corso dei secoli lo scoglio di Rovigliano non solo modificò il suo nome ma anche la sua funzione. Nel testo Rievocazioni e Rivendicazioni Storiche di Tommaso De Rosa, pubblicato nel 1937, si evince che nel VI secolo fu di proprietà del nobile Ernesto Longobardi, il quale vi costruì una piccola abitazione privata.

Successivamente l’abitazione fu trasformata in un monastero posto sotto la protezione del martire San Michele e della vergine Santa Barbara. Nel XVI venne utilizzato come luogo di difesa dalle incursioni saracene e barbaresche grazie alla torre di avvistamento costruita sulla sua cima nel 1564. Dal 1860 divenne proprietà demaniale.

Infine, nel 1931, diventò, ad opera del signor Antonio Brigante, sia ristorante sia albergo. Purtroppo la sua ambiziosa attività non ebbe successo e durò solo pochi anni. Ciò che resta oggi sono solo poche rovine della torre.

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