Santa Maria del Soccorso ad Ischia: la chiesa a picco sul mare che protegge i marittimi

Ischia – A picco sul mare e bianca, la chiesa di Santa Maria del Soccorso, o della Neve, si erge sul promontorio che da essa prende il nome come simbolo della cittadina di Forio, sull’isola di Ischia. Il santuario, dedicato inizialmente alla Madonna della Neve, ha assunto nei secoli la denominazione “del Soccorso” a causa del forte affetto e devozione dei naviganti e di tutti i marittimi che si affidano alla protezione della Madonna con ex voto. La tradizione deriva da una particolare reliquia custodita nella chiesa che vedremo in seguito.

Inizialmente parte di un convento degli Eremitani di S. Agostino, entrambe le strutture vennero edificate intorno al 1350. A confermarlo è una relazione ufficiale redatta dal priore dello stesso convento il 2 aprile del 1650 in cui si venne compilato anche un elenco attendibili di beni mobili ed immobili, entrate ed uscite economiche della comunità.

Secondo tale documento si evince che, inizialmente, il convento fosse circondato da alcuni terreni impossibili da coltivare a causa del vento forte che batteva incessantemente sull’altura. Proprio a causa di questo potente effetto climatico il terreno sarebbe via via franato distaccandosi dalla roccia, fino a “scolpire” il promontorio su cui attualmente si erge la chiesa. Viene da chiedersi a cosa servisse una descrizione tanto capillare. Nel 1649, Papa Innocenzo X sancì la soppressione di tutti i conventi minori, non in grado di sostentarsi.

Con la relazione il priore aveva cercato di dimostrare l’operatività della struttura, ma con scarsi risultati: la posizione e la lontananza dal centro abitato non davano modo alle casse di rimpinguarsi, anzi, i debiti non facevano che aumentare. Un anno dopo il documento, gli Eremitani abbandonarono il convento, che venne soppresso ufficialmente nel 1653. Rimase solo la chiesa che, nel corso dei secoli, subì numerosi rimaneggiamenti e notevoli trasformazioni che l’hanno resa quella che attualmente possiamo ammirare.

La prima chiesa era particolarmente modesta e dallo stile semplice. Nel 1791, la singola navata venne arricchita dalla cappella del Crocifisso e, nel 1854, venne eretta una maestosa cupola per adornare l’esterno. Di questa meraviglia, però, rimangono solo miniature e dipinti del tempo dal momento che un terremoto la distrusse completamente nel 1883 e, quando venne ricostruita, le dimensioni furono molto più contenute. I lavori del 1864 diedero alla chiesa la sua fisionomia attuale e le caratteristiche che oggi attirano turisti da ogni parte del mondo.

La facciata bianca e la struttura architettonica  leggera spiccando sullo sfondo blu offerto dal promontorio, mentre una scala di maioliche colorate è l’unico tocco di colore che accoglie i visitatori. Le mattonelle sono risalenti al Settecento e raffigurano le scene della Passione di Cristo con giallo, bianco e rosso come colori dominanti. Il cuore pulsante della chiesa è, però, la cappella del Crocifisso, a cui è legato l’intera devozione dei marittimi.

Il crocifisso custodito al suo interno e risalente al ‘400, secondo la leggenda, venne rinvenuto in mare da alcuni naviganti diretti in Sardegna. All’altezza dell’isola furono costretti a ripiegare le vele a causa di una violenta tempesta. Per placare l’ira del mare posizionarono la reliquia rinvenuta all’interno del santuario della Madonna della Neve e, come se non fosse mai arrivata, la tempesta si placò. Pronti a ritornare a bordo cercarono di portare con l’oro il prodigioso crocifisso, ma, le porte della chiesa si chiudevano da sole impedendone l’uscita. Solo lasciando la reliquia sull’altare i naviganti riuscirono ad uscire dalla struttura.

Verità o leggenda, miracolo o impressione popolare, quella croce è diventata il simbolo della protezione e del soccorso per chi lavora sul mare. La cappella nella quale è custodita è ricolma di ex voto, modellini di navi e velieri, preghiere lasciate dai marinai di ogni tempo ed ogni paese per invocare la protezione nei lunghi viaggi lontano da casa. Si aggiunga che, a causa della conformazione del tratto di mare intorno ad Ischia, l’isola era anche tristemente nota per i continui naufragi: nel santuario, gli sfortunati naviganti potevano trovare soccorso spirituale e ristoro, particolarità che, nei secoli, ha dato nome al luogo. Del resto, quale posto migliore di una chiesa sospesa fra cielo e mare per rappresentare una simile devozione?

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