Quartieri Spagnoli: storia di umanità e degrado

quartieri spagnoli 1988, vico campanile

Napoli non è tra le città più grandi d’Italia, pur essendo una metropoli conserva una struttura urbanistica che la rende accessibile, raccolta e facilmente percorribile. Un amico una volta mi disse: “Napoli è un Paese“. E aveva ragione.

Ogni quartiere conserva una sua precisa identità, un suo codice comportamentale, una sua conformazione precisa e accessibile solo a coloro che vi ci abitano. Proprio come quei piccoli paesi di provincia, incomprensibili per i turisti, magici per i cittadini che li popolano.

Napoli come dicevamo, non è molto grande. Napoli è densa. Piena di vicoli, viuzze, stradine che come vene lasciano fluire lungo strade inerpicate e strette, un flusso umano imparagonabile, per intensità e colore a nessun altro popolo.

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Questo è ben visibile nella struttura della città ed in particolar modo nei quartieri spagnoli, nati nella metà del XVI secolo per soddisfare un’impressionante domanda di alloggi derivante dalla migrazione della nobiltà e dei contadini dalla provincia alla città.

Dal 1528 al 1547 Napoli comincia a riempirsi, passando da 155.000 a 212.000 abitanti, un fenomeno ben visto dal potere centrale che, decise di affidare il progetto urbanistico a don Pedro di Toledo, il quale con un solo intervento, decise di soddisfare sia le esigenze di difesa cittadina sia i bisogni derivanti dall’aumento della popolazione.

I progetto di don Pedro prevedeva l’ampliamento sul versante collinare occidentale, una mossa questa che avrebbe inglobato Castel S. Elmo nella struttura urbana, una mossa strategica importante che andava a rafforzare il sistema difensivo attraverso una stretta comunicazione tra Castelnuovo ed il Castello del Carmine. La costruzione ufficiale delle mura si fa risalire al 30 aprile 1537 .

In questo modo i quartieri delle truppe spagnole sarebbero rimasti in stretto contatto con Castel S.Elmo attraverso un ideale asse principale che fu identificato con via Toledo, aperta al pubblico nel 1536.

E proprio via Toledo rappresenta ancora oggi, una sorta di accesso misterioso e segreto verso quella regolare ed intrigante scacchiera conosciuta come i “Quartieri Spagnoli” abitata in un primo momento dall’esercito e divenuta poi alcova popolare. L’edilizia dei Quartieri Spagnoli infatti, fu sempre di tipo popolare, portandosi dietro per secoli la fama di quartiere pericoloso e degradato.

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Eppure proprio quella scacchiera, fatta di degrado e malavita, nasconde in realtà una ricchezza inestimabile di tesori architettonici e culturali. I palazzi, i vicoli e la conformazione del quartiere nascondono una magia sconosciuta alla maggior parte dei napoletani stessi.

Come recitava un bellissimo articolo pubblicato su Nuok.it  i “Quartieri” non sono un paese delle meraviglie. Conservano purtroppo una storia fatta di criminalità e degrado che raggiunge il massimo storico durante la violenta faida camorristica degli anni Ottanta. Ma nonostante tutto continuano a conservare un’umanità sconosciuta tipica della cultura napoletana.

Quartieri popolari di Napoli:Vicoli, bambini, bassi

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