Sant’Antonino di Sorrento: il miracolo del pesce che divorò un bambino

Sant’Antonino Abate è stato un monaco benedettino ed un eremita vissuto a Campagna d’Eboli, in provincia di Salerno, nella seconda metà del VI secolo.

Oggi Sant’Antonino è il patrono della città di Sorrento e le sue gesta in vita non solo gli hanno attribuito il titolo di cui vanta, ma anche una forte devozione da parte del suo popolo.

Di fatti si racconta che un giorno, in una tranquilla mattina d’estate, tra i bagnanti apparve un pesce di dimensioni enormi – si pensa ad una balena – che in men che non si dica inghiottì uno dei fanciulli presenti sulla battigia. I pescatori del luogo soccorsero repentinamente il giovane, ma senza successo.

Disperata, la mamma del bambino, per salvarlo giocò un’ultima carta, quella della fede religiosa: chiese aiuto a Sant’Antonino, a quel tempo abate del monastero di Sant’Agrippino.

Il frate si recò in spiaggia ed ordinò al terribile mostro che aveva compiuto un gesto così spregevole di restituire il bambino alla sua famiglia. Con l’ausilio dei pescatori, che aprirono il ventre dell’orribile creatura marina, il fanciullo riabbracciò la sua mamma sano e salvo.

I concittadini gridarono “al miracolo” e, da quel momento in poi, il frate fu considerato punto di riferimento spirituale del piccolo comune campano. Morì il 14 febbraio dell’anno 625.

Non solo. Si narra inoltre che il 13 giugno del 1558 la città di Sorrento fu presa d’assalto dai pirati saraceni che oltre a compiere scempi ai danni della città, uccisero e rapirono un numero cospicuo di persone. Chi riuscì a scampare il pericolo, attribuì la propria salvezza al santo protettore Sant’Antonino.

Gli abitanti sopravvissuti, per ringraziarlo ed onorarlo, commissionarono all’artista Scipio di Costantio la realizzazione d’una statua d’argento con le sembianze del loro protettore in sostituzione di quella depredata dai saraceni. Tuttavia il popolo non aveva fatto i conti con le proprie tasche e per questo l’opera rimase momentaneamente incompiuta.

Poco tempo dopo, secondo quel che si tramanda, l’autore della scultura fu saldato della cifra mancante da un uomo con lo stesso aspetto del monaco protettore: era proprio Sant’Antonino che aveva ancora una volta omaggiato il suo popolo.

Miracolo che ricevi, dono che fai: i fedeli per dimostrare ulteriormente il loro attaccamento fecero realizzare una borsa d’argento da porre ai piedi della statua appena costruita.

Fonte: fondazionesorrento.com

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