Si ‘na pereta: origine e significato dell’appellativo napoletano

È certamente una delle parole del dialetto napoletano che provoca le più svariate reazioni. Il destino del termine “pereta” oscilla infatti tra ilarità e imbarazzo, qualunque sia l’accezione datagli.

Come sapranno i napoletani più esperti, infatti, pereta ha un significato polivalente: l’etimologia lo associa all’intestino (dal latino perditum, peto), riferendosi a una scorreggia molto rumorosa e poco o nulla puteolente; la tradizione partenopea ha aggiunto un’altra interpretazione, che ora vi spieghiamo.

Pereta, infatti, viene utilizzato come appellativo femminile e, vi assicuriamo, non è certo un complimento. L’aggettivo pereta, infatti, partendo sempre dal suo significato eziologico, che indica la versione peggiore del peto, viene attribuito a una donna volgare, sguaiata, vistosa, una donna che voglia farsi notare ma non per il proprio fascino o seduzione.

La pereta viene notata proprio come sarebbe notato un peto, ossia facendo rumore e risultando quindi fastidiosa, oltre che di poco valore (la pereta non è altro che aria).

Anche il napoletano ironizza su questo aspetto stigmatizzandolo, mettendo la pereta addirittura nella Smorfia: “43-‘Onna Pereta for’o balcone”. ‘A pereta è una piccolo-borghese, arrivista e velleitaria. La sua seduttività, espressa in maniera spiccata, non mira al sesso, ma ad una promozione sociale.

In un certo senso la pereta è una via di mezzo fra la “malafemmena” cantata da Totò (“mala” per le sofferenze che gli infligge, non perché faccia “la vita”) e una prostituta.

E la natura della Pereta è proprio in questo suo restare a metà strada: non è certo una Santa ma nemmeno una poco di buono.


Fonti: pereta.it; napoletanità.it