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Da “cresommola” ai genitali femminili: 17 termini napoletani derivanti dal greco

Talmente bella da lasciare senza parole, talmente antica da possederne parecchie di origine greca. Il nome stesso della nostra città e la lingua napoletana (e non semplice dialetto secondo l’Unesco) erette sulle fondamenta della civiltà di Omero e Platone: dalla fondazione di Neapolis ai numerosi termini partenopei etimologicamente derivanti dal greco, antico e moderno.

No, nun stammo pazzianno (da paizen), tanto per citare una delle predette espressioni. Il greco dà senso e vigore a diverse parole napoletane, per giunta suddivise tra differenti ambiti sociali: cultura culinaria, economia, espressioni  gergali e modi di dire, caratteristiche fisiche e mentali, sino addirittura alla sfera sessuale.

CIBO

Prima si apparecchia sopra un bel mesale (da misalion). Poi, dopo aver gustato qualche pietanza guarnita con un po’ di basilico, ovvero la vasinicola (vasinikola cosa degna di un re) si passa subito alla frutta: la scelta è tra una morbida cresommola (cruson melom, frutto d’oro) e un succuso purtuallo (portokalos, arancia). Ovviamente si chiude con un bel dolcetto, nella fattispecie nu franfellicchio (pompolux, bolle d’aria) a base di zucchero. Se il tutto o uno solo di tali prodotti dovesse rivelarsi disgustoso, si potrebbe sempre dire che è una ciofeca (kofos, cattivo sapore).

ECONOMIA E COMMERCIO

In ogni caso toccherà cambiare puteca (apotheke, negozio) e accattare (ktaomai, acquistare) tali prodotti presso qualche altro rivenditore. Attenzione, invece, a non tornare a casa con inutili cianfrusaglie, come la famigerata caccavella (caccabos, contenitore), recipiente un po’ ingombrante e dalle dimensioni eccessive rispetto all’utilizzo cui è destinato.

PECULIARITA’ FISICHE E MENTALI

Ecco, magari si tratterà di qualche ‘nzallanuto (da sele né, luna), per indicare una persona stupida, distratta, sovrappensiero. Insomma uno con la testa tra le nuvole. Chissà che non sia anche zelluso (psilos, pelato), cioè privo di capelli. Attenzione a non offendere troppo, però, perché potrebbero sempre darvi un bel pacchero (pas keir, dare un colpo con la mano aperta).

ESPRESSIONI GERGALI E MODI DI DIRE

I più estremi potrebbero addirittura farvi piglià pere, tipica espressione napoletana utilizzata quando un determinato elemento comincia a prendere fuoco. E proprio dal greco pur (appunto fuoco) trae origine tale locuzione. Una precisazione va fatta, invece , in riferimento a papele papele, alla quale in molti pure attribuiscono una derivazione greca. Ma non tutti concordano, in quanto il termine greco papos (lento) –  dal quale si presume tale convinzione – non esiste, tant’è che lento si dice bradus.

AMBITO SESSUALE

Chiudono la carrellata di termini napoletani di origine greca rafaniello (dal verbo rafanidoo) e pucchiacca. Il primo si riferisce a una pratica umiliante in vigore presso gli antichi e messa in atto a danno degli adulteri: a quest’ultimi, infatti, veniva inserito un ravanello nell’ano. Il secondo nasce dalla fusione tra i vocaboli pur (fuoco) e koilos (antro), cioè antro di fuoco.

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