Pompei, ricostruita la mappa del Dna di una vittima dell’eruzione del Vesuvio: è la prima volta

Foto: © Luigi Spina

Per la prima volta è stata ricostruita la mappa del Dna di un abitante di Pompei rimasto vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Un risultato portato alla luce grazie alla ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports e coordinata da Gabriele Scorrano, dell’Università di Copenaghen e dell’Università di Roma Tor Vergata, condotta in collaborazione con Serena Viva, Università del Salento, Università della California e la brasiliana federale di Minas Gerais a Belo Horizonte.

Pompei, ricostruita la mappa del Dna di una vittima dell’eruzione del Vesuvio

I ricercatori, grazie alla disponibilità del Parco Archeologico di Pompei, hanno esaminato i resti scheletrici appartenenti a due soggetti, morti a seguito della violenta eruzione del Vesuvio, e ritrovati all’interno della Casa del Fabbro.

Si tratta di un uomo, di età compresa tra i 35 e i 40 anni, e di una donna over 50. Del primo è stato possibile sequenziare il genoma compiendo un’operazione unica. E’ la prima volta, infatti, che si riesce a ricostruire il Dna di una vittima dell’eruzione del 79 d.C.

Del giovane pompeiano sono stati rilevati tratti simili a quelli della popolazione dell’Italia centrale e di coloro che vi hanno vissuto all’epoca dell’impero romano. Il suo scheletro mostra anche evidenti segni di una malattia simile alla tubercolosi. Al contrario, non è stato possibile ricostruire il Dna della donna.

“Il loro stato di conservazione era ottimo, non devono essere venuti a contatto con temperature troppo elevate. Il Dna era invece molto degradato ma siamo riusciti comunque ad estrarlo” – ha spiegato Gabriele Scorrano come reso noto da ‘Il Corriere del Mezzogiorno’.

“E’ la prima volta assoluta che accade perché finora erano stati analizzati solo frammenti di Dna mitocondriale ossia quello non contenuto nel nucleo delle cellule, prelevate sia da esseri umani che da animali di Pompei. E’ anche una dimostrazione di come sia possibile recuperare il Dna antico dai resti umani di Pompei e apre ora la possibilità a ricerche in questa direzione” – ha concluso.

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