Scoperta a Pompei: Gneo Alleo Nigidio Maio, ecco chi è il principe amico di Nerone

Foto dalla pagina Facebook “Made in Pompei”

Pompei a duemila anni di distanza e a più di due secoli dalla sua scoperta, restituisce ancora cose straordinarie ed è ancora in grado di stupire il mondo intero.

Ieri la presentazione della bellissima tomba monumentale scoperta a pochi passi da Porta Stabia, uno degli accessi alla città antica. La cosa più sorprendente per gli archeologi è stata la lunga epigrafe funeraria di oltre 4 metri ritrovata sulla tomba, la più lunga iscrizione mai trovata finora. Sette registri narrativi delle “Res Gestae” (ovvero le imprese realizzate in vita dal defunto) che scandiscono le tappe fondamentali della sua vita e del suo cursus honorum (ordine sequenziale degli uffici pubblici tenuti dall’aspirante politico). Dall’iscrizione sappiamo che era solito elargire grandi banchetti sontuosi e a oli 17 anni, quando indossò la toga virile, organizzò uno spettacolo con 416 gladiatori. Evento di enormi proporzioni paragonabile solo ai ludi romani della capitale dell’Impero, un atto dovuto per promuovere la sua carriera politica.

Parte dell’iscrizione funeraria

C’è un riferimento – spiega Osanna – alla rissa tra pompeiani e nocerini avvenuta nel 59 d. C., a seguito di uno spettacolo“. La zuffa provocò molti morti e feriti, tanto che Nerone fece chiudere l’anfiteatro per dieci anni (delibera revocata dopo il terremoto del 62). Nigidio fu molto amato dai suoi concittadini che gli attribuirono il nominativo di Patronus, che lui rifiutò perché troppo impegnativo. Altri lo chiamarono addirittura Princeps Coloniae, titolo che lo incoronò al di sopra di tutti.

Affresco della zuffa tra pompeiani e nocerini conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Allora chi era questo personaggio così ben voluto dai pompeiani? Il Direttore Osanna ne è certo: si tratta di Gneo Alleo Nigidio Maio, uno dei più grandi finanziatori di spettacoli con gladiatori che si svolgevano a Pompei e amico di Nerone, ma anche figlio di uno schiavo, divenuto liberto grazie alla ricchezza accumulata. Di Gneo Alleo sappiamo anche che fu un potente imprenditore edile e morì nel 78 d.C., un anno prima della catastrofe che si abbatté sulla sua città.

La lastra superiore della tomba è conservata al Museo Archeologico di Napoli e mostra scene con spettacoli di gladiatori e venationes (caccia di animali selvatici), riportate anche nell’epigrafe dedicatoria del defunto. Il rilievo, scoperto negli anni ’40 del secolo scorso, fu rinvenuto fuori posto dal Soprintendente Avellino, proprio nell’area di porta Stabia e pertinente alla tomba di Alleo Nigidio.

Alla scoperta sensazionale della sua sepoltura si aggiunge quella di un altro particolare drammatico ma importante: lo scavo ha portato alla luce un tratto di strada di cui non si vede il basolato perché coperto da cenere dell’eruzione. Su questi tre metri di materiale vulcanico ci sono tracce di solchi di carro, probabilmente una carovana in fuga dall’ira del Vesuvio.

Le immagini del ritrovamento della tomba saranno mostrate domani in anteprima alle 21,30 su Petrolio.

Fonti:

Repubblica.it

“Real Museo Borbonico” Vol. II, Napoli, 1825.

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