La villa di Licinio Lucullo, l’inedito itinerario archeologico sul lungomare di Napoli

Lo scorso 21 ottobre, in occasione della visita a Napoli del Ministro Dario Franceschini per gli Stati Generali della Cultura, il sindaco Luigi de Magistris ha annunciato una rilevante novità sul futuro del castel dell’Ovo: integrare la gestione comunale del castello con quella del Mibact al fine di potenziarne l’attrazione culturale e turistica.

«Con il ministro Franceschini – ha dichiarato de Magistris – abbiamo deciso insieme un processo di valorizzazione e di ristrutturazione del castel dell’Ovo, per un uso governativo e congiunto di tutti i suoi spazi, in modo che insieme decideremo cosa fare, dalle mostre agli eventi di tipo attrattivo, culturale e sociale per una fruizione sempre più collettiva del castello. L’obiettivo è firmare l’accordo entro l’anno».

I tempi sono ancora prematuri per ipotizzare la natura dei progetti di valorizzazione. Nonostante ciò, sarebbe legittimo auspicare che tra questi vi sia un piano per la definitiva apertura al pubblico dei suggestivi sotterranei del castel dell’Ovo. È ignoto ai più, infatti, che tale sottosuolo ospiti i resti di uno dei maggiori siti archeologici della città, che si estende ben al di là dei confini stessi del castel dell’Ovo. La valorizzazione di tale risorsa potrebbe dar vita a un affascinante percorso archeologico sul lungomare partenopeo.

Il sito in questione è la villa di Licinio Lucullo, la maestosa residenza che il console romano fece costruire a Napoli nel I secolo a.C. Nato a Roma nel 117 a.C., Lucio Licinio Lucullo fu uno dei principali miles e uomini politici dell’epoca. La sua vita fu inscindibilmente legata al dittatore Silla, che ne lodò le virtù belliche nel corso della guerra Marsica. In tale contesto, infatti, Lucullo fu l’unico ufficiale romano ad appoggiare apertamente la marcia del dittatore su Roma. Per tale ragione, Silla lo volle al suo fianco nella spedizioni della Prima Guerra Mitriadica, che videro il miles protagonista nelle missioni in Egitto, Grecia, Libia e Asia Minore.

Del legame tra Silla e Lucullo ci offre una preziosa testimonianza Plutarco: «Fu soprattutto per l’equilibrio e la forza d’animo che Silla lo volle con sé, e lo impegnò fin dall’inizio in compiti della massima importanza, uno dei quali fu la direzione della zecca. Così la maggior parte delle monete romane in uso nel Peloponneso al tempo della guerra mitridatica furono coniate da Lucullo e da lui presero il nome di luculliane ed ebbero corso per molto tempo».

Eletto console nel 79 d.C., Lucullo partecipò anche alle campagne in oriente della Terza Guerra Mitridatica prima di ritirarsi definitivamente dalla scena politica nel 59 a.C. Gli ultimi anni della sua vita li dedicò esclusivamente allo studio delle lettere e della filosofia, passioni che lo accompagnarono sin da giovanissimo. Perfetto conoscitore della lingua e della cultura greca, Lucullo fu celebre per le maestose biblioteche che allestì nelle sue due ville di Tuscolo e Napoli, impreziosendole con libri rarissimi acquisiti nelle spedizioni militari nelle provincie più remote dell’impero. Tali biblioteche erano aperte per chiunque desiderasse approfondire la conoscenza delle culture di tali regioni.

La villa che Lucullo fece costruire a Napoli si estendeva in un’area immensa, dall’attuale Piazza Municipio fino alla collina di Pizzofalcone. Ma il vero e proprio cardine della residenza sorgeva sull’isolotto di Megaride, dove attualmente sorge il castel dell’Ovo.

La villa era un esempio del lusso e della magnificenza imperiale, rappresentati dalla varietà dei suoi locali oltreché dalla sua mirabolante estensione. La struttura era dotata di un complesso termale, di piscine, di moli che ne garantivano l’accesso diretto al mare e di pescherie fornite di vasche per l’allevamento delle murene. Quest’ultima era un’attività particolarmente apprezzata dalle famiglie aristocratiche dell’epoca repubblicana, lo dimostrano la presenza delle medesime vasche d’allevamento nella villa imperiale di Pausilypon, fatta costruire da Publio Vedio Pollione nello stesso periodo.

La villa di Lucullo, inoltre, era contraddistinta da vasti giardini in cui si coltivavano piante e frutti giunti da varie provincie dell’impero. Alcuni alberi erano del tutto esotici per l’epoca, come il pesco e l’albicocco (importati dalla Persia) e il ciliegio (giunti dall’Asia Minore), che proprio in quel periodo furono coltivati per la prima volta nei terreni della penisola.

Ma come poc’anzi accennato, il cuore pulsante della villa era rappresentato da un’immensa biblioteca. Tale ambiente rappresentava senz’altro lo spazio perfetto per le attività di otium di cui il console era famoso e nel corso del quale era solito intrattenersi con le personalità più illustri della politica e della cultura del tempo.

I resti che testimoniano l’antica presenza della villa di Lucullo sull’isolotto di Megaride sono visibili nei sotterranei del castel dell’Ovo, precisamente nella “sala delle colonne“, un antichissimo ambiente ipogeo all’interno del quale è possibile ammirare le colonne romane appartenenti un tempo alla villa di Lucullo. Su queste stesse colonne i Normanni, gli Svevi e gli Aragonesi, per oltre quattrocento anni, hanno poi forgiato il castello che oggi tutti noi consociamo. Nello stesso ambiente sono visibili anche dei tramezzi tufacei in opus reticulatum e alcune vasche. La presenza di quest’ultime ha spinto gli archeologi a supporre che la “sala delle colonne” ospitasse il complesso termale della villa.

E’ probabile che proprio in tale luogo sotterraneo vivesse il poeta Virgilio nei 15 anni trascorsi sull’isolotto di Megaride. D’altronde, la celebre leggenda dell’uovo ci informa che esso è custodito, non a caso, nei sotterranei del castel dell’Ovo.

Con la morte di Lucullo nel 56 a.C., la villa subì una serie di saccheggi, terremoti ed incursioni che ne modificarono radicalmente l’assetto originario. In piena età tardo-antica, con Valentiniano III, l’antica villa fu trasformata in una rocca, il celebre Castrum Lucullanum, nome che ancora oggi viene utilizzato per indicare lo stesso castel dell’Ovo. Il Castrum sarebbe ben presto divenuto la dimora dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo, che qui fu imprigionato da Odoacre nel 476 d.C.

Oltre ai reperti del castel dell’Ovo, un’altra importante testimonianza della villa è visibile sul monte Echia, nel tratto panoramico di via Egiziaca a Pizzofalcone, alle spalle della caserma Nino Bixio. La villa di Lucullo, infatti, si estendeva fino ad inglobare il cuore più antico della città, quel monte Echia su quale i Cumani, nel VIII secolo a.C., fondarono Partenope. Alla luce di ciò, è del tutto plausibile che alcune edificazioni appartenenti all’antica Palepolis possano essere state incorporate, attraverso un processo di stratificazione tipico della città d Napoli, nei locali della villa di Lucullo.

Il ricordo dell’antica residenza imperiale si conservò nella zona del monte Echia fino al cinquecento. In questo periodo, infatti, il viceré Andrea Carafa fece costruire a Pizzofalcone un’enorme fortezza contraddistinta da ampi appartamenti, da un gran numero di fontane e da cisterne pensili. L’intenzione del viceré era proprio quella di ricreare una struttura che potesse riprodurre lo sfarzo dell’antica villa di Lucullo. In seguito, la fortezza fu acquistata dalla Corona di Spagna che la convertì nella sede della fanteria spagnola, per via della sua posizione strategica sul Golfo di Napoli.

Oggi i rinvenimenti archeologici della villa di Lucullo a Pizzofalcone versano in uno stato di gravissimo degrado e abbandono e sono costantemente violati dalla presenza di rifiuti. Non mancano, ovviamente, alcune scritte che deturpano indecorosamente l’antica roccia tufacea del reperto.

Gli ultimi rinvenimenti archeologici della villa sono tornati alla luce recentemente, nel corso della costruzione della stazione di piazza Muncipio della linea 1. Lo scavo, infatti, ha restituito importanti reperti risalenti all’epoca imperiale: alcuni nuovi ritrovamenti della villa di Lucullo e un complesso termale del II secolo d.C. Com’è noto, l’intero sito archeologico di piazza Municipio sarà fruibile al pubblico una volta ultimata la costruzione della fermata metropolitana, la cui apertura è prevista nel 2020.

In conclusione, l’annuncio della sinergia tra Comune e Mibact per la valorizzazione del castel dell’Ovo potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza per lo sviluppo di un progetto che preveda la completa valorizzare della villa di Lucinio Lucullo. La nostra idea, infatti, è quella di dar vita ad un nuovo itinerario archeologico sul lungomare di Napoli, in grado di connettere i tre siti dell’antica struttura.

Un percorso che dalla “sala delle colonne” del castel dell’Ovo (opportunamente resa fruibile dal Mibact), conduca ai reperti archeologici di Pizzofalcone (per i quali è necessaria un’adeguata valorizzazione) fino al grande sito di piazza Muncipio. Tutto ciò al fine di restituire alla memoria dei cittadini, prima ancora dei turisti, un prezioso frammento della storia di Napoli.

Bibliografia
– Della Monica N., Le grandi famiglie di Napoli (2016), Newton Compton, Roma.
– Marsura S., Nummi Luculliani: Lucio Licinio Lucullo, quaestor di Silla, in T. M. Lucchelli e F. Rohr Vio (a cura di), Viri Militares. Rappresentazione e propaganda tra repubblica e principato (2015), Edizioni Università di Trieste, Trieste.
– Plutarco, Vite parallele. Cimone e Lucullo (1989), tr. it. di S. Fruscagni e B. Mugelli, Rizzoli, Milano 1989.
– Zazzera S., Le isole di Napoli. Le gemme che coronano il golfo di Napoli (2002), Newton Compton, Roma.

Sitografia
Sito della Metropolitana di Napoli S.p.a.

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