Un piccolo tesoro nostrano: il Sacello degli Augustales di Miseno

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Tutto si aspettava di trovare il proprietario di un terreno situato a Miseno, fuorché quello che si è rivelato poi essere un vero e proprio tesoro nascosto, quando nel febbraio del 1968 decise di iniziare i lavori di sbancamento per la realizzazione di due villette private.

Ed è proprio in questa zona tra Punta Terone e le pendici sud – orientale di Punta Sarparella che furono rinvenute accidentalmente strutture appartenenti ad un edificio di età imperiale. I lavori di scavo archeologico che ne seguirono, guidati dall’allora Soprintendente alle Antichità di Napoli e Caserta, il Professor Alfonso de Franciscis, si prolungarono in più riprese, fino al 1972 quando furono sospesi per la precaria situazione statica in cui versava l’edificio e per la falda acquifera che ancor oggi sommerge in parte le strutture.

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Foto scattata al momento del ritrovamento (da Google Immagini)

Ma cos’era questo edificio? Gli studi successivi alla scoperta hanno portato alla identificazione della sede del collegio degli Augustali di Miseno. Il Sacello degli Augustali ritrovato a Miseno è dunque un edificio adibito ai riti di culto degli imperatori curati dai Sacerdotes Augustales (o Sodales Augustales o  Augustales), i “sacerdoti di Augusto”. Il ritrovamento sul luogo, di un’iscrizione latina, giustifica l’attribuzione agli Augustali: “Templum augusti quod est augustalium”.

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Pianta dell’edificio con il luogo di ritrovamento delle basi marmoree (da Giuseppe Camodeca, articolo su Academia.edu.it)

Costruito in epoca giulio – claudia (I sec.d.C.) e dedicato al culto dell’imperatore Augusto, fu modificato in età antonina (metà del II secolo), da Cassia Victoria in onore del marito L. Laecanius Primitivus, sacerdote Augustale dell’epoca di Marco Aurelio (ritratti nel frontone in foto). Fu poi distrutto alla fine del secolo, probabilmente da un terremoto ed i suoi resti sono attualmente in parte sommersi a causa dei fenomeni di bradisismo che tuttora caratterizzano l’intera zona flegrea.

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Emblema centrale del frontone (da Museo Archeologico dei Campi Flegrei)

Il santuario è costituito da tre ambienti affiancati, in parte costruiti in muratura e in parte ricavati dalla roccia, che da forma alle pareti laterali e di fondo. L‘edificio centrale, il vero e proprio sacello, consiste in un tempietto a podio di pianta rettangolare davanti al quale è situato l’altare. Grazie ad una gradinata di marmo, fiancheggiata da due podi di muratura, in origine sormontati da statue, si accedeva al pronao tetrastilo (parte antistante la cella vera e propria del tempio) sormontato dal frontone decorato con rilievi e con l’iscrizione dedicatoria. Varcando la soglia di tale vestibolo, pavimentato in mosaico con tessere bianche e riquadratura a tessere nere si entrava all’interno del sacello. Questo era costruito in opus reticulatum con ammorsature in tufelli, mentre le sue pareti dovevano essere rivestite da lastre di marmo. Sulla parete di fondo vi era un’abside con podio, fiancheggiata da due nicchie rettangolari, intonacata e dipinta di rosso sulla parte superiore della fronte, mentre nel catino mostrava una decorazione in stucco con rilievi a soggetto marino. L’ambiente a destra del sacello, in opus reticulatum, era decorato con rivestimenti in stucco ed intonaco dipinto sulle pareti, sulla volta a botte ed a crociera. In quello a sinistra invece fu rinvenuta la statua equestre in bronzo di Domiziano – Nerva ora esposta al Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

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Statua equestre di Domiziano-Nerva ( da Museo Archeologico dei Campi Flegrei)

Nel Museo è stata allestita una sala (in foto) appositamente preparata per esporre questa statua, il frontone del tempio e le altre statue rinvenute al momento della sua scoperta nel 1968: Vespasiano, Nerva, Tito, la dea dell’Abbondanza, e alcune divinità tra cui, Asclepio, Apollo e Venere, una del tipo della “Piccola Ercolanese” ed un’altra su un delfino.

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Sala del museo ( da Museo Archeologico dei Campi Flegrei)

Il Museo Archeologico dei Campi Flegrei è stato inaugurato nel 1993 ed è ospitato all’interno di una fortezza di età aragonese restaurata, collocata sulla sommità dell’alto promontorio che chiude a Sud il golfo di Baia, e dal quale si domina l’intero golfo di Pozzuoli e le isole di Capri, Ischia e Procida. Al suo interno sono esposti reperti archeologici unici e di straordinario valore provenienti dai Campi Flegrei, come le numerose basi marmoree rinvenute nella zona antistante il sacello e sistemate nel cortile della Torre Tenaglia del castello di Baia, che costituiscono una ricchezza dal punto di vista epigrafico poiché sono un prezioso dato per lo studio del collegio e del culto degli Imperatori.

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Torre Tenaglia con le basi marmoree (da Google Immagini)

Allora una mattina qualsiasi, alziamoci ed organizziamo una bella gita in questo meraviglioso sito archeologico godendo anche della splendida cornice paesaggistica che si ammira dalla fortezza aragonese, alla scoperta di quello che è uno dei tasselli importanti per la ricostruzione della nostra storia.

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Il Castello aragonese di Baia ( da “Sea Hotels Group Napoli” )

Info e costi:
Museo Archeologico dei Campi Flegrei via Castello, 39 Baia -Bacoli (NA)
Tel. 081/5233797

Aperto dalle ore 9.00 alle 14.30, chiuso il lunedì.
Biglietto: intero 4.00 euro, ridotto 2 euro.

Nei giorni di sabato, domenica e festivi biglietto combinato “Complesso Monumentale Archeologico Flegreo” (Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Parco Archeologico di Baia, Anfiteatro Flavio e Serapeo a Pozzuoli, Parco Archeologico di Cuma), valido 2 giorni.

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