La Chiesa di Santa Maria di Donnaregina Vecchia si racconta

Donnaregina Vecchia, chiesa

La Chiesa di Santa Maria di Donnaregina Vecchia mormora, ancora oggi, antiche leggende.
Sparge sospiri nei vicoli ombrosi che l’attorniano e narra una storia che ha il suo stesso nome. Sembra un’antica favola, che comincia con tre sorelle: Donna Regina, Donna Albina e Donna Romita. Primogenita del barone Toraldo e dunque maggiore delle tre sorelle, Donna Regina ottenne dal Re Roberto d’Angiò la possibilità di tramandare il nome di suo padre che, essendo privo di eredi maschi, temeva l’estinzione della casata. Di animo austero ed incline alla preghiera, raccontano che la sua fosse una bellezza fuori dal comune. E poiché Donna Regina era in età da marito, dopo la morte del padre Re Roberto la destinò al cavaliere Don Filippo Capece. Ma la giovane non si sposò mai. Sfortuna volle che anche le due sorelle si innamorassero a loro volta di Don Filippo, ed infine tutte decisero di rinunciare all’amore e chiudersi in convento.

La stessa Donna Regina aveva infatti fondato un nuovo ordine monacale.

Donnaregina Vecchia, inferiore

La Chiesa di Donnaregina Vecchia mostra, in effetti, varie preesistenze. Il complesso originario sorgeva su un’insula greco – romana (si tratta di un vero e proprio palazzo, alto svariati piani; ne sopravvivono esempi, tra gli altri, presso Ostia antica). Una prima forma monastica è nota dal finire dell’ VIII secolo col nome di “Convento di San Pietro del Monte di Donna Regina”.

Vari furono gli ordini che nel tempo si successero, fino a che la struttura fu riutilizzata come prigione e tale rimase sino al terremoto del 1293. Fu allora che la Regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò, decise di ricostruire la Chiesa conservando il culto per Maria ed il nome di Donna Regina. La Chiesa fu consacrata nel 1320.

Le forme architettoniche originarie sono riemerse con i recenti restauri. La struttura, di matrice gotica, presenta un’unica navata terminante in un’abside poligonale pavimentata con uno splendido esempio di cotto maiolicato di XIV secolo. Pilastrini ottagonali sorreggono volte a crociera, suddividendo idealmente lo spazio in tre navate illuminate da piccole finestre.

Donnaregina Vecchia, superiore

Su questa struttura, in posizione sopraelevata, si trova il Coro delle Monache, illuminato da finestre monofore dalla forma allungata, tipiche del periodo architettonico gotico. La Chiesa vanta un’invidiabile serie di cicli pittorici degli inizi del XIV secolo. Lo stesso Coro è ricco di dipinti dalle chiare reminiscenze giottesche: Le Storie della Vita di Cristo e le Scene della Passione, morte e risurrezione. Di difficile attribuzione, le opere sono state associate ai nomi di Pietro Cavallini o Filippo Rusuti, entrambi pregevoli esponenti della scuola romana della fine del XIII secolo.

Tutta l’area del coro è ricca di cicli pittorici disposti su due registri: nel registro inferiore, Scene della vita di Santa Elisabetta e di Santa Caterina ed in quello superiore Scene della vita di Sant’Agnese. Sulla parete di fondo del coro, unGiudizio Universale attribuito a Pietro Cavallini ed una serie di Santi e Profeti derivanti verosimilmente dalla sua Scuola.

Il soffitto cassettonato accoglie la rappresentazione della Incoronazione della Vergine, rilievo cinquecentesco di Pietro Belverte, uno dei maggiori maestri intagliatori dell’epoca. La cappella Loffredo, a pianta rettangolare e volta a crociera, conserva gli affreschi dell’Annunciazione (sulla parete di fondo) e della Crocifissione (a sinistra) anch’essi di dubbia datazione ed attribuzione, anch’essi fondenti elementi bizantini ed ispirazione giottesca.

Chiesa Donnaregina Vecchia

Alla morte della Regina Maria, nel 1323, i frati ne tumularono il corpo nel monumento sepolcrale di Maria d’Ungheria, eseguito da Tino di Camaino ed abilmente decorato con un mosaico a tessere azzurre.

Non termina qui, però, la storia di questa splendida Chiesa: chiusa a lungo, mentre veniva costruita la nuova Chiesa (quella di Santa Maria di Donnaregina Nuova), non fu mai dimenticata. Sebbene nel 1860 il convento fosse stato soppresso e le monache trasferite nel monastero di Santa Chiara, il Comune di Napoli decise di acquistarla e restaurarla per restituirla, infine, ai suoi fedeli nel 1934.

Questo articolo fa parte della rubrica sulle Chiese di Napoli .”Napoli, la città delle 500 cupole”.

Fotografie di Francesca Perna

Indirizzo: Via Settembrini – Napoli
Orario di apertura: Lun – Merc– Giov – Ven 10:00 – 21:00
Sab – Dom 10:00 – 24:00

Come arrivare alla Chiesa di Santa Maria di Donnaregina Vecchia
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