La sfogliatella Santarosa: una dolcezza nata in “clausura”

santa rosa

La maggior parte delle opere culinarie del palcoscenico meridionale, nascono da storie più o meno stravaganti, che stuzzicano la curiosità di molti appassionati, che oltre ad apprezzare l’effettiva bontà del prodotto, si appassionano alla conoscenza della sua storia e di ciò che lo ha reso tale.

Tra i dolci più amati ricordiamo il babà, la pastiera, la torta caprese (giusto per citarne alcuni), tutti dolci che della pasticceria nostrana hanno letteralmente fatto la storia, affermandosi sempre con più fermezza nel panorama gastronomico dolciario che tanto amiamo.

Oggi però, vogliamo porre la nostra attenzione su un dolce particolarmente amato, dal sapore sublime e dalle antichissime origini: la Santarosa.

La Santa Rosa, è una sorta di sfogliatella riccia, arricchita di crema pasticciera ed amarene, un concentrato di delicatezza, gusto e bontà a cui difficilmente si resta indifferenti. Come molto spesso si racconta, anche questo dolce sembra essere nato da un imprevisto e soprattutto da ingredienti genuini che diedero vita alla Santa Rosa originale, ma andiamo per gradi.

Si narra che nel lontano 1700, a Conca dei Marini, nel monastero di Santa Rosa, le abili mani delle monache, erano solite preparare leccornie e dolcezze di ogni tipo. Vi era una severa autarchia in merito, per cui tutto ciò che si produceva, era frutto di ingredienti propri, lavorati solo ed unicamente da loro Un giorno, per l’esattezza nel giorno dedicato alla preparazione del pane, la monaca cuoca, ottima pasticciera, visti gli avanzi di impasto, decise di inventarsi qualcosa per non imbattersi in sprechi.

Decise così, di aggiungere qualche ingrediente in esubero in dispensa, ricorrendo soprattutto a quelli maggiormente prodotti nelle terre che loro stesse coltivavano, rinvigorisce il semplice impasto del pane con vino bianco e strutto, e preparò l’interno con frutta secca, liquore al limone (ovvero l’attuale limoncello) e zucchero.
Dopo aver dato all’impasto la forma di tanti piccoli “cappucci di suora”, li mise a cuocere in forno a legna.

La Madre Superiora, al primo boccone, rimase letteralmente stregata, tanto da voler condividere con i contadini questa delizia, in cambio di pochi e simbolici spiccioli, e così al convento, quando qualcuno voleva acquistare questi dolcetti, per rispettare la clausura a cui le suore avevano fatto voto, veniva utilizzata “la ruota” (come quella usata all’Annunziata per lasciare in affido i bambini).

Al dolce decisero appunto di dare il nome di “Santarosa” ( alcuni la chiamano anche “monachina”) proprio come la santa i cui il convento portava il nome, e in occasione della sua festa, all’epoca ricorreva il 30 Agosto (oggi viene celebrata il 23 dello stesso mese), venivano offerte le Santa Rosa a tutti gli abitanti di Conca dei Marini.

La ricetta rimase segreta per tanti anni, ma fu agli inizi del XIX secolo, che il napoletano Pasquale Pintauro, titolare di un’osteria in via Toledo a Napoli, riuscì ad ottenere la ricetta, forse grazie all’aiuto di una zia monaca.

Pintauro, appassionato di dolci, trasformò la sua osteria  in un laboratorio e per rendere più fluente la vendita dolciaria, aggiunse qualche piccolo ritocco agli ingredienti per avvicinarsi maggiormente alle esigenze gustative dell’epoca. Fu proprio Pintauro infatti a dare vita, non solo a quella che è oggi l’appetitosa sfogliatella, ma anche la moderna Santarosa, arricchita di crema pasticciera e amarene.

Vediamo insieme come si prepara la Santa Rosa, secondo quella che è la ricetta “moderna” riproposta dal portale sfogliatella.it :

-Ingredienti per la sfoglia:

  • 800 g di farina
  • 300 g di burro
  • un pizzico di sale

-Ingredienti per il ripieno:

  • 300 g di crema pasticciera
  • 200 g confettura di amarene
  • 2 tuorli d’uovo

*zucchero a velo per guarnire

-Procedimento:

Preparare la pasta sfoglia con la farina, il burro e il pizzico di sale, lavorando energicamente l’impasto. Lasciar riposare.

Stendere l’impasto son l’aiuto di un matterello e poi con l’aiuto di un tagliapasta, ricavarne tanti piccoli tondi di un diametro di circa 10 cm.

Adagiare la crema pasticciera e qualche amarena su metà del dischetto di pasta sfoglia, poi chiuderne le estremità sigillando con un po’ di uovo e spennellare tutta la superficie con i tuorli d’uovo.

Infornare in forno caldo per 30 minuti a circa 160/180 gradi, e una volta cotte lasciar raffreddare.

Prima di servire, con l’aiuto di una sacca da pasticceria aggiungere ancora un po’ di crema e qualche amarena e poi spolverare con zucchero a velo.

 

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