Vincenzo Capasso: pizzaiolo a sette anni, erede di sette generazioni

A maggio c’erano stati i festeggiamenti per i suoi 90 anni, oggi ci si raccoglie in un saluto solenne. Parliamo di Vincenzo Capasso, non solo tra i pizzaioli più amati dai napoletani, ma un vero e proprio pezzo della cultura partenopea.
La storica Pizzeria Capasso, di fronte Porta di San Gennaro, era il suo habitat naturale, il luogo in cui impasto dopo impasto donava felicità a napoletani e turisti.

Vincenzo Capasso sembrava essere nato per fare il pizzaiolo. Inizia la sua carriera tra acqua, farina e lievito madre a soli sette anni.
É il più piccolo tra i fratelli, prima di lui: Peppino e Antonio.
Il lavoro nella pizzeria, aperta nel lontano 1847 dalla famiglia di sua madre, che veniva orgogliosamente da sette generazioni di pizzaioli, inizia come un gioco e prende poi la via dell’arte.

E per Vincenzo, infatti, la pizza era una cosa seria, tanto da paragonare il mestiere del pizzaiolo a quello del sarto, tanto da dire che ogni pizza è come una camicia fatta su misura.
Ma la storia di questa pizzeria, nata dalla caparbietà di una giovanissima donna, Adele Lieto, unitasi in matrimonio con Giovanni Capasso, si intreccia anche con l’arte. Infatti, la famiglia Capasso si è impegnata attivamente per il restauro del dipinto di Mattia Preti sulla Porta di San Gennaro.

Porta di San Gennaro rappresenta un luogo mistico per la tradizione napoletana. Durante il XVII secolo era una delle porte di accesso alla città. L’affresco che oggi possiamo continuare ad ammirare su questa porta, grazie alla famiglia Capasso, fu dipinto da Mattia Preti, artista maledetto, condannato a morte dal re per omicidio. Mattia Preti fu salvato da una cortigiana che fece notare al re che stava per condannare a morte un eletto dall’arte.

L’artista, salvato dalla morsa della morte, dovette dipingere degli affreschi su tutte le porte della città. Quello che si trova a Porta di San Gennaro è l’affresco della Madonna degli Appestati. Dunque una storia di cultura culinaria e artistica che porta alto l’onore di una famiglia che ha dato, e continuerà a dare, tanto a Napoli.

Fonti:

Fanpage.it
Tesoriditalia.it

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