Musei

Tutti i musei di Napoli e dell’area vesuviana

Banchetto di Erode, Rubens

Napoli – Le “Gallerie d’Italia” ospitate a palazzo Zevallos Stigliano di Napoli sono famose per ospitare spesso opere provenienti dai migliori musei d’Italia e del mondo: l’anno scorso l’“Arlecchino” di Picasso, pochi mesi fa la “Scapiliata” di Leonardo Da Vinci, solo alcuni esempi di queste iniziative. Dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019 arriverà nello storico edificio di via Toledo una mostra su Rubens, Van Dyck e Ribera.

Le opere sono tutte della prestigiosa collezione appartenuta, prima di essere dispersa, alla famiglia Vandeneynden e, successivamente, ai principi Colonna di Stigliano che abitarono nella sontuosa dimora di via Toledo dagli ultimi decenni del Seicento: capolavori provenienti da musei italiani e stranieri, grazie a prestiti eccezionali, ritornano a Napoli, per la prima volta nelle stanze dello stesso Palazzo dove a lungo in passato furono custoditi.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il Banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), e ancora esemplari di Anthony van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro, numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Informazioni
Dove
Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo 185
Napoli

Periodo
Inaugurazione: mercoledì 5 dicembre dalle 19:30 alle 21:00.
Dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019.

Aperture straordinarie:
– 8, 17, 24, 26 e 31 dicembre 2018
– 1 e 6 gennaio 2019

Orari
Da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:30).
Sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 19:30).
Chiuso il lunedì.

Prolungamento orario di apertura fino alle 20:00:
– 8 dicembre
– dal 26 dicembre al 5 gennaio (escluso il 24 dicembre dalle 10:00 alle 17:00 e il 31 dicembre dalle 10:00 alle 15:00).

Ingresso
Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti:
– intero: 5€
– ridotto: 3€
Ingresso gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni, clienti e dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo.
Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole.

Informazioni
Numero verde: 800.454229
Mail: info@palazzozevallos.com

Napoli – L’arte della lavorazione del corallo è stata per secoli un primato assoluto per Torre del Greco. Tantissime erano le famiglie note per la dedizione all’“oro rosso”. Secondo quanto risulta dagli atti custoditi alla Camera di Commercio del Comune di Napoli, la più antica manifattura di Torre del Greco è la ditta Ascione, nata nel 1815. Il capofamiglia, Domenico Ascione, era armatore di “coralline”, le navi che pescavano il corallo nel Mediterraneo quando ancora tale pratica non era illegale.

Fu il figlio Giovanni a pensare di trasformare l’attività lavorando il materiale appena arrivato in città. Ben presto il marchio Ascione divenne famoso in tutto il mondo, al punto che gli artigiani divennero i rifornitori ufficiali dei Borbone. Addirittura, in segno di riconoscenza, alla famiglia fu consentito di introdurre lo stemma reale all’interno del loro marchio di lavorazione.

Oggi Torre del Greco sta lentamente perdendo il primato sul corallo e molte delle antiche ditte non esistono più o non hanno più la stessa importanza, ma le testimonianze del glorioso passato restano. Nella città corallina, all’interno dell’Istituto Degni esiste un Museo del Corallo con creazioni meravigliose. Anche a Napoli, però, esiste un simile museo che raccoglie principalmente le migliori opere prodotte dalla ditta Ascione nei decenni.

Il museo ha sede al secondo piano della Galleria Umberto I, a Napoli, nelle sale che affacciano sul Teatro San Carlo. Il percorso museale traccia la storia, attraverso l’esposizione di documenti originali e delle più significative creazioni, dell’azienda torrese dall’Ottocento fino al moderno e al contemporaneo.

Lo spazio museale è articolato in due sezioni: nella prima, di tipo didattico, sono presentati rami di corallo di diversa provenienza e tipologia, gli antichi sistemi di pesca, gli antichi utensili per la lavorazione, numerose collane nei vari tagli e stili, i mercati ai quali erano e sono destinate. Uno spazio è dedicato anche alla lavorazione del cammeo: le conchiglie, gli strumenti, le fasi di lavorazione, gli oggetti finiti danno al visitatore un quadro completo ed esaustivo di questa particolarissima arte.

La seconda sezione è dedicata alla gioielleria: sono in mostra più di 300 oggetti in corallo, cammei, pietra lavica, testimonianze di una rara e raffinata produzione che va dagli inizi del XIX secolo agli anni Quaranta del secolo scorso. Il percorso è corredato da una ricca documentazione cartacea e fotografica che illustra l’attività dell’azienda e i suoi numerosi riconoscimenti per la qualità e l’originalità dei suoi gioielli.

Le visite al museo sono possibili, previa prenotazione, il lunedì dalle 16.30 alle 19.30 e dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.00. La domenica è chiuso. Il costo del biglietto è di 5 euro.

Fonte: www.beniculturali.it

Napoli è piena di testimonianze artistiche e culturali, alcune più note, altre quasi nascoste. Forse in pochi conosceranno il Museo Hermann Nitsch, accolto dalla Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive che promuove e organizza la ricerca, la realizzazione e la divulgazione della cultura delle comunicazioni visive.

Il Museo si trova nel centro città, in Vico Lungo Pontecorvo n. 29/d, non lontano dal Museo Nazionale e da piazza Dante.

Lo spazio, che si può considerare come una coerente continuità concettuale della Fondazione Morra, era nato per ospitare un impianto per la produzione di energia elettrica, e appare subito chiaro il grande lavoro, quasi poetico, di chi ha trasformato una struttura in disuso in un complesso creativo. Il Museo Hermann Nitsch – Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee è un luogo artistico multifunzionale.

I nuclei di cui è composto sono vari:

– la Collezione, caratterizzata da installazioni che Nitsch in collaborazione con Giuseppe Morra ha realizzato dal 1974 ad oggi, si avvicenderà con cadenza biennale;

– il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione, organizzato attraverso l’implementazione informatica di testi, immagini ed eventi che partono dal XX secolo, compone uno scenario in cui il frammento fissato in un determinato punto dispone di contenuti descrittivi, sintattici e critici, determinando in tal modo un riassunto che può prevedere future analisi;

– la Biblioteca-Mediateca classifica e sistema libri, cataloghi, testi critici, articoli, riviste, monografie, interviste, conferenze e dibattiti; questo tipo di catalogazione potrà divenire un archivio per la ricerca della produzione artistica e scientifica e fornire dei percorsi di approfondimento per esperti interessati ad indagini più specifiche di dati storici e culturali;

– il Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente riunisce i materiali video delle Azioni realizzate dagli anni ’70 ai nostri giorni, nonché si propone come centro di diffusione e promozione del cinema indipendente, indagando annualmente i generi, le tematiche e metodologie di film-makers storici e contemporanei;

– l’Audioteca di Musica Contemporanea, dal 1940 ai nostri giorni

– e il Centro per le Arti Performative e Multimediali, informatizzati e unificabili ad archiviazioni future, relative ad altri materiali e eventi interdisciplinari, come punti di riferimento di un momento primario di ricerca.

Il Museo non è solo un luogo in cui raccogliere ed esporre i lavori di Nitsch, ma nasce come un soggetto attivo, impegnato a riflettere criticamente sulle opere dell’artista austriaco.

Nitsch, per chi non lo conoscesse, è un artista molto interessante. La sua arte consiste in una continua stimolazione della sensibilità dello spettatore attraverso l’attivazione di tutti i sensi, basata sui fenomeni sinestetici, sull’esperienza, sulla sollecitazione di uno dei sensi per attivare di conseguenza tutti gli altri. Nitsch si ispira alla psicoanalisi, e nei suoi lavori non ha tabù, di nessun genere, anzi utilizza un linguaggio forte e provocatorio proprio per stimolare le sensazioni umane.

Molto presente, nei suoi lavori, è il sangue, simbolo della passione, per lui un retaggio di ancestrali rituali votivi.  Nitsch parte sempre da temi simbolici quali la sconfitta, il peccato, la speranza, la redenzione, la vita e la morte e li evoca attraverso queste sue messe votive, dando vita ad un’esperienza sia fisica che mentale.

Le opere dell’artista austriaco mettono in relazione vino e sangue, carcasse di animali, uomini nudi, frutta e fiori, attraverso la musica del rumore, le grida umane, gli strumenti elettronici, la stimolazione di sentimenti opposti come gioia e dolore.

Il Museo Nitsch è per Napoli un’istituzione sicuramente singolare, che diventerà un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea sperimentale e di comunicazione visiva.

Fonti: www.museonitsch.org

statuetta

Una storia che ha dell’incredibile. Bob Martin, dopo 60 anni, ha restituito a Paestum una statuetta in avorio, raffigurante Dioniso, presa quando era in gita con i suoi genitori. Bob, nel 1958, era solo un bambino e durante una visita a Paestum inconsciamente aveva preso con sè la statuetta credendo fosse un osso di un legionario romano. Quest’importante ritorno è la ciliegina sulla torta. Infatti, Il prossimo 3 giugno si inaugurerà la mostra per i 50 anni dalla scoperta della Tomba del Tuffatore.

La statuetta è stata riconsegnata nelle mani del direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, il quale non è riuscito ad occultare la sua commozione quando gli è stata consegnata l’opera. Il reperto storico, subito dopo, è stato consegnato al laboratorio di restauro del Parco Archeologico, dove sarà pulito e studiato dagli archeologi, per essere poi esposta eventualmente nel Museo di Paestum.

La mostra “L’immagine invisibile. La Tomba del Tuffatore nel cinquantesimo dalla scoperta” sarà visitabile al museo di Paestum dal 3 giugno al 7 ottobre 2018 e mira a raccontare, attraverso oggetti antichi e opere moderne, il contesto religioso, ideologico e culturale che ha fatto della tomba più famosa della Magna Grecia, uno dei più discussi e controversi ritrovamenti del Mediterraneo antico.

Di seguito la foto della statuetta: statuetta

Nella spettacolare cornice di Baia, una frazione del comune di Bacoli, sorge una costruzione risalente al periodo della dominazione aragonese nella città di Napoli, il Castello Aragonese di Baia.
Edificato verso la fine del XV secolo, precisamente nel 1495, per volere del re Alfonso II d’Aragona, assunse notevole importanza per il controllo e la difesa della zona dagli attacchi e dalle frequenti invasioni dei saraceni.

La fortezza è situata su un panoramico promontorio dal quale è possibile ammirare Cuma, il Golfo di Pozzuoli e le isole di Capri, Ischia e Procida, ed è protetta ad est da un alto dirupo a picco sul mare e ad ovest dalla profonda depressione creata dalle ampie caldere – conche di forma circolare o ellittica – di due vulcani definiti “Fondi di Baia”.

L’aspetto che oggi la fortezza assume è l’insieme di più opere di rifacimento avvenute nel corso dei secoli. Quella più significativa fu l’azione di restauro, che ne modificò l’aspetto primitivo, attuata dal vicerè Pedro Alvarez de Toledo a seguito dell’eruzione, nel 1538, del Monte Nuovo, che danneggiò fortemente il Castello. Altri importanti interventi furono condotti nel XVI e nel XVII secolo rispettivamente dall’architetto Benvenuto Tortorelli e dall’ingegnere della Real Corte Francesco Antonio Picchiatti.

Il castello fu inoltre scenario privilegiato di numerosi eventi: nel Settecento fu occupato, per circa un trentennio, dalle truppe austriache e fu occupato per un breve periodo dalle truppe francesi di Giuseppe Bonaparte; durante invece la prima guerra mondiale fu utilizzato come luogo per la custodia dei prigionieri di guerra e nel 1926 per volere dell’Alto Commissariato della Provincia e del Comune di Napoli, la fortezza, attraverso l’Ente Orfanotrofio Militare, fu scelta come sede per ospitare gli orfani dei combattenti caduti in guerra. L’orfanotrofio rimase in vita fino al 1975, anno in cui l’ente fu sciolto.

A partire dal 1984, data la sua interessante posizione a metà strada tra Cuma e Pozzuoli, fu stato scelto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta, come sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Fonte

Museo Madre

Museo Madre

In vista del weekend della Festa del papà, i Servizi educativi del Museo Madre a Napoli propongono un doppio programma di attività a misura bambino. Due giorni per divertirsi ed imparare. Si parte domenica 18 marzo, alle ore 11.00, con IndovinArte_Pompei@Madre, visita-gioco per famiglie alla mostra Pompei@Madre. Ad ogni piccolo partecipante sarà assegnata un’opera il cui nome sarà scritto su un cartoncino posto sulla testa e visibile solo agli altri.

Una sola domanda per turno consentirà ai bambini di indovinare l’opera “interpretata” e condividerla con i propri genitori. Si continua lunedì 19 marzo, alle ore 16.00, con ArcheogiocoAdulti e bambini potranno esplorare la pratica dello scavo e vivere l’emozione della scoperta. Questa attività è consigliata per bambini dai 6 ai 12 anni.

Bambini e genitori si cimenteranno con la realizzazione di un calco in gesso, ispirato alla matrice ottocentesca del calco del cane rivenuto durante lo scavo della domus di Vesonius Primus a Pompei, riprodotta e moltiplicata da Allan McCollum nell’opera in mostra The Dog from Pompeii (1993).

Inoltre sarà possibile Realizzare un calco delle proprie mani, cosi facendo genitori e figli saranno invitati a ricostruire una presenza a partire da un’assenza e a sperimentare una tecnica attraverso la quale creare un’impronta unica del loro legame. Per poter partecipare è necessaria la prenotazione al seguente numero: 081 197 37 254. Domenica l’ingresso sarà a pagamento mentre lunedì l’ingresso sarà gratuito.

Riepilogativo Evento

Dove: Museo Madre

Quando: 18 marzo alle 11:00; 19 marzo alle 16:00

Costo: domenica a pagamento; lunedi gratuito

Napoli – Il sesso è sempre stato una costante nell’arte di ogni tempo: forme falliche, donne formose e scene di amplessi sono state sempre raffigurate sui muri, dipinte o scolpite nella pietra. Per i romani queste espressioni artistiche non erano qualcosa da nascondere o camuffare, anzi simboli di fertilità, divertimento, abbondanza e convivialità. Non era difficile trovare la raffigurazione di un’orgia in una sala da pranzo o organi genitali in pietra per buon auspicio.

Molti di questi frammenti “erotici” della vita quotidiana dei romani emersero nel corso dei primi scavi archeologici fra Ercolano e Pompei. L’Europa di inizio ‘800 non era particolarmente bendisposta verso simili manifestazioni ed i Borbone, per quanto fossero sovrani di più larghe vedute, nemmeno condividevano uno stile di vita tanto dissoluto. Fortunatamente, però, non erano così bigotti da distruggere questi reperti ed, anzi, decisero di esporli nel Real Museo Borbonico, oggi il Museo Archeologico.

In due stanze accessibili dalle scalinate che collegano primo e secondo piano del museo, nascoste alla vista di chi non sa dove guardare, sorse il “Gabinetto Segreto”, nei secoli chiamato anche “Gabinetto degli oggetti riservati”, o anche “osceni e pornografici”. I Borbone decretarono che potessero accedervi solo “persone di matura età e di conosciuta morale”. I moti rivoluzionari del 1848, però, resero i sovrani molto meno tolleranti.

Le opere custodite nel Gabinetto Segreto divennero simbolo delle libertà civili e pertanto andavano nascoste al pubblico. Per qualche anno si discusse circa la loro sorte e furono avanzate numerose proposte per distruggerle, ma nel 1851 l’allora direttore del Museo riuscì a trattare per la loro salvezza proponendo di sigillarle con un sistema che farebbe invidia a qualunque film. Le due stanze vennero chiuse con un portone da tre serrature: le tre chiavi corrispondenti vennero affidate rispettivamente al direttore, al “controloro”, un addetto al controllo dell’area, ed al real maggiordomo reale.

Nemmeno questo sistema accontentò la voglia di censurare: pochi mesi dopo vennero “recluse” all’interno della sezione proibita anche tutte le raffigurazioni di Venere perché mettevano in mostra nudità e, per sigillare definitivamente il tutto, il portone venne murato. Questa assurdità cessò quando Garibaldi occupò Napoli e, siccome non trovò mai la terza chiave necessaria, decise di far scassinare la porta rivelando i tesori custoditi al suo interno.

Tuttavia, il Regno d’Italia non fu meglio disposto dei Borbone nei confronti del Gabinetto Segreto, sottoponendo l’ingresso al suo interno a regole particolarmente rigide. Nel ventennio fascista non si poteva mettere piede all’interno delle due stanze senza un’autorizzazione scritta da parte del Ministro dell’Educazione Nazionale. La situazione si affievolì solo nel 1967, quando finalmente i maggiorenni ebbero il permesso di visitare la sezione. Solo nel 2000 il Gabinetto Segreto ha definitivamente aperto al pubblico.

Fonte: Alfonso De Franciscis – Il Museo Nazionale di Napoli

Paestum – Il Parco Archeologico di Paestum propone due importanti iniziative l’anno 2018. La prima riguarda l’abbonamento annuale “Paestum mia”, che al costo di 25 euro (ridotto 12,50 euro) consente di accedere in qualsiasi momento ovviamente durante gli orari di apertura al parco archeologico e al museo e di partecipare a tutte le iniziative in programma per le quali non è previsto un costo aggiuntivo. Il programma completo del 2018 a Paestum potete trovarlo al seguente link: museopaestum.beniculturali.it

La seconda iniziativa riguarda “Adotta un blocco” delle mura di Paestum. Con soli 50 euro sono previsti una serie di benefici da utilizzare per un anno: ingresso libero, inserimento del nome e l’indicazione del blocco adottato sul sito web del Parco Archeologico di Paestum (per chi lo desidera) e sgravi fiscali. Per sapere di più su questa iniziativa è possibile consultare il seguente link: museo.paestum.beniculturali.it

Caserta – La Reggia di Caserta ospita dallo scorso 8 giugno una mostra multimediale sulla vita e le opere dell’artista viennese Gustav  Klimt. “Klimt Experience”, questo il nome dell’esibizione, conduce i visitatori in un percorso fra i dipinti più belli dell’autore del “Bacio”, fra foto e ricordi della Vienna del tempo con curiosità e misteri dietro il lavoro dell’artista. Il tutto realizzato con l’ausilio di tecnologie all’avanguardia come pannelli un Ultra HD e realtà virtuale.

La mostra sarebbe dovuta durare fino al 31 ottobre 2017, ma il grande successo degli ultimi mesi e l’interesse ancora acceso hanno spinto gli organizzatori a prolungare l’esposizione per altri 3 mesi. Ora, tutti quelli che se la sono persa, potranno ammirare “Klimt Experience” fino al 7 gennaio 2018, dopo le festività natalizie.

Ricordiamo che il costo del biglietto è di 10 euro e che provando il visore della realtà virtuale in uno degli info-point presenti in alcuni luoghi, come il Centro Campania, si avrà diritto ad un buono da 2 euro da consegnare alla biglietteria. Insomma, nessuna scusa per non approfittare delle vacanze ed immergersi nell’arte e nei colori di Gustav Klimt.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la Pagina Facebook dedicata alla mostra: Klimt Experience

La Reggia di Portici torna ad essere più fruibile per tutti. Il sito museale, gioiello del Miglio d’Oro ai tempi del Regno dei Borbone, sarà visitabile con nuovi orari e ingressi scontati.

Entrare alla Reggia, al museo Herculanense e al parco, dal giovedì alla domenica sarà possibile acquistando il biglietto di ingresso al costo di 5 euro nella biglietteria attivata all’interno della residenza borbonica. Invece, le visite guidate per gruppi di massimo 20 persone saranno organizzate su prenotazione, per i bambini fino ai 6 anni l’ingresso sarà gratuito, per i ragazzi dai 6 ai 17 anni costerà 3 euro.

Tutto questo grazie all’impegno e alla collaborazione tra il Dipartimento di Agraria della Università Federico II, il Centro Museale e la Città di Portici.

INFO

giorni e orari di apertura del centro museale

  • Dal lunedì al mercoledì: apertura su prenotazione.
  • Giovedì: dalle ore 15:00 alle ore 18:30*.
  • Dal venerdì alla domenica: dalle ore 9:30 alle ore 18:30*.

 * nel periodo invernale l’ultimo accesso agli spazi museali dell’Orto Botanico saranno consentiti fino a un’ora prima del tramonto.

biglietto

GRATIS minori di 6 anni.

INTERO euro 5,00.

RIDOTTO euro 3,00 valido tutti i giovedì dalle ore 15:00 alle ore 18:30 e per tutti i visitatori tra i 6 e i 17 anni.

Soci extra-MANN: Sconto del 20% sul biglietto intero.

biglietto con visita guidata su prenotazione per gruppi minimi di 20 persone

GRATIS minori di 6 anni.

INTEGRATO: euro 8,00 a persona (valido per tutto il centro museale: Museo Ercolanense, Appartamenti reali, Orto Botanico).

NON INTEGRATO: euro 6,00 a persona (valido per Museo Ercolanense e Appartamenti reali oppure per Orto Botanico).

Infoline e prenotazione

0812532016 (dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13:30)

prenotazioni@centromusa.it

Sito internet

Museo Archeologico Etrusco De Feis – Istituto Denza

Quando si parla di Museo Archeologico a Napoli, è immediato il collegamento con quello Nazionale di Piazza Museo. Non tutti sanno però che ne esiste un altro, più piccolo e privato, dedicato unicamente al mondo etrusco e situato presso l’Istituto Denza a Posillipo.
Il museo prende il nome di Museo Archeologico Etrusco De Feis ed è stato aperto al pubblico il 18 febbraio del 2015 grazie alla collaborazione avvenuta tra la Soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Regione Toscana e Pasquale Riillo, Padre Provinciale dei Barnabiti di Napoli fino al trasferimento ultimo all’Istituto Denza.

L’esposizione permanente comprende circa ottocento reperti etruschi raccolti nella seconda metà dell’ottocento (1869 – 1882) ed appartengono al periodo che si colloca tra l’età del Bronzo e l’Epoca Imperiale Severiana.
Ogni singolo elemento conservato oggi nel museo proviene dalla collezione di Padre Leopoldo De Feis, affidata fino al 2003 al collegio fiorentino “Alle Querce”. A partire dal 2003, anno di chiusura dell’Istituto, i tesori furono custoditi presso il polo Barbanita di Villa San Paolo a Firenze.

Scendendo nel dettaglio, la collezione comprende oltre 250 reperti come coppe e brocche decorative originarie della città di Orvieto; circa 47 ceramiche rosse del IV secolo a.C. appartenute alla personale collezione dell’illustre famiglia D’Avalos e provenienti sia dalla zona di Montesarchio, in provincia di Benevento, sia dalle terre dell’Agro Piacentino.
Nel museo vi è anche una sezione nella quale è anche conservato un tipico sarcofago etrusco di terracotta che raffigura una donna.
La raccolta archeologica è attualmente distribuita su tre sale conosciute rispettivamente come sala gialla contenente reperti provenienti dalle necropoli etrusche di Orvieto, sala blu con reperti etruschi – ellenistici e quelli donati dai D’Avalos e sala rossa che racchiude reperti romani raggruppati per provenienza, cronologia e donazioni.

Dove: Istituto Denza, via Coroglio 9
Quando: dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.30, sabato e domenica mattina su richiesta
Costo: ingresso gratuito ma prenotazione obbligatoria
Per maggiori informazioni: 081 575 75 33

Fonte: denza.it

 

 

 

Sulla collina del Vomero, in pieno centro urbano, è situata un’incantevole e panoramica area verde conosciuta da tutti come parco della Floridiana.
Ubicato in via Cimarosa 77, il parco ospita al suo interno il Museo Nazionale Duca di Martina, un interessante edificio storico utilizzato nei secoli passati come residenza reale dei Borbone che governarono la città di Napoli dal 1734 al 1861.

Partiamo dal principio, come nasce la Floridiana?

La Villa fu acquistata nel 1815 da Ferdinando IV di Borbone con l’intento di donarla, in qualità di residenza estiva, alla sua seconda moglie, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e, proprio in suo onore, fu ribattezzata Villa Floridiana.
Tra il 1817 e il 1819, l’architetto Antonio Niccolini intervenne sul rifacimento della Villa donandole un nuovo aspetto in stile neoclassico e realizzò anche la costruzione del parco in puro stile romantico con elementi tipici sia del giardino all’italiana sia di quello all’inglese. Ad ornarlo, invece, ci pensò il direttore dell’Orto Botanico di Napoli Friedrich Dehnhardt, che l’arricchì con oltre 150 specie di piante.

In realtà non fu costruita una sola Villa, ma ben due, rinominate rispettivamente Villa Lucia e Villa Floridia (diventata poi Villa Floridiana). Tuttavia alla morte di entrambi i reali, il complesso fu ereditato dai figli provenienti del primo matrimonio della duchessa, i quali decisero di vendere Villa Lucia al Conte Pasquale Stanislao Mancini, mentre il parco e la seconda Villa furono acquistati nel 1919 dallo Stato. Quest’ultimo, nel 1927, fece edificare il Museo Duca di Martina, all’interno del quale fu esposta la collezione di ceramiche appartenute a Maria Spinelli di Scalea, la quale le aveva ereditate a sua volta dallo zio Placido di Sangro Duca di Martina.

Attualmente visitare la Floridiana significa fruire sia delle bellezze esterne – il giardino che fa da retro alla Villa, valorizzato da un laghetto che accoglie diversi esemplari di tartarughe, (prevalentemente di genere Trachemys) e da un parco giochi per bambini inaugurato lo scorso aprile – che di quelle interne – il Museo Nazionale della ceramica.
Il museo non solo ospita una collezione di circa settemila opere di manifattura orientale e occidentale – porcellane italiane, francesi, tedesche, inglesi, cinesi e giapponesi – ma anche gli appartamenti privati appartenuti alla duchessa, quali la sala da pranzo, una piccola cappella, un atrio, una sala da biliardo, una sala per le udienze e una galleria.

Un vero e proprio polmone verde nel cuore di Napoli, tra i più grandi della città, dove trascorrere del tempo all’aria aperta, rilassarsi con la propria famiglia e godere degli eventi che a cadenza regolare si svolgono al suo interno.

Parco Floridiana
Ingresso gratuito
Orario: 8.30 – 19.00

Museo Nazionale delle Ceramiche Duca di Martina
Orario: lunedì – domenica (martedì chiuso), 8.30 – 19.00
Costo: 4 euro biglietto intero, 2 euro ingresso ridotto
Gratuito tutte le prime domeniche del mese e per il cittadini dell’Unione Europea al di sotto dei 18 anni
Il costo dell’ingresso e gli orari possono variare con esposizioni in corso.

Fonte

Villa Floridiana

Ritratti sulle pareti che ricordano i momenti di infanzia e quelli di cinema, i copioni originali di alcuni film poggiati sul tavolino, giochi da tavola e libri letti (o forse da leggere) che completano quell’arredo di vimini semplice, ma caldo.

Questi alcuni particolari della Casa di Massimo Troisi, allestita in Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano, dalla Onlus  che porta lo stesso nome.

L’associazione ha visto la luce circa due anni fa, precisamente il 19 febbraio 2015 e, da allora, numerose iniziative sono state organizzate nella memoria e nell’arte di Massimo.

Tuttavia, come ci spiega, Maria Falbo, vicepresidente della onlus, “la casa non vuole essere un museo”, ossia un luogo in cui si commemorano esclusivamente il lavoro e i progetti dell’artista sangiorgese; piuttosto una luogo di vita, in cui si può respirare l’animo dell’attore e capirne i tratti. Infatti, le due stanze che compongono la casa sono interamente arredate con gli oggetti e i mobili della sua casa di Roma.

E’ stato curioso guardarsi in giro e scorgere così tanti strumenti musicali, ma alla domanda “Massimo suonava qualcuno di questi strumenti?”, la riposta è stata: “no, lui li teneva in casa per quando arrivavano gli amici musicisti; lì, tra le chiacchiere e la musica, nascevano le idee”.

Appena sono entrata quel divano così familiare ha colto la mia attenzione. Mi sono fermata a guardarlo. Quello era il divano sul quale Massimo Troisi rispondeva alle interviste di Gianni Minà.

Sui muri, le locandine dei film e, in libreria, un testo in particolare spicca tra gli altri: Il Postino di Neruda. 

Ogni volta che lasciava il set di un film, mi raccontano, rubava un souvenir da portarsi a casa; ed in effetti, un ambiente così denso di colori e di oggetti rispecchia perfettamente la poliedricità di quell’animo tragico e saggiamente comico.

Poco prima che andassi via e lasciassi quella casa, entrano due ragazzi, chiaramente fratelli (la cosa è stata poi confermata) e ho notato un accento molto poco meridionale. Allora chiedo loro da dove venissero.

“Siamo della provincia di Milano” risponde Alessandro, uno dei due.

Quindi, curiosa, chiedo come fossero capitati a San Giorgio a Cremano, in una giornata di sole cocente.

“Siamo qui per visitare la Casa di Massimo. Siamo venuti apposta.”

E in quel momento ho capito realmente l’importanza di aver creato quel luogo.

 

INFO, GIORNI E ORARI DI APERTURA

Sabato e Domenica: aperto dalle 11.00 alle 13.00

Giorni feriali: visite previo appuntamento

Ingresso gratuito

Indirizzo: Villa Bruno, Via Cavalli di Bronzo, 80046, San Giorgio a Cremano (NA)

Cell: 3389914978 – 3392825539

E-mail: acasadimassimotroisi@libero.it

Sarà inaugurata giovedì 15 giugno, alle ore 16.00, la nuova “Area Tecnologica” e la “Biglietteria 4.0” del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II di Napoli, in via Mezzocannone 8. É stata, quindi, progettata, realizzata e curata l’organizzazione e l’allestimento dei locali dell’ Area Tecnologica ed della “Biglietteria 4.0”, mediante l’installazione di contenuti introduttivi per i visitatori del Centro Museale utilizzando tecnologie altamente innovative.

Due le principali novità. La prima riguarda la sala denominata “Scava e Impara”, nella quale sono stati installati due contenitori con alcuni calchi di reperti presenti nel museo di Paleontologia. Rinvenuto “il fossile”, grazie a dei TAG posti sullo stesso, sui monitor presenti nella sala si attiveranno dei contenuti multimediali che consentiranno di riconoscere i reperti rispondendo ad alcune domande.

L’altra novità riguarda la sala denominata “Realtà Virtuale”. L’utente sarà introdotto in un ambiente totalmente immersivo, dotato di 8 postazioni corredate di visori di realtà virtuale. Il visitatore, indossato il visore, sarà trasportato in un ambiente tridimensionale, attraverso il quale potrà ricevere numerose informazioni e contestualmente vivere esperienze visive e multimediali a 360 gradi.

Il Cristo Svelato, conservato nella Chiesa del Real Monte Manso di Scala

Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1995, il centro storico di Napoli custodisce meraviglie architettoniche ed artistiche uniche al mondo.
I gioielli partenopei sono così numerosi che, anche il napoletano più esperto, può cadere in errore. Chi non conosce la celebre statua del Cristo Velato? E invece quella del Cristo “Svelato”?

Come molti sapranno la statua del Cristo Velato, realizzata da Giuseppe Sanmartino nel 1753, è custodita nella Cappella Sansevero di Napoli ed è uno fra i monumenti più visitati in Campania.

Cristo Velato, l’opera custodita nella Cappella Sansevero di Napoli

Meno conosciuta è senza dubbio la statua del Cristo Svelato o “Luce Nascosta”, ubicata in via Nilo 34, nella Chiesa del Real Monte Manso di Scala, esattamente al terzo piano dello stesso palazzo dove è visitabile la Cappella Sansevero. Realizzata dal giovane artista napoletano Giuseppe Corcione, in materiale misto con tecniche artistiche contemporanee, fu inaugurata il 7 giugno del 2011 nell’ambito delle attività del Giubileo di Napoli.

Il Centro Storico della Città evidenzia ancora oggi, con chiarezza e con una singolarità unica tra le città dell’Europa tutta, la strutturazione in “insulae”: agglomerati urbani omogenei e caratterizzati da un unico motivo fondativo e funzionale che oggi vengono detti “isolati”. L’insula del Monte Manso di Scala raccoglie nel suo perimetro la Cappella Sansevero e questa costituisce la parte più preziosa dell’isolato, nell’angolo sul quale essa si sviluppa affacciandosi sulla grande e incommensurabilmente importante insula domenicana di San Domenico Maggiore.

Sulla precisa verticale della Cappella Sansevero, la Fondazione Monte Manso ha la sua Cappella, preziosa e ricchissima testimonianza dell’arte sacra dei secoli XVII e XVIII. Ecco il motivo della committenza del Governo di Monte Manso che affida ad un giovane scultore contemporaneo, Giuseppe Corcione, la realizzazione di un “Cristo svelato”: nella Cappella Sansevero il Cristo è “velato”. L’anello di congiunzione tra i due splendidi monumenti, è nella figura del Cristo, velato e disvelato che guardato con lo sguardo dell’arte riesce sempre a comunicare emozioni e domande profonde.” Queste le parole di Monsignor Vincenzo de Gregorio, Abate Prelato della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Come appena detto, l’intento di quest’opera è stato quello di raffigurare un altro momento saliente della vita del Cristo: oltre alla sua morte, ben descritta dalla scultura custodita nella Cappella Sansevero, con questa si è cercato di celebrare e rappresentare la sua resurrezione.

Il Cristo, inoltre, è affiancato da figure di Angeli in terracotta a grandezza naturale con arti scolpiti in legno, vestiti con seta di ottima qualità che ricordano le sculture del ‘700 napoletano.

Nonostante non sia particolarmente visitata, a differenza della sua versione “velata”, il Cristo Svelato rappresenta una tappa obbligata per tutti coloro che cercano un continuum significazionale e valoriale del cattolicesimo.

Fonti:
– Fondazione Real Monte Manso di Scala, sito internet

Esistono luoghi in Campania poco conosciuti ma che sono delle eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Il Foof è uno di questi. Un posto unico, che affascina non solo gli amanti degli animali, ma che colpisce tutti nel profondo.

Il Foof si trova a Mondragone, in provincia di Caserta ed è un museo dedicato al cane, il primo in Europa. In 500 mq, fatti di architettura moderna, sofisticata ed ecosostenibile, si racconta con nove sezioni la storia dell’evoluzione del cane e del suo rapporto con l’uomo, dal lupo ai cani robot creati dalla Sony.

Cane robot

Esposti ci sono tanti oggetti provenienti da tutto il mondo e manifesti di film famosi dedicati al cane: da Turner e il casinaro, a Hachiko, a Beverly Hills Chihuahua. Fumetti, collari, slitte, tutte raccolte da Gino Pellegrino, uno dei fondatori e Michele Falco, mentre gli scheletri di lupi e cani sono stati donati dal prof. di Etologia Danilo d’Alessandro, dell’Università di Napoli.

Ma il foof non è solo questo, è molto di più. E’ costituito anche da un rifugio che ospita trovatelli in cerca di una casa e un allevamento di cani di razza. Inoltre c’è un’area pic nic, allestita per gli amici a quattro zampe e i loro padroni che scelgono di visitare il museo.

Si organizzano visite guidate dove si effettuano tour del sito e si illustrano varie nozioni sul rapporto che lega il cane all’uomo e la loro educazione. Inoltre si può anche interagire con i cani dell’allevamento, molto socievoli e dolci, permettendo così di avere un’esperienza diretta e sfatare alcuni luoghi comuni sui cani.

E’ il primo museo del cane a livello europeo – ha dichiarato Gino Pellegrino, direttore di Foof, ai microfoni del TGR Campania – e abbiamo la seconda collezione al mondo di collari, inoltre ci permette di fare sensibilizzazione sul mondo animale“.

Alcuni dei collari

INFO

Indirizzo: Via Caselle di Chianese (rotonda ss Domiziana 59),  Mondagrone (CE)
Sito web: www.foof.it
Orari: Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 (fino alle 20 i giorni festivi)
Biglietti: ingresso 5 euro (adulti), 3 euro (4-13 anni), gratuito (o – 4 anni). Gratuito per i portatori di handicap

Il Museo di Paleontologia di Napoli, realizzato tra il 1567 e il 1595, ha sede a Largo San Marcellino, nell’antico ed elegante chiostro dei Santi Marcellino e Festo.
Questo museo è il più recente dei quattro appartenenti al Centro Museale delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi Federico II.
Istituito nel 1932, il Museo comprende anche le collezioni fossili ottocentesche che in precedenza erano ospitati nel Real Museo Mineralogico di Napoli.

Grazie al primo direttore del Museo, Geremia D’Erasmo, e al lavoro dei ricercatori dell’Istituto di Geologia, Geografia Fisica e Paleontologia, il Museo annovera circa 50.000 reperti archeologici.
Nelle sale del Museo è possibile ammirare pavimenti maiolicati di straordinaria fattura, come quello nella Stanza del Capitolo, meglio conosciuta come Sala del Dinosauro.
Le collezioni presenti nelle sale del Museo possono distinguersi in due macrocategorie, Collezione Generale e Collezioni Speciali.
La collezione generale accoglie fossili di invertebrati, vertebrati e vegetali provenienti da varie località del territorio nazionale e del mondo.
Le collezioni speciali si dividono in Vertebrati – degno di nota è il cranio di Elphas antiquus italicus, non completamente sviluppato e appartenente ad un giovane individuo – , Vegetali – merita di essere menzionato un albero di Latanites sp. – e Invertebrati.
Quest’ultima ospita pesci fossili accomunati da località di provenienza, età geologica, tipologia ambientale e provenienti da tre diversi giacimenti ittiolitiferi della Campania: Giffoni Vallepiana (SA), Castellammare di Stabia e Pietraroia, in provincia di Benevento.

Quando: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.30
lunedì e giovedì dalle ore 14.30 alle 16.45
Costo: 1 museo: ragazzi 1,50 – adulti 2,50
2 musei: ragazzi 2,00 – adulti 3,50
4 musei: ragazzi 3,00-adulti 4,50;
famiglia:1 museo 5,00; 2 musei 7,00;
4 musei 8,00; 5 musei 10,00
Gratuito per studenti universitari, under 5 e over 70

Per altre informazioni: 081 25 37 587

Fonte

Reggia di Caserta

Reggia di CasertaQuello del 1 maggio 2017 si presenta come un altro appuntamento sold-out per la Campania, con Napoli e le altre province prese letteralmente d’assalto dai turisti come si è verificato per il ponte di Pasqua e quello del 25 aprile. I turisti, come anche i campani stessi, si recheranno presso i tanti musei e siti archeologici che arricchiscono il patrimonio culturale regionale.

Di seguito gli orari di alcuni musei e siti archeologici campani per il giorno del 1 maggio 2017:

Certosa e Museo di San Martino, Napoli 8.30 -19.30 ultimo ingresso 18,30

Castel Sant’Elmo, Napoli 8.30 -19.30 Ultimo ingresso 18,30 – Museo Novecento a Napoli 9.30-17.00 (u.i. 16.00)

Museo Duca di Martina – Villa Floridiana, Napoli – Museo 8.30-19.00 Ultimo ingresso 17.30 Parco 8.30-18.30

Museo Pignatelli, Napoli 8,30 – 17 Ultimo ingresso 16

Palazzo Reale, Napoli 9–20 ultimo ingresso 19

Parco e Tomba di Virgilio, Napoli 9,00-19,30 Ultimo ingresso 19

Complesso monumentale dei Girolamini 8.30-14.00 Ultimo ingresso 13,30

Certosa di San Giacomo, Capri 10-19 Ultimo ingresso 18,30 Chiusura spostata al 2 maggio

Grotta Azzurra, Capri 9-18

Villa Jovis, Capri ore 10 -18 ultimo ingresso 17.15

Museo storico archeologico di Nola, Nola 9-19 ultimo ingresso 18.30. Chiusura spostata al 2 maggio

Certosa di San Lorenzo, Padula 9.00-19.30, ultimo ingresso ore 19.00

Museo archeologico nazionale della Valle del Sarno, Sarno 9-19 ultimo ingresso ore 18.30. Chiusura spostata al 2 maggio

Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano Salerno 9-19 ultimo ingresso 18,30. Chiusura spostata al 2 maggio

Museo archeologico dell’antica Allifae, Alife 8.30-19.30 ultimo ingresso ore 19. Chiusura spostata a 2 maggio

Museo archeologico di Teanum Sidicinum, Teano 8.30-19.30 ultimo ingresso ore 19

Museo archeologico dell’antica Calatia, Maddaloni 9 – 20 ultimo ingresso 19.30

Museo archeologico dell’Agro atellano, Succivo 9-19.30 ultimo ingresso. Chiusura spostata al 2 maggio

Museo Archeologico dell’antica Capua e Mitreo, Santa Maria Capua Vetere – Museo 9-19.30 ultimo ingresso Mitreo 9-19.30 ultimo ingresso 18.30

L’anfiteatro Campano Santa Maria Capua Vetere 9-19.30 ultimoingresso 19

Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino, Montesarchio 9 – 20 ultimo ingresso 19. Chiusura spostata al 3 maggio

Museo del Palazzo della Dogana dei Grani, Atripalda 9.30-18.30 ultimo ingresso 18

Museo di San Francesco a Folloni, Montella 9 – 14 ultimo ingresso 13

Museo archeologico nazionale di Eboli e della media valle del Sele, Eboli chiuso

Scavi di Pompei, Oplontis, Stabia e dell’Antiquarium di Boscoreale: Pompei: 9.00-19.30 (ultimo ingresso alle 18.00). Oplontis, Boscoreale e Stabia: 8.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18.00)

Reggia di Caserta Appartamenti Storici 8:30 – 19:30 – Chiusura biglietteria: 18:45. Ultimo ingresso: 19:00 – Uscita dal Museo: 19:25
La direzione della Reggia, per venire incontro alle esigenze dei numerosi turisti che sceglieranno di visitare il Monumento nei ponti festivi che quest’anno coincidono con diverse festività ha disposto l’apertura al pubblico del Complesso vanvitelliano anche nei seguenti martedì (giorni abitualmente di chiusura settimanale): 2 maggio, 15 agosto, 31 ottobre, 26 dicembre 2017 e 2 gennaio 2018

MOSTRE DA VISITARE

Museo Pignatelli – L’arte del femminile. Julia Margaret Cameron – Florence Henri – Francesca Woodman (ore 10-17) ultimo giorno

Museo Pignatelli, Serra – Bruno Agolini. Vicoli e veicoli dal 29 aprile

Palazzo Reale – 2 mostre – The Young Pope / la mostra Storia in immagini di un set. Foto di Gianni Fiorito. Totò genio – Totò, che spettacolo! (Sala Dorica- ore 10-19, tutti i giorni)

Certosa e Museo di San Martino nuova apertura – Picasso in visita alla Certosa. Un nuovo allestimento per la sezione teatrale

Museo Duca di Martina – Riccardo Dalisi a Pompei dal 28 aprile

Museo archeologico di Sarno – 2 mostre – Solo natura umana. Rituali funerari nella Valle del Sarno I Paputi. Foto di Raffaele Tedesco fino al 5 maggio

Museo Archeologico di Pontecagnano – Hoc opus fecit… Pietro Lista fino al 2 maggio

Napoli – Il celebre plastico di Pompei custodito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli diventerà ‘interattivo’ e sarà possibile visitare virtualmente la città antica così come riemerse dagli scavi, anche quella perduta per sempre perché distrutta dal tempo, con pitture e ambienti che purtroppo oggi non esistono più. Un sistema che, sicuramente, avvicinerà anche i più giovani che, attratti da una tecnologia innovativa, riscopriranno le bellezze della storia ed un nuovo modo di visitare un museo.

”Il 19 maggio inaugureremo il nuovo allestimento multimediale della sala del plastico”, annuncia il direttore del Mann Paolo Giulierini che il 20 febbraio presenterà i primi risultati del progetto di digitalizzazione applicato all’imponente ricostruzione in sughero voluta da Giuseppe Fiorelli nel 1861, i cui segreti sono stati svelati grazie ai rilievi in 3d effettuati dal team di specialisti del Laboratorio di Archeologia Immersiva e Multimedia (LAIM) dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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La storia è concorde nell’affermare che l’invenzione della carta sia avvenuta in Cina intorno al I secolo d.C.. Soltanto mille anni dopo l’Europa imparò dai cinesi l’arte di lavorare e creare quelle sottilissime sfoglie bianche, sostituendo definitivamente le vetuste pergamene tramandate dai romani. Questo ritardo è dovuto alla lontananza geografica e culturale della Cina: poche notizie arrivavano del grande impero sorto all’estremo oriente del mondo e quasi tutte alterate nei mercati arabi e dalle fantasie di mercanti ed esploratori.

Inoltre, poco dopo l’anno 1000, pochi erano i luoghi in Europa ad aver sviluppato un sistema commerciale talmente ben orchestrato da intrattenere rapporti con realtà così diverse. Prime in assoluto furono le Repubbliche Marinare italiane: Pisa, Genova, Venezia e la nostrana Amalfi. Proprio grazie alle navi della potenza campana la carta ed il segreto dietro la sua lavorazione arrivò fino a noi. Non stupisce, quindi, né che fino al ‘Novecento Amalfi fosse una delle più grandi produttrici di carta d’Italia, né che a ricordare questo ospiti ancora oggi un “Museo della Carta”.

Addirittura, il piccolo comune contende il primato sull’antichità di tale industria con la più nota città di Fabriano, oggi marchio indiscusso nel settore. Alcuni storici come Matteo Camera hanno risolto l’annosa questione dando la vittoria ad Amalfi, ma non ci sono ancora prove schiaccianti per poterlo affermare con certezza. Nel 1700, periodo di massima fioritura di tale attività, erano undici le cartiere che sorgevano all’interno della vicina Valle dei Mulini. Fu proprio questo posto che da un lato favorì, col suo naturale flusso d’acqua, la nascita dell’industria, dall’altro segnò la sua condanna.

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Col progresso tecnologico e la nascita di nuovi mezzi di trasporto della merce, la stretta valle divenne un posto angusto e poco raggiungibile. Inoltre, le stesse acque che davano ninfa vitale alle cartiere iniziarono ad essere piene di detriti al punto da rendere la carta prodotta molto più scadente. Nonostante questo, i cartai amalfitani resistettero per altri due secoli, implorando i regnanti ed i successivi governi di far qualcosa per tutelare l’artigianato locale, ma ogni appello venne, di fatto, ignorato.

Nel novembre del 1954, un’alluvione distrusse completamente la maggior parte delle cartiere della valle, lasciandone attive soltanto tre e mettendo la parola fine sul primato amalfitano. Una di queste superstiti apparteneva al comm. Nicola Milano che chiuse nel 1969. La struttura venne però donata ad una fondazione creata dallo stesso Milano con lo scopo di trasformare l’ex cartiera nell’attuale “Museo della Carta”.

Oggi, il museo offre un percorso attraverso tutte le fasi della lavorazione della carta: dalla creazione dei canali per l’acqua alla ricostruzione del procedimento così come era sette secoli fa. Un viaggio alla scoperta di un primato vantato dalla nostra terra e che, come tanti altri, è andato perduto. Per maggiori informazioni sulle esposizioni e sugli orari di apertura è possibile consultare il sito ufficiale del “Museo della Carta”.