Dicette ‘o pappice vicino ‘a noce, damme ‘o tiempo ca te spertose”


Un elemento assai frequente nella tradizione partenopea è quello naturale, con particolare riferimento agli animali. Che si tratti ora di una reminiscenza delle fabulae di Fedro o un retaggio della letteratura classica greca, questo non è ben chiaro. Ciò che invece è evidente è l’aspetto caratteriale tipico degli animali fiabeschi e dell’opinione comune riguardo ad essi. L’asino testardo, la vipera perfida, il coniglio timoroso e quant’altro sono presenti in gran parte nel linguaggio popolaresco.

Incuriosisce però l’uso atipico di elementi inusuali, come un verme e una noce in questo particolare proverbio:

“Dicette ‘o pappice vicino ‘a noce, damme ‘o tiempo ca te spertose”

Traduzione

“Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo”

Si noti lo spirito d’osservazione del popolo agricolo napoletano. Il verme della noce, che a Napoli assume un termine tutto suo, pappece per l’appunto, impiega diverso tempo prima di perforare il guscio della noce, per poi nutrirsene, data la sua durezza. Questa scena, tipica delle campagne campane, diventa allegoria della pazienza, dell’attendere con calma, prima di vedere i frutti del proprio operato.

Spesso però tale proverbio, assume anche una connotazione più vendicativa, fieramente perfida. Si tratta letteralmente di un invito ad attendersi qualcosa, una premeditata vendetta o uno sgarro a lunga durata.

Si conclude qui questo appuntamento con il consueto invito a leggere il successivo articolo, il quale seguirà questo filone d’indagine sociale.

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