Giacinto de’ Sivo e la difesa dei Napoletani: “Incivili? Ci giudicano dalla scorza”

Giacinto de’ Sivo

«Molti saccenti credono esser civiltà e progresso quello che vedono in Francia e in Inghilterra e quanto dissomiglia dicon barbarie […] e noi Napoletani (al tempo di de’ Sivo il termine indicava tutti i cittadini del regno, non solo quelli della città di Napoli ndr) […] abbiamo singolarissime usanze, sembianze greche e latine originali e modi di vita tenaci, che paion talvolta incivili allo straniero che in fretta giudica dalla scorza».

Questa era la considerazione che spesso molti avevano della società napoletana ed in questo scritto si apporterà la visione e la difesa che Giacinto de’ Sivo, scrittore e storico campano vissuto tra il 1814 e il 1867, ha fatto contro le diffamazioni delle quali il Regno delle Due Sicilie è stato vittima negli ultimi anni della sua esistenza e dopo l’Unità d’Italia. Una difesa che, a ben guardare, dopo oltre 150 anni risulta ancora attuale.

Tali pareri negativi, decisamente troppo frettolosi, erano molto spesso dettati da pregiudizi aprioristici ed infondati. Notevoli erano, infatti, i segni di sviluppo ed avanzatissima risultava la civiltà nel Regno di Napoli già dalla seconda metà del Settecento. Una compiuta ed organizzata legislazione poneva le Due Sicilie sullo stesso piano dei paesi europei più progrediti.

Regno delle Due Sicilie
I territori del Regno delle Due Sicilie

Teatri, biblioteche e scuole altro non erano che gli istituti nei quali i gruppi di una borghesia emergente si identificavano, ponendo l’accento sul loro prestigio sociale. Monumenti ed opere architettoniche grandiose fungevano da emblemi della potenza e del prestigio di chi deteneva il potere politico. Tutto questo ed altro ancora era Napoli, città perfettamente inscrivibile nella cerchia delle più importanti capitali dell’epoca.

Certamente i problemi non mancavano e molte erano le contraddizioni riscontrate dallo stesso de’ Sivo. L’esercito napoletano era meno attrezzato di quello francese, la marina poteva contare su un numero minore di vascelli rispetto a quella inglese, vi era una forma di governo monarchica che forniva minori garanzie rispetto, ad esempio, a quelle della carta costituzionale degli Stati Uniti d’America.

Per quanto queste cose avessero un peso, non possono essere gli unici aspetti da prendere in considerazione per tracciare un bilancio sulla qualità della vita e sulla cifra dello sviluppo culturale di una società specifica come quella napoletana. È questo l’errore che in molti hanno fatto, giudicando negativamente il Regno delle Due Sicilie solo dalla “scorza” e senza squarciare il velo delle apparenze. Napoli non era seconda nessuno per quanto concerneva i commerci, le arti, le lettere, la cultura, le scienze e le libertà civili.

Re Carlo di Borbone. Grazie a lui Napoli divenne una grande capitale europea

Chi osservava la legge e i precetti monarchici poteva vivere una vita piena ed anche gli stranieri che vi si stabilivano, per un certo periodo di tempo, trovavano un riscontro in questo scenario dal quale traevano un certo benessere ed arricchimento. Basse erano, inoltre, le statistiche dei delitti, rarissimi gli omicidi e la carità religiosa e statale provvedeva a rendere più dignitose le condizioni di chi viveva al di sotto della soglia di povertà.

Al netto dei problemi e dei limiti che erano sicuramente presenti nello Stato borbonico, eccessiva è stata la demonizzazione alla quale sono state sottoposte le Due Sicilie. Le popolazioni del Mezzogiorno d’Italia hanno subìto, poi, il trattamento peggiore. Uomini, che nella difesa della propria Patria ed identità, sono stati definiti briganti da chi aveva portato nella loro quotidianità morte e violenza, divenendo i fautori di un’invasione di uno Stato legittimo. Lo stesso de’ Sivo scriveva: « Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni, e galantuomini voi venuti qui a depredar l’altrui? Il padrone di casa è brigante, e non voi piuttosto venuti a saccheggiare la casa?». Nonostante tutto questi aggressori non hanno avuto, però, problemi nell’autocelebrarsi come padri dello Stato e della Nazione italiana.

Fonti:
– Giacinto de’ Sivo, I napolitani al cospetto delle nazioni civili.
– Giacinto de’ Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861.

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