Quarant’anni di dolore: le conseguenze del terremoto nell’Irpinia

Nel quarantesimo anniversario del devastante terremoto in Irpinia, il dolore di chi ha vissuto quel momento resta ancora vivido nel cuore e nella memoria. La Campania centrale e la Basilicata vennero scosse da un terremoto di magnitudo 6,9 sulla scala Mercalli e vennero spezzate quasi 3.000 vite. Chi tutt’oggi ne parla ancora lo fa con la speranza che, se mai si ripresentasse un evento simile, le conseguenze verrebbero gestite al meglio.

Nella rubrica “Più di così” curata da Radio CRC, sono intervenuti personalità politiche e testimoni che portano sulle spalle la devastazione del sisma. Rosetta D’amelio, ex sindaco di Lioni (AV) ed ex presidente del consiglio regionale, ricorda la situazione del suo paese quand’era primo cittadino:

Credo che i sindaci abbiano fatto tutto il possibile per ricostruire i centri storici. A Lioni ho smantellato tutti i prefabbricati perché ero preoccupata che saremmo rimasti lì a vita”. Le parole della D’amelio dimostrano quanto fosse importante in quel momento non lasciarsi travolgere dalla disperazione , e andare avanti per il bene comune.

Rosetta D’Amelio continua sostenendo che l’espropriazione delle loro aree industriali da parte delle aziende del Nord non ha di certo favorito la ripresa dei comuni colpiti dal terremoto. Risulta molto toccante una sua riflessione sul tipo di emergenza che invece viviamo adesso:

Mi vengono in mente le immagini di 40 anni quando piangevamo i morti ma ci abbracciavamo, oggi non ci è permesso farlo”. Rosetta D’Amelio non manca di elogiare il governatore della Campania, Vincenzo De Luca per il lavoro fatto sulla sanità, che fino ad ora aveva subito già troppi tagli.

Marco Marandino, attuale sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi (AV), comune più vicino all’epicentro del sisma, parla della soffertissima perdita dei numerosi ragazzi che oggi avrebbero definito la nuova classe dirigente del paese. Marandino sottolinea l’attuale calo demografico della sua città e denuncia la forte emigrazione delle giovani menti dovuta alle poche opportunità che presenta il territorio.

Il suo appello va alle istituzioni, nella speranza che lo affianchino nello sviluppo di Sant’Angelo per offrire un futuro migliore alle prossime generazioni. Alla fine, Radio RCR dà la parola al sig. Eduardo Pagani, uno dei testimoni della tragedia, che descrive lo scenario che ebbe davanti agli occhi:

Ero in un paese poco distante e tornando a Sant’Angelo c’era l’apocalisse: impiegammo 2 ore perché i ponti erano scesi di 1 metro. Mia madre rimase 4 giorni sotto le macerie, i primi 2-3 giorni c’erano i cani che non trovavano niente. I miei zii morirono, non c’era spazio nel cimitero, molti morti andarono nelle fosse comuni e ricordo che incisi il loro nome con un pugnale.

Il resoconto di Pagani nel quarantesimo anniversario del terremoto in Irpinia ci riporta alla realtà di oggi, ci fa ricordare tutte le famiglie che dall’inizio della pandemia hanno perso i propri cari e non hanno avuto la possibilità di piangerli con le giuste celebrazioni.

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