“Bestie di scena”, lo sconcertante spettacolo di Emma Dante al Teatro Bellini

NAPOLI – Uno degli spettacoli più attesi della stagione. Dopo il successo de “La scortecata”, martedì 5 febbraio ore 21.00 al Teatro Bellini, va in scena il secondo appuntamento con il teatro di Emma Dante con “Bestie di scena”, in replica fino al 10 febbraio.

La pièce, coprodotta da Piccolo Teatro di Milano, Atto Unico, Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival d’Avignon, ha suscitato, sin dal suo esordio, stupore e scandalo nella critica internazionale grazie al suo intenso impatto fisico ed emotivo.

Sulla scena quindici attori, senza voce e senza vestiti, che tentano disperatamente di rintracciare e impersonare il proprio personaggio, come delle vere e proprie “bestie di scena”. Il risultato è un’opera complessa, che affonda la propria ragion d’essere in un profondo studio del lavoro dell’attore, dando vita ad uno degli spettacoli più intimi ed importanti della teatrografia della regista siciliana.

«“Bestie di scena” – spiega la Dante – ha assunto il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato al tema che avrei voluto trattare. Volevo raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna e alla fine mi sono ritrovata di fronte a una piccola comunità di esseri primitivi, spaesati, fragili, un gruppo di imbecilli che come gesto estremo consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a tutto. Da questa rinuncia è cominciato tutto, si è creata una strana atmosfera che non ci ha più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo. Per un tempo lungo delle prove ci siamo concentrati sullo sguardo, siamo stati ore a guardarci io e gli attori, loro guardavano me e io li guardavo, senza parlare, senza giudicare. All’inizio erano vestiti, poi in mutande e alla fine nudi. Si sono spogliati piano piano, ognuno col tempo che serviva. Poi, ottenuto ciò che volevo, io spettatrice, colei che se ne sta seduta sulla sedia e guarda, ho cominciato a sentire la pena del mio sguardo, provando uno strano senso di colpa di fronte alla scena nuda e ai corpi nudi. Allora ho chiesto loro di coprirsi occhi, seni e genitali per liberarmi da questo peso. E ho capito che il peccato stava nel mio sguardo, nel mio fissare quei corpi quelle facce, che faceva del male soprattutto a me.»

Lo spettacolo ha una durata di 70 minuti.
Per i prezzi consultare il sito del Teatro Bellini.

Potrebbe anche interessarti