“Ammèn”, è napoletano il primo film post-covid: nella top 10 al botteghino nazionale

ammèn ciro villanoCiro Villano, napoletano, regista, attore e autore per il cinema e la tv (famosa la sua sit-com “Fuori corso”). In questi giorni è uscito nelle sale italiane il suo nuovo lavoro, “Ammèn”, con la partecipazione tra gli altri, di Maurizio Mattioli, Davide Marotta, Simone Schettino ed Elisabetta Gregoraci. Ne parliamo con Ciro in qualità di interprete, sceneggiatore e regista:

“Qual è, in sintesi, la trama del film e dove è stato girato?
La trama è semplice, si tratta di un prete appartenente ad un paesino di montagna in cui tutti si conoscono e si vogliono bene, ma a seguito di un incidente domestico, questo si risveglia e comincia a svelare tutti i segreti che per oltre 30 anni gli sono stati affidati in confessione. Comincia quindi a sbugiardare tutti e da Paradiso terrestre, questo paesino, diventa un inferno. Il film è stato girato a Montecalvo Irpino, sopra Ariano Irpino.

Uscire in questi giorni è stato un atto di coraggio da parte sua e della Green Film: come mai questa scelta e come stanno andando i risultati?
È un grandissimo atto di coraggio della Green Film di Pasquale Fernicola, Manuela Montella, di Salvatore Scarico che sono i miei produttori esecutivi a cui devo dire grazie, perché dovevamo uscire il 2 aprile e poi c’è stato il blocco. È una sfida che non bada agli incassi totali guardando il periodo, ma a rilanciare sul territorio quel concetto di normalità difficile da recuperare, anche per il nostro settore che è stato completamente abbandonato. Mediaticamente, questa sfida è stata ben ripagata perché a livello di Box Office siamo ottavi dal punto di vista nazionale, anche perché prima di noi ci sono film che stavano già incassando e sono stati rimessi in sala e quegli incassi prima del Covid vengono valutati in classifica. Il nostro e “Il delitto Mattarella”, sono gli unici film inediti post riapertura, e siamo molto contenti, nonostante in Campania ci sia lo zoccolo duro dei nostri potenziali spettatori, siamo usciti solo in due sale ad Avellino e a Benevento che sono i pionieri delle aperture, ed altre sale riapriranno più lentamente.

Conosciamo le dinamiche dei rapporti Nord/Sud e dei media nazionali verso tutto quello che viene da Napoli e dal Sud: che opinione si è fatto in merito?
È un’opinione che cerco sempre di sostenere non del tutto ma a metà, sperando che le cose cambino. Ma ogni volta che facciamo un progetto importante, un progetto nazionale, dobbiamo essere sdoganati e non ci riusciamo. Qualsiasi progetto che viene dal Sud deve essere sempre benedetto dal nord, siamo un po’ in fase di stanca. Ripeto, siamo ottavi come Box Office al botteghino nazionale; siamo i primi film post-covid in sala, e il nostro è il primo dopo la riapertura a parlare di un Sud staccato dagli stereotipi, e forse sarà per questo che nessuna televisione nazionale, eccetto il Tg2 delle 8:30 del mattino, ne ha parlato. Siamo molto molto stanchi.

In questi giorni l’abbiamo vista spesso con le mascherine del Regno delle Due Sicilie: un caso o una scelta?
Una scelta che ho fatto per caso. Pur non essendo uno scissionista, né un rivoluzionario, un po’ di tempo fa, in qualità di autore, mi commissionarono delle opere sul brigantaggio nelle nostre terre, e mi chiesero di scriverne solo l’aspetto cruento di questo fenomeno, ma ho scoperto, lavorando sugli atti dei processi e sulle storie “non ufficiali”, confrontandole poi con quelle ufficiali, che il nostro Sud, ha sofferto e continua a soffrire da quel periodo in poi. Non sono uno che vuole separarsi o si sente superiore al nord (forse il contrario), ma è uno che dice al proprio figlio diciassettenne ed alla propria figlia quattordicenne “siate orgogliosi di quello che siamo”, perché già da scuola questo orgoglio meridionale viene calpestato. Ed in quei libri di scuola ci viene raccontato che siamo stati salvati da quelli del Nord, siamo affascinati dall’accento del Nord, il nord è il nostro salvatore e poi leggendo altri libri capisci che…la storia la scrivono i vincitori. Ma poi ci sono quelle storie scritte dai fatti di ieri e di oggi che dovrebbero essere riletti, per dare ai nostri ragazzi l’orgoglio di quello che sono, ossia dei meridionali e terroni, con l’accezione più positiva di quel termine, ossia legati alla propria terra.  Ma la cosa importante è che tra 50 anni, almeno spero, andrà detta la verità anche sul periodo Covid, in cui il Sud è stato più bravo a superare certe situazioni al contrario di tante zone del nord che hanno rispettato le regole in maniera più vaga. Non vorrei che i miei figli e i miei nipoti leggano altre verità, ad esempio sulla cura Ascierto, che è stata inventata a Bergamo piuttosto che a Napoli. Evitiamo di continuare a manipolare la storia.

Che appello può fare per portare i nostri lettori a vedere “Ammèn”?
Andare a vedere “Ammèn” è un diritto ed un dovere secondo me; un diritto di tutti noi di tornare alla normalità e tornare a sorridere, perché sembra che soltanto il nostro settore sia quello che deve rimanere in panchina. Ci sono manifestazioni di tutti i tipi, cortei di tutti i tipi, legali e illegali che vengono permessi, e non c’è la possibilità invece di andare al cinema o in teatro serenamente. Invece noi sosteniamo che è un nostro diritto quello di tornare al cinema e al teatro, e soprattutto quello di raccontare un Sud positivamente, e questo film lo fa. Abbiamo il dovere di aiutare il cinema del Sud, il cinema italiano in generale, ed aiutare quei produttori meridionali serissimi che hanno scommesso in questo settore, ed hanno dato fondo alle loro casse private per aiutare questo settore…
Venite al Cinema a vedere “Ammèn”! 

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