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L’arma in più del Napoli di Luciano Spalletti

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Luciano Spalletti è arrivato al Napoli in uno dei peggiori momenti della storia recente azzurra. Ultima stagione strana e altalenante, silenzio stampa durato ben quattro mesi, qualificazione in Champions League sfumata all’ultima giornata e rapporto società-squadra-tifosi ridotto ai minimi termini. Eppure il tecnico toscano, allenatore di esperienza e di carattere, arrivato tra lo scetticismo di molti, sa come funziona il mondo del calcio. Allenare in piazze calde ed esigenti come quelle di Roma e Inter lo ha portato a comprendere che esiste una linea sottile tra vincere e perdere, tra raggiungere l’obiettivo e vederlo sfuggire anche se di poco, tra l’essere amato e l’essere odiato (sportivamente parlando).

E proprio su quest’ultimo punto il nuovo mister azzurro sembra insistere in modo particolare. Napoli anche è piazza calda ed esigente, e se l’ambiente rema contro, si parte sconfitti già in partenza. Con la possibile riapertura degli stadi, rientrare al Maradona per la prima di campionato con fischi e striscioni contro squadra e presidente, è secondo il mister sbagliato perché si rimane ancorati al passato. Così Spalletti, nella sua prima uscita e anche nell’ultima conferenza stampa a Dimaro, spende parole importanti per ricucire il rapporto tra squadra e tifosi. Ma non è ruffianeria, è come detto prima, sapere come funziona il mondo del calcio.

Spalletti chiede sintonia tra Napoli e il Napoli

Così Spalletti ha risposto alla domanda dei giornalisti nel ritiro di Dimaro che gli hanno chiesto un suo parere sulla partita pareggiata col Verona: “Precisiamo una cosa, dobbiamo farla finita con questa partita col Verona. Abbiamo già dato come rabbia e delusione, andare a portarsela dietro significa darle ulteriore forza. Le partite passano per non ripassare più, dobbiamo averlo chiaro, se una la perdiamo non si deve stare lì. Andiamo a quella successiva, non si può cambiare più il risultato. I calciatori devono averlo chiaro.”

L’invito alla tifoseria è quindi quello di lasciarsi il passato alle spalle e di guardare al futuro. Continuare a rimuginare sulla partita col Verona rischia di macchiare l’avvio del prossimo campionato e il mister lo sa bene. Sa bene che il Diego Armando Maradona sarà l’arma in più nei prossimi mesi, tanto mancata nell’era Gattuso che praticamente mai ha potuto contare sulla spinta dello stadio. Quella spinta che spesso ha permesso di raggiungere risultati insperati nei finali di partita, di mettere sotto squadre come il Real Madrid, il Manchester City e il Chelsea, di rubare quei punticini in più che alla fine fanno tutta la differenza del mondo (e quanto sarebbero serviti un paio di mesi fa).

Anche ieri ha ricordato come il pensiero dei tifosi e l’aria che si respira nell’ambiente possano influenzare la squadra: “Il piacere di essere qui è nostro, è al contrario. Quello che è il nostro lavoro passa anche attraverso l’umore della gente. Sapere come la pensate a volte da dentro diventa difficile perché ci sono delle cose che ci sfuggono. Per cui siamo felici noi di stare stasera insieme a voi.”

Alla conferenza stampa di presentazione dello scorso 8 luglio, il mister aveva già avuto modo di parlare del coro Sarò con te, che ha fatto anche scrivere sulle nuove casacche di allenamento: “Un grido di appartenenza che non dovrebbe mai mancare in questi ambienti di sport. Ma è una mano che ti tende la città e che noi dovremo stringere forte per provare ad arrivare lontano. E per dimostrare di meritare di saper vestire questa maglia. Questa è una squadra della città. Dobbiamo restituire questo amore con la disponibilità in campo.”

E proprio ieri, all’incontro con i tifosi con Zielinski e Politano, ha intonato insieme ai tifosi di Dimaro il grido che nel 2018 ha fatto sognare i tifosi azzurri, con l’ovazione del pubblico presente. Quel grido che era il simbolo di un amore viscerale tra squadra e tifosi, uniti verso un sogno che per motivi che sono sotto gli occhi di tutti non si è avverato, ma che ha comunque lasciato nei cuori azzurri ricordi indelebili. Spalletti a Napoli cerca quel rapporto lì, quello stadio lì, quella sintonia lì. In fin dei conti, stadio e squadra hanno bisogno l’uno dell’altra.

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