Kvaratskhelia, Kvaradona: da Tblisi al cuore di Napoli, storia di un fenomeno


“Ho visto Kvaradona”. Perdonate la blasfemia, nessun paragone col miglior giocatore di sempre. Ciò che si vuole sottolineare di Khvicha Kvaratskhelia è la precocità nell’ingresso quasi prepotente nel cuore dei tifosi azzurri, ma soprattutto l’aura magica che pervade giocatori di questo genere.

Durante le partite casalinghe in particolare, una persona che non ha gli occhi fissi sul campo può distinguere con assoluta certezza l’entrata in possesso di palla del georgiano. Lo stadio si anima, la folla ha un sussulto di speranza e trepidazione, sapendo che qualcosa sta per accadere. Succede proprio questo con Kvaratskhelia: determinerà qualcosa. Tre mesi sono pochi per un giudizio ragionevole sul giocatore, ma chi segue lo sport vive per gente come lui. L’attesa della giocata, la meraviglia nel vedere confondersi il difficile e il semplice, sono gli elementi che agli occhi dello spettatore trasformano normali giocatori in fenomeni. Il georgiano ha le carte in regola per diventarlo.

Khvicha Kvaratskhelia: vita e opere

Spesso è questione di Dna. Il padre di Khvicha, Badri Kvaratskhelia, era un ex calciatore professionista. Attaccante della Dinamo Tbilisi prima di passare sette anni nel campionato azero, vincendo due volte il titolo di capocannoniere e scegliendo la nazionale dell’Azerbaigian con cui ha debuttato nel 2000 a 35 anni. Per questo, come racconta il padre in una recente intervista, è stata la madre Maka a prendersi cura del piccolo Khvicha, mentre lui era lontano.

Una madre sola che cresceva un figlio in un momento incerto e tormentato, reso tale dalla guerra in corso nel 2008 tra Russia e Georgia, con le forza armate russe che conquistarono la città di Gori, proprio a pochi km dalla Tbilisi in cui il piccolo Khvicha tirava i primi calci al pallone.

Khvicha Kvaratskhelia

Khvicha Kvaratskhelia

Il nuovo esterno del Napoli, forse per questo ancora più legato alla sua terra, non ha mai avuto dubbi sul Paese da rappresentare. Ormai è leader indiscusso della Georgia. E non poteva essere altrimenti per un giocatore che, da semi-sconosciuto, si è addirittura preso nell’ordine il Napoli, la Serie A e la Champions League.

Le sue stagioni in Russia (due volte miglior giovane del campionato russo) avevano attirato l’attenzione di grandi club europei. Ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo le trattative. Il Rubin Kazan, in seguito alle tensioni create dalla guerra, a marzo gli permette di tornare in Georgia per legarsi alla Dinamo Batumi (8 gol in 11 presenze), per tenersi in forma in attesa della chiamata di un club più importante. La chiamata arriva, quella di Cristiano Giuntoli, che con soli 10 milioni porta a Napoli un futuro fenomeno (se già non lo è).

Ora viene fuori la sconfinata conoscenza di dirigenti e allenatori da ogni parte del mondo che avevano gli occhi puntati sul ragazzo. Ma il ragazzo va preso, non guardato. E questo è merito della dirigenza azzurra.

Perché Kvaratskhelia nel Napoli può diventare un fenomeno

L’essenza del talento georgiano sta nel rendere semplice qualcosa che non lo è. E semplice non vuol dire facile. Khvicha sbroglia la matassa del complesso e gioca come se stesse ancora al campetto sotto casa. Questo lo rende un giocatore speciale. Soprattutto considerando che in campo si trasforma in ciò che non è nella vita privata. Ragazzo timido che non ama stare al centro dell’attenzione fuori; giocatore che attira su di sé difensori e sguardi attoniti di un pubblico che non smette di meravigliarsi per ciò che riesce a fare in campo. Centro delle strategie difensive di molti, ma ancora rebus irrisolvibile.

Un carattere tranquillo: mai una protesta, un cartellino giallo. Si fa scambiare per un dribblomane ossessivo, creando false speranze nei difensori, ormai sicuri di cosa farà il georgiano. In realtà, Kvaratskhelia maneggia i ferri del mestiere come pochi altri. La destrezza di chi ne sa sempre una in più. Perché lo si può studiare quanto si vuole, la giocata la decide lui. Se riesce (spesso), prende il sopravvento la frustrazione di chi ce l’ha messa tutta per contrastare un uragano, ma invano.

Come il più classico dei supereroi che di giorno vivono la loro normale vita senza eccessi, ma di notte mettono la maschera e mostrano capacità fuori dal comune. Così Kvaratskhelia è entrato nel cuore dei tifosi di mezza Europa. Perché tutti vorremmo creare ragnatele dai polsi alla Spiderman, ma solo Spiderman può farlo. E ogni volta un sorrisetto ci solca il viso nel vedere Kvaratskhelia dribblare e fare tunnel come se bastasse piegare due dita all’indietro per riuscirci. Quello è il sorriso di chi non ha il talento per replicare certi gesti, ma apprezza la bellezza quando la vede. Come un Renoir o una sinfonia di Beethoven, l’eccellenza nell’arte va guardata e contemplata.

Secondo Treccani, per definizione l’arte è: “in senso lato, capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati”. Lo sport è arte, e produce artisti. Non a caso Khvicha è ormai detto “Kvaravaggio”.


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